Diario S6 G6. La famiglia De Kiss, Rosa Maria

Diario S6 G6. La famiglia De Kiss, Rosa Maria

Un giorno di pioggia
Andrea e Giuliano
incontrano Licia per caso
poi Mirco finita la pioggia
incontra e si scontra
con Licia e così
il dolce sorriso di Licia
nel loro pensiero ora c’è (Cristina D’Avena – Kiss me Licia)

images-1La vita da disoccupato ti porta a frequentare il condominio ad orari che un normale cittadino non si concede. Il lavoro infatti, ti sottrae a incontri e frequentazioni occasionali facendoti perdere incontri come quelli che sono solito fare dalle mie parti.

È durante una mattina di queste che, tornando dal panificio dopo aver acquistato la mia solita treccina, vidi apparire dalle porte dell’ascensore Gene Simmons, frontman del gruppo rock The Kiss, che mi salutò persino.

Scoprii qualche giorno dopo, con profondo rammarico, che si trattava della moglie del signor De Kiss, famiglia del mio palazzo che chiamerò così per proteggermi da eventuali ritorsioni.

Rosa Maria De Kiss è una donna sulla sessantina, probabilmente sulla settantina, vicina all’ottantina, ma con figli della mia età, per cui, verosimilmente, direi che ci stiamo dentro con la prima delle tre opzioni.

Sposata dunque, è una di quelle signore che pur senza aver subito un lutto vestono abitualmente di nero, coi fusò attillati, che oggi si chiamano leggins, abbinati impeccabilmente a delle t-shirt, sempre nere, con gigantografie di teste di gatto pagliettate.

A completare questo look grunge il più classico dei pinzoni usato per trattenere una chioma arruffata che vorrebbe richiamare la mitica Tina Turner riducendola però a terribile gattara. Questa “mise” ha nel suo dna una duplice funzione: tenuta da casa e con aggiunta di mollettone, outfit pomeridiano per lo shopping.

La sig.ra De Kiss, oltre a questa sputata somiglianza con Gene Simmons dopo 13 sbornie, è nota nel palazzo per la delicatezza vocale che non saprei neppure descrivere bene. Provandoci un minimo, somiglia a un sibilo continuo monotonale, partorito da un sintetizzatore elettronico anni ’70 impostato sulle tonalità naso e culo.

Insomma una scorreggia nasale capace di superare la barriera del suono, le pareti di polistirolo del mio appartamento e nelle giornate di vento di perforare persino l’orecchio di Dionisio a Siracusa. I suoi “neeeeeeeeeeee”, che sarebbero dei lunghissimi no che introducono una sua qualsiasi affermazione, riesco a sentirli a due isolati di distanza anche perché i cani del quartiere cominciano ad abbaiare per il fastidio.

So che vi starete chiedendo il perché per dire no dica ne e non essendo in alcun modo sabauda, il motivo è abbastanza semplice: la signora De Kiss è della Kalsa, ausitana per gli addetti ai lavori, dunque ha uno slang tipico di quel quartiere.

Caratteristica della signora Rosa Maria De Kiss è la mancanza di giovialità che però è compensata dall’affetto profondo dei propri cari, in particolare del genero detto Genero Sobrio.

Riporto uno scambio di battute avuto al citofono tra i due, avvenuto qualche tempo addietro, quale testimonianza del loro profondo rispetto

Genero Sobrio suona il citofono e risponde la Sig.ra De Kiss:

SDK: Cuuuuuuuuaaaaaaèèèè? (chi è?)

Genero Sobrio: Cu Po’ ieassiri!?! Pacchiù!!! (Chi potrà mai essere!?! Cicciona!!!

SDK: AH! Tune sini! (Ah! Sei tu!)

Genero Sobrio con insistenza: ARAPE!!! (Apri! Perdinci!)

“Arape” urlato è la sintesi di apri con l’aggiunta sottintesa di almeno una imprecazione.

Una piccola parentesi per completare il racconto va destinata al genero detto appunto genero sobrio; sono diversi anni che vivo in questo palazzo e questa occasione è stata la prima in cui non era ubriaco. C’è da dire però, che per sobrio, intendo comunque indicare una condizione generale e non specificatamente etilica.

Appare evidente il perché!

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