Diario. Giorno 5.5. Personaggi. Emmea: la signora col cano. La social friends

Diario. Giorno 5.5. Personaggi. Emmea: la signora col cano. La social friends

Well you only need the light when it’s burning low
Only miss the sun when it starts to snow
Only know you love her when you let her go (Passenger – Let Her Go)

signora col cano

Ogni buon nerd che si rispetti deve annoverare tra i suoi contatti una innumerevole quantità di social friends. I social friends generalmente restano tali per l’eternità, sono l’upgrade dei vecchi amici di penna. “Persone” il cui volto per decenni potrebbe essere un avatar e nel migliore dei casi una voce a metà tra Dart Fener e Luciana Littizzetto bambina arrapata. Di loro puoi sapere tutto o niente. Hanno una vita “sociale” che potrebbe non essere reale, anzi quasi un consiglio per l’uso. Alla fine però ci sono sempre, sono parte integrante delle tue giornate, anzi dei tuoi scroll.

Ci si conosce per caso, certe volte per un commento nei post di amici comuni oppure per un mi piace trasversale, altre inveceper semplice curiosità. In genere ci si scontra su polemiche di qualsiasi tipo oppure ci si ritrova taggati in foto di gattini in pose idiote.

C’è da dire che ritengo la capacità di relazionarsi per qualsiasi minchiata, la vera “grande rivoluzione” introdotta dai social network. Ormai non ci si può incontrare come si faceva una volta, abbiamo trovato un metodo alternativo. Sui social si possono incontrare persone che non amano parlare soltanto del clima o del calcio. Sono ascensori quotidiani di grattacieli newyorkesi, tutti stanno dentro e nessuno sa a quale fermata gli altri debbano scendere. Sono volti 80×80, molte volte a mezzobusto o come dicevo prima, illustrazioni fantasiose.

emmea la signora col cano - social friendsNel mare di link, cosce, “minne” al vento e bocche seducenti, capita però che ti ritrovi a parlare con persone che, quantomeno sul web, riescono ad essere interessanti e socialmente piacevoli. Tra queste ho incontrato Emmea.

Emmea è una donna, dovrebbe avere più o meno la mia età, dichiara d’essere sposata ed ama musica alla quale potrei mettere “mi piace” soltanto dopo aver bevuto il tredicesimo crodino. Io la chiamo “la signora col cano”. Ora dovreste sapere che il termine “signora col cano” è una delle cose che mi fa ridere di più quando devo raccontare le donne che abitano il quartiere libertà di Palermo.

Le “signore col cano” sono le classiche donne della famosa “palarmo bane”. Vi pregherei di non ritenere un errore i virgolettati. Trattasi di trascrizioni di pronuncia. Se lo fa wikipedia, lo posso fare pure io.

Generalmente sono donne con un range di età Lolita/Gina Lollobrigida, dai capelli dalle più improbabili colorazioni, vestono come teenager e chiaramente ogni tanto sfoggiano i loro microcani arraggiati. Non hanno autovetture, si muovono direttamente con autoarticolati. Su di loro però torneremo prossimamente, le ho introdotte nel discorso esclusivamente per farle un dispetto. Non le piace questo nomignolo quindi è giusto che lo diffonda.

La Emmea che conoscerete è la classica persona con la quale parlare di tutto. Puoi arrampicarti sulle nuvole come due comunisti in libera uscita o improvvisare improbabili discussioni in slang “cianè” usuale nella Palermo “alfabeta”.

Emmea è estremamente simpatica, affettuosa e diciamolo pure, su facebook, quando mette una fotografia, per contare i “mi piace” ci vogliono i numerini del supermercato. Ultimamente ha avuto un po’ di “attasso”, ma non si abbatte. Ovviamente, manco a dirlo, è disoccupata di lungo corso, anche se ama definirsi a “mugghieri ru Sinnacu”, visto che da una mano nel giornale di famiglia.

Piccole note di servizio

Per i non addetti ai lavori: Per “minne” si intendono i seni delle donne. I “Cianè” sono le persone di dubbio gusto. Vestono in modo “originale”, poco propense all’utilizzo dell’italiano, scendono con le tappine ed il pigiama a fare la spesa e per ricordarsi i nomi di tutti i figli usano un registro all’ingresso. La Palermo “alfabeta” è la città abitata dai “cianè”. Le “tappine” sono le ciabatte. “Attasso” invece è la sfortuna. “A mugghieri ru Sinnacu”, la moglie del Sindaco.

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