Diario S1 G7.5. Il rush finale

Diario S1 G7.5. Il rush finale

Siamo noi, siamo noi bandiera gialla
vieni qui, che qui si balla
e il tuo cuore batterà (Gianni Pettenati – Bandiera Gialla)

Il rush alla cassaVi è mai capitata una gara tra le corsie del supermercato? Sono sicuro di si.

Ecco, a me capita costantemente. Un tranquillo pomeriggio di rifornimenti, si trasforma ogni giorno di più in una competizione tra esseri umani, da cui, chiaramente, non riesco a sottrarmi.

Ma una sfida che proprio non riesco a tollerare è quella con i maleducati. E se c’è una cosa in cui i palermitani, di tutte le classi, eccedono, è proprio la maleducazione.

Senza distinzione d’ età, estrazione sociale o professione, i palermitani sulla carta di identità tra i segni particolari c’hanno proprio la scritta: “vastasi”.

Ora attenzione, non voglio fare di tutta l’erba un fascio, però sempre più spesso mi trovo in situazioni come quella che sto per raccontare.

Supermercato, laddove i peccati si mischiano con l’ego, protagonisti di storie di prevaricazione, flatulenza e sudore, appaiono ai miei occhi, i palermitani a far la spesa. Zan Zan.

E’ sabato, il solito, sto girando col carrello ancora vuoto e mi accosto ad un qualsiasi reparto a colonna. Uno dei tanti corridoi stracolmi di roba su entrambi i lati.

Non ha importanza quale, sto guardando le offerte quando, vi sarà capitato sicuramente, tre secondi dopo un/a emerito/a imbecille ti si piazza esattamente davanti, proprio come se ti avesse scavalcato ad una fila, impedendoti la visuale in favore della sua.

Ovviamente se ne frega della tua presenza, sei assolutamente invisibile alle sua spalle, figuriamoci agli occhi. E poi se tra te e lo scaffale hai lasciato 50 cmq, i tuoi acquisti non hanno priorità, i suoi sì.

Ci prova un evidente gusto nello starti davanti, tanto da prendersi tempo, il tuo tempo, a rovistare, palpare e leggere qualsiasi prodotto. Non sia mai più che altro, deluderti togliendo dall’esposizione l’ultima confezione di quella marca che a te piace e che stavi proprio per inserire nel carrello prima che ti superasse.

L’attesa, dice un famoso spot, è essa stessa il piacere. Ecco infatti che finito di attendere stai per riavvicinarti, stavolta più serratamente, allo scaffale per il tuo di piacere. Ma nello stesso istante, un nuovo imbecille, è già pronto a farsi avanti.

Dovete sapere infatti che la storia può ripetersi svariate volte nello stesso spicchio d’area espositiva, come se quel punto esatto del supermercato fosse fornito di un magnete in grado di attrarre qualsiasi scemo di quel sabato pomeriggio.

Mannaggia a me. Devo prendere l’abitudine a far la spesa un altro giorno.

Ma ormai sono lì, che devo fare? Continuiamo.

Sono adesso al reparto ortofrutta. La sfida si fa più complessa. Il “nemico”,  è campione mondiale di palpeggiamento e “tuppuliata ‘o mulune”. Il tutto, manco a parlarne, senza il guanto e perché no, con qualche colpo di tosse al momento giusto.

Ti sta proprio affianco, incollato, rovista le ceste come se fosse un gatto alla ricerca di qualcosa dentro ad un cassonetto, ogni tanto palpa, ogni tanto “tuppolia”. Ti osserva, come se volesse accertarsi che tutto quello che ti piace, adesso, stia soltanto nel suo carrello.

Ci siamo. Finita la caccia all’ultimo chicco, scatta la simultanea necessità della bilancia segna prezzo. L’imbecille anche lì deve superarti.

Ti affronta alla curva delle melanzane, ti salta e arriva sul posto. Ma la fretta, cattiva amica di guerra, ti fa dimenticare i numeri dei prodotti che hai scelto d’acquistare. Confuso dunque, un po’ incazzato, mai quanto me che lo sto ad aspettare, lascia i prodotti sul piatto e comodamente torna a prendere altra roba per tornare poi stracarico di codici e sacchi.

Finalmente dopo 15 errori di codice, 26 sacchetti incollati come una maglia nei pomeriggi di agosto, un mango schiattato per terra è il mio turno.

Lui sembra aspettarmi. Che c’avrà da guardare?

Ho capito. Siamo al rush finale.

La batteria casse di un qualsiasi supermercato il sabato pomeriggio ha qualcosa che ricorda quelle atmosfere da casello per il ponte di ferragosto. Si profila una lunga attesa fatta di gente che non ricorda il pin del bancomat, che dimentica qualcosa, di casse che magicamente si guastano, di cassiere che rincorrono saluti, di signore che contano spiccioli con misurata attenzione come se fossero gocce di “novalgina”.

L’imbecille, manco a dirlo, dopo aver deviato il suo tragitto dal tuo, mentre stai per incanalarti al varco, taglia trasversalmente tutte le corsie e ti si piazza davanti. E’ l’ Alain Prost della corsia casse.

Lui ha un carrello colmo che pare il “101” alle sette del mattino. A fatica distingui la merce accatastata. Io, come al solito, ho già tutto in fila, ordinato per caldo, freddo, frigo, “cammarinu”.

Siamo entrambi stremati, per motivi diversi.

Ad un tratto però la svolta. Intravedo del movimento nel retro cassa affianco. Una voce nel vuoto annuncia l’apertura di una nuova cassa. Accolgo il messaggio come un segno del destino e mi fiondo. Stavolta l’imbecille è livido di rabbia, grondante di sudore, in fila dopo l’ennesima coppia di anziani. Io invece primo. Ho già scaricato parte della merce sul tappeto.

Ho vinto.

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