Diario S6 G5. In memoria dell’ultimo “Maraschino”

Diario S6 G5. In memoria dell’ultimo “Maraschino”

It’s like sugar, so sweet
Good enough to eat
When I feel the funk, I give in
Get up on a-yo’ feet

Chaka Khan – Like Sugar

A dicembre del 2019 è morto Nicolò Luxardo, ultimo erede della dinastia di produttori del famoso liquore “Maraschino”, che per i nati del dopoguerra significa solo una cosa: la fine di un’era di irripetibile benessere.

Da quel giorno sono entrate a lutto gli ananas, consce di aver perso l’ultima occasione per entrare nei menù di tutto il mondo ma anche quei padri come il mio, che hanno vissuto lo splendore degli anni ’80, le comode rate, ma soprattutto i ristoranti naïf a filo costa, le chele di granchio e i risotti ai frutti di mare.

Mio padre, seppur non lo dimostri, è un uomo all’antica; nato alla fine degli anni ’40 del ‘900, ha superato le difficoltà della seconda grande guerra da vero viveur. Per gli amanti di Fantozzi, dovreste aver presente il geometra Calboni; un po’ puttaniere e un po’ cazzaro, ma con stile.

Quelli come mio padre vivono in perenne condizione godereccia, con la memoria a quei grassi sabato sera al ristorante di pesce e uno stile di vita da matrimonio con un certo spessore di olio; la loro è una generazione sudata ma con le maniche di camicia su cui terminano dei gemelli d’oro.

Sono uomini inclini al petrolio, al tabacco e al buon cibo e frequentano i ristoranti come noi frequentiamo le corsie del pronto soccorso.

Chiaramente sono di quelli che al ristorante, alla domanda – signori un dolce, un po’ di frutta? – rispondono sempre con la fatidica frase avete dell’ananas al maraschino?

Ora, per uno che ha vissuto lo splendore kitsch degli anni ottanta, tu potrai essere il miglior ristoratore del pianeta, avere il super chef stellato della tv, affacciarti abusivamente sul miglior mare della nazione, ma se non c’hai l’ananas al maraschino, non sei nessuno! Al massimo una taverna con l’adesivo di TripAdvisor all’ingresso.

Quindi, se alla domanda nella domanda rispondi no, hai perso un cliente, i suoi denari e la sua stima.

Ma quali avocado, mango, kiwi o altra stregoneria esotica, l’unica opzione universale è l’ananas, ma non la semplice ananas, deve esserci anche il maraschino!
Perché potrebbero essere passati anche duecento anni, si potrebbe essere scoperta e consumata tutta la frutta del mondo, ma se nel menù, che loro pronunciano con un forte accento francese – moe·nu – , non hai l’ananas al maraschino, non ti meriti una menzione manco sul giornalino della parrocchia.

Il maraschino e l’ananas sono una coppia indissolubile; l’ultimo status symbol di una generazione di uomini piacenti, amanti della bella vita, del piacere e dell’essere servito, che mai potrebbero rinunciare ad un fine pasto all’altezza del rango conquistato.

Sono uomini che vivono alla giornata, che sputano i semi dell’uva sui palmi delle mani per poi riversarli sul piatto. Sono chic e pagano contanti, non puoi privarli di un pezzo della loro vita, del loro benessere.

La morte di Luxardo li lascia ancora più soli e forse, prima o poi, lo saremo anche noi.

W la vita, w gli anni ’80.

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