Diario S1 G7. Il Sabato del carrello

Diario S1 G7. Il Sabato del carrello

Canzone folk! Eh eh!
Canzone densa di cultura
che se non altro ti fa scoprire il piacere di riflettere sulle cose semplici
sulla natura… Eh eh!
C’era una vacca che faceva la cacca…
(Pippo Franco – La Vacca)

E se Dio fosse nato nel 2014?

“…E il settimo giorno non si fermò a riposare. Persino Dio di questi tempi avrebbe avuto difficoltà a trovare lavoro, guai metterlo a rischio per una pausa…”

Passata la fase biblica, è arrivato il sabato. Per me potrebbe essere soltanto il settimo giorno di pubblicazione, per voi un giorno da passare al mare, e invece no.

Sabato del carrelloCome a tutti accade di sabato, pure a me tocca la missione “cammarinu vacanti”.

Ecco allora che, arruolato, vengo spedito all’acquisto di ogni sorta di genere alimentare e non.

Fare la spesa è una normalità che a Palermo, come tante altre cose, può essere paragonata ad un pomeriggio di tensione e bombe nella Bagdad degli anni ’80.

La gente vaga, confusa, come sotto l’effetto di duecento allucinogeni, alla ricerca spasmodica di alimenti che finiranno appunto “‘nne cammarina”.

Apro una parentesi. E’ bene chiarire che a Palermo la dispensa e lo spogliatoio vengano chiamati ambedue “cammarinu/o/a”, a seconda se singolare o plurale (camerini in un negozio). Quindi, per distinguerli, è necessario comprendere il contesto di cui si parla.

Quello di cui parlo dunque, è l’ultima stanza della casa; uno spazio angusto, poco luminoso, caldo, a volte umido, adibito appunto a dispensa, scarpiera, accumulo casuale di “neglie”, scope, bastoni, mattoni per eventuali riparazioni, etc. Le “neglie” sono le cianfrusaglie. Chiusa la parentesi.

Torniamo ai fatti.

E’ sabato e come al solito mi trovo in uno dei supermercati della zona. Sto facendo la spesa, anonimo e discreto, seguendo le stesse regole di un agente segreto in missione, mimetizzandomi. Cercando una volta di fuggire dagli sguardi delle vecchine in cerca di una mano, un’altra dagli annoiati in cerca di qualcuno con cui parlare del clima o di altri uomini in cerca di solidarietà.

Avendo poi la sfortuna di essere alto, ogni volta scoperto, passo la metà del tempo ad occuparmi di quelli che non arrivano al secondo scaffale. E non sarebbe un problema se tra questi non ci fosse pure quello/a che non ha ancora chiaro cosa comprare e devo fargli da apprendista e consigliere per dieci minuti, leggendogli pure tutta la fila dei prodotti, le relative etichette e se capita, fornendogli dettagliatamente una ricetta.

Quelli che odio di più però sono gli indecisi che debbono pure commentare.

Una volta una signora, di quelle che già lo sai che stai per finire nei guai, mi chiese la solita cortesia. Ogni prodotto che le prendevo, sempre dallo scaffale più alto della fila, doveva prima farmi leggere l’intera etichetta e poi commentarla con sdegno: “Nooooo. U saccarosio mi fa male”. “Noooo c’è u sale ru Perù”. “Noooo. C’è l’olio di palma!”

“Signora: ma a mia chi minni futti!!!” 

Comunque, se dovessi un giorno reincarnarmi vorrei nascere basso. Ah, pure in un mondo senza sabati.

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