Diario S6 G1. I palermitani, le file e il panico da approvvigionamento

Diario S6 G1. I palermitani, le file e il panico da approvvigionamento

E poi le parolacce che ti lasci scappare
Che servono a condire il tuo discorso d’autore
Come bava di lumaca stanno li a dimostrare
Che è vero, è vero non si può migliorare
Col tuo schifo d’educazione col tuo schifo di educazione.
Pigro!
( Ivan Graziani – Pigro)

I palermitani, da che esiste la parola fila, sentono una spinta istintiva, quasi un’attrazione magnetica, per la possibilità di mettersi in coda. Immaginatevi dunque, quanto questa emergenza sanitaria da covid-19, stia fomentando questa dipendenza in ordine alla necessità di dover procurare principalmente del cibo.

Le file e le emergenze sul suolo palermitano meritano un approfondimento concreto.

E lo so – tutto il mondo è paese – in tutto il pianeta si fanno file e si scatena il panico.

Lo sappiamo.

Ma siamo di Palermo e di questa città vogliamo parlare.

La differenza sostanziale tra il resto del mondo e noi, è che i cittadini della vetusta conca d’oro trovano occasione di fare una fila e lottare per qualsiasi motivo.

Ad esempio, trovano necessario mettersi in coda alle poste già dalle cinque del mattino, al fine di entrare per primi all’apertura delle nove e quindi, a loro dire, riuscendo a “non fare la fila”.

Ottimizzano! Convinti così di gestire al meglio le proprie giornate con un unico e importante obiettivo all’orizzonte: rientrare a casa a non far niente, ma subito.

E non importa se la sveglia è suonata alle 4 del mattino e se le quattro ore prima dell’apertura facciano parte delle stesse 24h di una giornata, loro sono persuasi così.

A dir la verità, il palermitano ha sviluppato nel tempo una vera passione per l’elemento “fila” e, qualora, ne intraveda una, sente proprio la necessità di accodarsi anche senza alcuna apparente ragione. L’importante è non perdersi l’opportunità di accaparrarsi qualcosa, fosse anche solo il posto in coda prima che si accodi un altro.

Una volta mi trovavo al botteghino del Velodromo per ritirare i biglietti per un evento gratuito, a cui mi ero registrato per partecipare; c’era gente che passava in auto lungo via Lanza di Scalea e appena notava l’incolonnamento pedonale, piantava freni e senza ancora sapere il perché fossimo in coda, accostava l’auto e scendeva piazzandosi alle nostre spalle.

Dello spettacolo non sapevano nulla, si informavano fila facendo e una volta scoperta pure la natura gratuita dell’iniziativa non si schiodavano più.

Peccato però, che per ritirare i ticket fosse necessaria una pre-registrazione e quindi, nonostante venissero pure avvisati, arrivavano allo sportello, dopo ore di incolonnamento e se ne tornavano a mani vuote.

Le piccole soddisfazioni della vita.

Figuratevi quindi, cosa abbia generato questo momento di crisi “globale”, col sistema di controllo della dignità personale in caduta libera fino a toccare le punte dei piedi, in crisi, per accaparrarsi l’ultimo panetto di lievito.

Avrete già capito quanto, in queste giornate di “corona virus folie”, il cittadino medio, abbia sfoderato e continuerà a farlo, uno stile guadagnato negli anni.

Il palermitano infatti, premiato con grandi attestati di stima globale, è un uomo che sa rendersi ridicolo con suprema facilità e grazie alla spasmodica passione per il clima di tensione e la corsa all’approvvigionamento, nel tempo, ha saputo prendersi enormi soddisfazioni.

In questo clima dunque, l’idea di una pandemia suscita quella preminente sensazione di necessità che rende indispensabile la corsa alla spesa, all’ultimo pacchetto di sigarette, alla benzina nonché, per via dell’attitudine al catastrofismo situazionista, ad un comportamento tipico che è del “fotti compagno”.

