Diario S1 G32. Applauso al niente

Diario S1 G32. Applauso al niente

L’avevo detto: “prima o poi vi frego tutti!”
quelli ridevano, pensavano scherzassi
“da qui non esce mai nessuno in verticale”
come se questo mi potesse scoraggiare (Daniele Silvestri – Aria)

applauso.jpegE’ appena terminato un lungo applauso.

La mia mente sta già registrando. E’ un momento privato ma anche la testimonianza di una città che non vuole cambiare.

Sono le 10 di una mattina qualsiasi, mi trovo a pochi passi dal carcere Ucciardone, da circa dieci minuti sento la musica di una banda musicale accompagnare la mia noia. Di tanto in tanto provo a girarmi ma non riesco a scorgere nulla.

Penso ad una processione di quartiere. Ammetto la mia ignoranza in materia, resto vigile ma non accade ancora nulla. Attacco il solito giro di pollici 2.0: facebook, twitter, whatsapp e scatta un applauso. Non era per me.

Giro la testa. Le famiglie che attendono pazientemente di parlare con i propri congiunti si raggruppano e rendono omaggio al corteo.
Funerale. Ecco cosa era! Un funerale con la banda. Non pensavo si facessero ancora.

Applausi, William GaltLa marcia si ferma. Qualcuno agita una gigantografia, i portantini discutono, ruotano di novanta gradi la bara e puntano la salma verso l’ingresso del borbonico carcere.

Sono a pochi passi da loro.

Pochi volti esprimono dolore, in tanti altri leggo l’ipocrisia di una scocciante consuetudine.

Giusto oggi doveva morire questo. Cu stu cavuru”.

E’ un omaggio, stanno rendendo omaggio ad un luogo, forse la dimora che per tanti anni è stata focolare di quella misteriosa salma che non riconosco nella foto.

7 secondi.

Gli astanti hanno appena terminato il proprio compito. Il sarcofago torna a puntare il mare. La banda riprende a lagnarsi.

Un altro ossequio, ha reso onore ad uno sconosciuto uomo del disonore.

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