Diario di un disoccupato. Giorno 39. C’ho i pugni nelle mani

Diario di un disoccupato. Giorno 39. C’ho i pugni nelle mani

Ma quanto era bello il gioco che testava la tenuta dei vostri pugni? Chi non era in grado di risultare “bomba sexy” rischiava la donna

Se cappuccetto rosso avesse fatto meno bosco
avrebbe evitato che la nonna avesse un morso
dal lupo che era infame e l’aspettava di nascosto
però secondo me cappuccetto era d’accordo.
La nonna era all’antica e stava sempre a protestare
se cappuccetto sabato andava a ballare
e fu così che prima di finire in manicomio
ha fatto con il lupo come un patto-matrimonio. (Alex Britti – Favole)

Pugni, William GaltOggi ero immerso nei miei ricordi anni 2000 e pensavo che non mi sono mai misurato al gioco del pugno. Il “pugno” è un classico passatempo da fiera, a Palermo ormai antico ricordo legato a quella del mediterraneo o alle mitiche giostre del foro italico. E chi non ha mai avuto la tentazione di dimostrare alla propria donna o alla propria comitiva di amici d’essere un “super uomo”? Beh, io ad esempio…

Il gioco del pugno lo riconosci subito, anche da lontano. Posizionato sempre poco prima dell’ingresso delle fiere, è l’attrazione preferita dai cianè. Con il pugno ci si gioca la dignità ed il rispetto degli amici. Quand’era attiva la vecchia fiera del mediterraneo, era posizionato in bella mostra proprio all’entrata da Piazza Generale Cascino, attorniato dai “bulli” di tutte le età e dai cestini pieni di bottiglie di birra. A terra invece era un tappeto di mozziconi di sigaretta. La dimostrazione d’avere i pugni nelle mani crea tra i bulli una tensione inenarrabile, pari soltanto all’attesa da sala parto.

pugniIl bullo dai denti alternati per la serata ha indossato la sua divisa preferita, magliettina aderente alla Ricky Martin, capigliatura all’ultima moda, in genere corti davanti e lunghi dietro, tipo i calciatori dell’Austria anni ’80. E’ pronto, prepara il momento da mesi; tira l’ultima boccata alla sigaretta, un sorso alla birra, alliscia le nocce, sta sudando, inserisce la monetina, schiaccia il pulsante… La sua donna lo stima, è in evidente stato di sublimazione. Gli amici attendono il verdetto.

“Plin Plon” via. Botta terribile! Il corpo per lo slancio tocca il sostegno del “pugno”. Ci siamo. Attimi di paura. Parte il contatore, gira la lucetta, sta per arrivare il risultato: “PAPPAMOLLA”.

Il bullo si gira con lo sguardo nel vuoto, è totalmente nel panico. Gli amici ghignano, i non amici ridono a squarcia gola. La sua ragazza si incupisce, è finita, per lui la fiera è finita. E’ stato sconfitto.

Adesso tocca al rivale della comitiva. Lui che non ce l’ha fatta é preoccupato. Spera sia guasto il gioco, tira a se la propria ragazza. Lei però lo respinge, sta ammirando il pugno dell’amico. “Ma chi ‘u bronbrò!”

Giro di lucetta. Contatore. L’attesa si taglia è così spessa da potersi affettare col coltello: “PAPPARAPPAAA’“. Risultato: “BOMBA SEXY”!!!

Lui guarda lei, lei guarda lui, è sdegnata. Si stacca dalla morsa dell’abbraccio e si dirige verso le altre del gruppo. “Ma chi ‘u kigno! Io ‘u lassu! E’ tutto matello!!!” 

“Stavuota ‘u lassu pì sieampre. Cosaeeenutile!!!”

Il bullo sconfitto ha capito. Si allontana dal branco, è un uomo distrutto. Passa dal bar e ritira la sua ventesima birra. E’ sfinito, sfinito nell’animo.

“Minchia pappamolla io!!!”

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