Il palermitano invero, è uomo “che ha vissuto” e dunque sa sempre cosa è giusto fare meglio degli altri. Cosa però, non si sa!

Lasciando l’analisi postuma ad antropologici e psicologi comportamentisti, cosa passi per la mente della gente in certi frangenti resta un mistero. Quello che possiamo però raccogliere, è qualche elemento del passato.

Premettendo che al momento la corsa all’ultimo bastoncino Findus può sembrare opportuna, in passato, queste scene si sono ripetute mille altre volte ingiustificatamente.

Ricordo ancora i giorni della “guerra del Golfo”, quando i market della città vennero presi d’assalto e ad ogni dichiarazione dei leader dei paesi coinvolti, svuotati da una folla capace di uccidere per un broccoletto.

Palermo si comportava con lo stesso panico dell’Iraq!

La gente correva a comparare qualsiasi cosa e non vi nascondo che ancora adesso alcuni di loro smaltiscono le scorte di sale, zucchero e olio per friggere -non accada mai che si resti senza olio per portare a tavola panielle e crocchè! – .

Senza andare troppo lontano nel tempo, fecero il giro del mondo le immagini delle risse per accaparrarsi l’ultimo televisore Telefunken fullHd, con, badate bene, una presa scart, messo in super offerta al centro commerciale “Guadagna”.

Ma ancora, furono interminabili le file arrivate al culmine dell’assurdo, con cazzotti e gente all’ospedale, per aver tentato di soffiare ad altri, l’ultimo coccolino a cinquanta centesimi all’Auchan.

La fila in via della Regione siciliana per l’ultimo goccio di benzina

Si rincorrono nella memoria e si ripresentano ciclicamente, le lunghissime code ai benzinai in vista dei tanti presunti scioperi del settore dove, i più furbi, armati di bidoncini e fusti da 25 litri, si contendono le provviste di carburante della città, manco fossero autisti di Uber.

Ovviamente, nessuna rissa è per niente; alcuni di loro li vedi poi rivendere quel bottino al mercato nero, agli amici, ai parenti e agli amici degli amici, a prezzi che giustificano le dichiarazioni dei redditi degli orefici.

Pacchetto “no logo” venduto su Ebay a 20€

E chi se lo scorda più lo sciopero dei lavoratori del tabacco del 1992. Oh madonna!

La gente nel panico più totale, altro che corona virus!

Si narra, che i marittimi, lavoranti del settore dei trasporti nautici, coi proventi delle esportazioni di sigarette dai paesi vicini, si siano comprarti case e villini.

La stecca di sigarette di straforo, ai tempi della lira, veniva venduta a prezzi esorbitanti; mi ricordo di aver visto gente, pagare cinquanta mila lire un pacchetto di Malboro (tipo mia madre)! (qui un articolo di Repubblica dell’epoca).

Per i più curiosi, sappiate che ancora su Ebay si possono trovare dei rari pacchetti “no logo” in vendita a cinquanta, sessanta euro.

Tutto questo, ovviamente, accadeva in un clima di assoluta normalità, senza alcuna indignazione generale. Tanto, chi più o chi meno, per una qualsiasi delle ragioni già citate, prima o poi, s’era ritrovato ad accordarsi o comprare al mercato nero beni di cui si poteva fare sicuramente a meno per 24h. Come appunto accaduto con lievito e farina in questa ultima crisi dell’approvvigionamento.

Quella di trasgredire difronte alle più banali regole è veramente una necessità, che ha portato la gente, in piena crisi sanitaria mondiale, nel giorno della festa di San Giuseppe 2020, sotto al regime di una legge che vietava raggruppamenti immotivati e motivati, a mettersi in fila per ottenere una guantiera di sfince con la ricotta, per festeggiare il Santo e pure il Papà.

E senza dubbio, pure questa era una emergenza, no?

Le code al centro commerciale Forum di Palermo per il Corona Virus
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