Quando ho smesso di studiare per campare di illusioni
sono stato il dispiacere di parenti e genitori
ero uno di quei figli sognatori adolescenti
che non vogliono consigli e rispondono fra i denti.
Vaffanculo Vaffanculo (Marco Masini – Vaffanculo)

quella felicità solitariaLo scritto sul 1993 mi spinge ad approfondire un aspetto del mio carattere che in pochi forse ancora non conoscono.

Ho raccontato più volte, vagamente, la spensieratezza dei tredici anni di un ragazzo normale e con questo pezzo, che chiude questa stagione cinque, volevo rispondere principalmente a quelle domande in merito al “chi sono” che sono rimaste ancora aperte.

Ad esempio nonostante ciò che scrivo, sono sempre stato un ragazzino allegro e fino alla maggiore età probabilmente non avevo conosciuto la compiutezza della tristezza seppur, in diverse occasioni, l’abbia sperimentata sotto forma di dolore fisico e mentale.

Incidenti, ferite, lutti in famiglia, genitori in crisi, genitori ricoverati, zii che divorziano e invadono casa, i grandi fatti di mafia, i furti dentro e fuori le mura e tanto altro ancora, eventi che nel tempo ho anche ripercorso e che, se ne avrò il tempo e la voglia, racconterò ancora, magari in un libro.

Il catalogo dei pensieri nascosti e inespressi infatti è ancora lungo, e come già detto in passato, ogni tanto uno di loro si presenta per essere esplorato, narrato, analizzato in qualche modo.

Scrivere offre l’opportunità di essere se stessi, di descrivere un qualcosa che in altri modi alle volte è difficile esporre, vuoi per timidezza o semplicemente perché davanti non trovi le persone giuste con cui farlo. A me interessa lasciare una traccia, un segno di un percorso che è nato spontaneo come spontanea è l’esistenza.

Quest’ultima, destina a tutti una possibilità, la mia è stata probabilmente banale come tante; ci sono state e ci saranno comitive, amici, donne, famiglia, ed ognuna di loro ho dedicato del tempo, delle emozioni e da qualche decennio dei racconti. In mezzo però, ho preferito ricorrere alla solitudine.

Persino quando c’era da giocare, quand’era possibile ancora farlo, giocavo da solo, mi divertivo di più, non dovevo condividere nulla con nessuno e questo non perché fossi poco socievole o espansivo, era proprio piacere personale, così come personale è la scrittura. Mi piace da sempre organizzare le regole dell’intrattenimento, qualsiasi esso sia, e non amo spiegarlo. Un po’ come in questo diario, che probabilmente è incompreso ai tanti che nel tempo hanno dedicato cinque preziosi minuti del loro tempo per leggere qualcosa.

Oggi come allora gioco, mi diverto, esulto, mi intristisco e alla fine penso al prossimo passatempo che naturalmente curerò da solo. Persino adesso, che attraverso queste pagine racconto un pezzo esclusivo della mia vita, preferisco farlo nell’anonimato. Non sono interessato al fatto che a questi racconti sia associata una faccia, una identità, figuriamoci se penso al fatto che essa possa essere la mia. Queste pagine descrivono qualcosa di personale che non necessita di un confronto, al massimo un commento o nel migliore dei casi l’immedesimazione silenziosa.

Quello che avete letto è il frutto di una sintesi che si conclude puntualmente nei pochi metri quadri del bagno, dove riesco in pochi minuti ad appuntare ogni ragionamento condiviso o magari nato in una discussione via chat o i tanti ricordi che riaffiorano dall’eterno passato.

E’ incredibile quante cose si riescono a fare in un bagno, in quei momenti in cui resti solo, a pensare.

Tante persone nella vita hanno provato a cambiare questo mio modo d’essere, accusandomi di essere nato “sbagliato” e forse anche loro in un certo senso avevano ragione, ma si può cambiare l’essere se stessi?

Ovviamente no.

Il mio è un “isolamento benessere”, uno spazio SPA del pensiero, senza inviti e senza invitati, un luogo di personale felicità che si può vivere soltanto con la solitudine.

Questo diario quindi è un archivio, una memoria aperta, l’elenco delle risposte alle analisi del giorno dopo della mia vita che, giuro, conduco serenamente anche senza condividerla pubblicamente attraverso dei selfie dal sorriso forzato.

A presto.

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