Chi è William Galt?

Chi è William Galt?

Io sono William, William Galt, un essere umano semplice.

Incapace d’intraprendere un percorso sinergico tra fatti e azioni, di portare a termine le idee che nascono dalla mia mente, di concludere qualcosa.

Insomma, sono un incapace!

Per questo, in un pomeriggio di sconforto, ho deciso di appuntare ciò che mi accade in una sorta di diario, quello da disoccupato.

È così che, senza rendermene conto, mi sono trovato sommerso da una quantità di storie che potevo raccontare. Tra le cose, ho preso coscienza di quanto sia un palermitano vero, da non riuscirne più a scinderne l’esistenza.

La domanda che sicuramente vi state facendo è: chi è William Galt? A chi appartiene?!?

Sapeste quante volte me l’hanno chiesto!

Innanzitutto, è giusto dire che non ho appartenenza. Sono figlio delle situazioni, senza certezze neppure sulla mia identità.

A Palermo però, l’appartenenza ad un “gruppo sociale” è fondamentale. Lo so bene.

Ci sono quelli della via Libertà, quelli che fanno l’aperitivo rinforzato delle 18, ma solo in un determinato locale, quelli che usano solo abiti “Moncler”, quelli col mocassino senza calzini e poi ci sono io: uno qualunque.

Anche io sono palermitano, ma di quelli qualunque, che si lamentano sempre e solo perché ci provano gusto. D’altronde è detto comune in Sicilia: vuoi stare bene, lamentati!

E sicuramente, appunto, vorrei stare “bene”! Chi non lo vorrebbe? E allora mi lamento.

A lamentarmi sono diventato proprio bravo, talmente professionale da non capire se lo sto facendo per sentirmi parte di qualcosa, di un momento di un sistema.

È per questo che, seppur non prenda l’autobus, mi occupo dei mezzi pubblici. Non frequento movimenti, partiti, religioni ma ne so sempre una più di loro. Non partecipo ai circoli, poiché poco quadrati, principalmente però, perché non amo la geometria.

Mi definisco un uomo ambizioso, credo nella scalata sociale e nella scala di Milano, nell’impegno sociale e in particolar modo all’impegno che dovrebbero metterci gli altri. Sono loro, in effetti, che devono impegnarsi per tutti noi che non c’abbiamo tempo da perdere e volontà per farlo.

Amo le serie tv e di tanto in tanto faccio il nerd; guardo i cartoni animati, compro decine di stupidi gadget e indosso le t-shirt col collo scucito. Mi piace la musica italiana, lo vedrete se leggerete questo diario, con particolare amore per Lucio Dalla e Franco Battiato.

Ho pochi amici, alcuni anche buoni; non so disegnare, però mi impegno. Sono solito fare gli autoscatti che poi non pubblico, mi esprimo spesso in dialetto. Ma tanto sono sempre da solo.

Vivo da fiero e “impegnato” a fare il disoccupato; sono in possesso delle mie facoltà mentali ed ho deciso di raccontarvi persone e storie della mia vita.

Volendo farla breve, potrei dire che sono un operatore intellettuale operaio e cioè un povero ignorante con la pretesa dell’intelletto.

Assumo lo pseudonimo da Luigi Natoli, un mito inarrivabile e fonte di ispirazione; quello che ritengo uno degli ultimi veri siciliani che volevano stare bene e che rimasero scontenti.

Sono povero e ne faccio un vanto, anzi, quasi un titolo nobiliare da almeno tre generazioni. Ho un futuro ben assestato dietro le spalle e vivo la vita in costante disoccupazione. Mi annoio.

Volendo ancora semplificare, sono esattamente un uomo di quest’epoca: “national populist man”.

Certo, non sono uno di quelli che vantano la propria esistenza perché da dietro ad una tastiera e con un profilo sociale influente, dice la sua. Questo lo farei se fossi famoso almeno quanto Pistarino.

Un vero sogno quest’ultimo.

So che un giorno ci riuscirò; graviterò per tutti i talk show nazionali, competendo con Salvini e dicendo la mia mangiando fette di pane e pomodoro su instagram.

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