quando il segnale arriverà
tutti i muri abbatterà
ci puoi contare lo farà
quel segnale adesso è qua
ci riconnetterà (Mina –
Il Segnale)

Seconda parte… Continua da S5 G20.

Ormai lo avete capito, nell’Italia post berlusconi, ma anche prima dai, tutto funziona e funzionava così. Due/tre decidono e gli altri sostengono.

Quale logo, quale scritta? Mettiamo l’asterisco alla fine di tutti i sostantivi o meglio un hashtag e due asterischi? Le discussioni “segrete” di Liberi e Uguali erano tutte più o meno su questo argomento. Poi un giorno si sarebbe anche parlato di programmi (tanto uno che porta dei contenuti si trova sempre).

Liberi e Uguali è il primo partito che si ricordi infatti, ad aver presentato il suo logo in prima serata tv, saltando i principali passaggi a cui ogni immagine coordinata di una qualsiasi aggregazione venga sottoposta, come ad esempio farla vedere agli amici, farla conoscere alla stampa, discuterne con i propri sostenitori e persino metterla ai voti! 

Ma qui no, per loro non era necessario, seppur sia stato previsto dagli annunci. 

Il nome del partito, unico aspetto arrivato in anticipo sul tavolo dell’assemblea a cui eravamo stati convocati per votarlo, è stato scelto insindacabilmente, “ovviamente, dai leader dei 3 partiti, Fratoianni, Speranza e Civati più Pietro Grasso con Laura Boldrini.

Nessun’altro infatti ne sapeva niente di nulla fino alla pubblica presentazione, anche se, giusto per completezza di informazione, è giusto sapere che lo abbiamo votato e approvato a scatola chiusa in quell’assemblea a cui non riuscimmo, almeno non tutti, a partecipare.

Ancor più divertente la diatriba sul sostantivo “Uguali” al maschile plurale, sul quale si è scatenato un dibattito di settimane, conclusosi poi, con metodo da Cassazione (cioè non è cambiato nulla), quando appunto per la prima volta fu visto in Tv (come i gadget che compri sui canali privati) e si è potuto “finalmente” dire qualcosa di concreto.

La cosa esilarante è stata però che secondo molti non rappresentava le donne, per altri non diceva niente sull’ambiente, per altri ancora non parlava di animali, per altri andava graficamente rappresentato con un asterisco, altri ci volevano un cancelletto da qualche parte e per il grafico, che alla fine della fiera lo ha dovuto disegnare, è stato reso femminile, animalista e ambientalista grazie ad una “E” grande con tre “foglioline” che racchiudevano i tre elementi di principale discussioni rimasti escluse dal nome (ovviamente mai nessuno ha dato parola pubblicamente al grafico per sapere cosa ne pensasse e quale fosse la sua idea n.d.r).

Pietro Grasso - Liberi e UgualiLe foglioline l’ambiente, gli animali, perché ricordavano sì le foglie, ma anche le code dei cani ed infine la dimensione della “E” che diceva chiaramente che la congiunzione fosse al femminile, quindi le donne.

Insomma un pasticcio, ma anche le solite discussioni inutili che piacciono a noi di sinistra, per di più in pubblico, il primo comunque di una lunghissima serie di errori di strategia, comunicazione e politica. 

La cosa che comunque mi faceva ridere di più era che ci si accaniva sul messaggio del logo, mentre nessuno diceva una parola sul fatto che lo avevamo votato senza averlo neppure visto. Incredibile. 

 

Intestazione del Modulo di presentazione propria candidatura

Poi ci sono le liste. Ogni cittadino dunque, potenzialmente entro il 12 Gennaio 2018, poteva partecipare alla formazione delle liste proponendo la propria candidatura.

Bello e democratico. Forse.

Nell’attesa infatti che si sciolgano centinaia di nodi fatti di nomi ed esperienze che non riusciranno mai a mettersi d’accordo, in attesa che i partiti dissipino i propri dubbi e le proprie perplessità, in attesa soprattutto che prevarichino sulla democrazia, in tutta Italia vengono intanto convocate delle assemblee provinciali dove dovranno essere votate ed approvate le liste, entro il 10 gennaio 2018, cioè 2 giorni prima dell’ultimo giorno, da regolamento pubblico, in cui ognuno poteva ancora avanzare la propria auto candidatura.

Liberi e Uguali dove si chiedono le disponibilità delle candidature entro il 10 di Gennaio

Cioè in pratica prima ancora che si chiudesse la possibilità di auto candidarsi, le assemblee dovevano obbligatoriamente svolgersi e dunque definire le persone che poi avrebbero composto le definitive liste nei collegi.

Un caos, nessuno si accorgerà della discrepanza o andava bene così? Oppure c’era un regolamento ignoto ai papabili candidati?

Boh. Non lo si saprà mai, nessuno solleverà il caso e nessun giornalista si occuperà mai della cosa. E manco a me non è che me ne fotta più di tanto.

Figuriamoci poi, chi altro nei partiti coinvolti, o peggio ancora la società civile si metterà mai a visionare la cosa.

Ah sì prima che me ne dimentico. Sappiate che “la società civile” è diventata il nuovo messia della sinistra italiana. Un messia di cui si conoscono i pregi e si nascondono i difetti.

Alla società civile, come se si sottintendesse che quella assente fosse una società incivile distinguibile con altrettanta semplicità è affidato il rilancio di qualsiasi cosa, persino dei partiti, come se per statuto essi stessi non fossero già composti dalla società. Eppure ribadire il “civismo” fa contorcere i miei compagni come il ricevere un pompino sotto alla scrivania, mentre gli altri ti osservano.

Figuriamo ripetere come un mantra “ripartiamo dalla società civile, ripartiamo dal basso”, all’interno di una delle inutile assemblee che si svolgono lungo la composizione di una lista.

Tra un pompino immaginario e l’altro comunque, Liberi e Uguali avrà le sue liste, che non sono altro che la stessa cosa che sarebbe uscita con meno fatica e meno incazzati se ognuno dei segretari si fosse messo in una stanza con i suoi compagni di partito ed avesse nominato i propri candidati senza fingere una democrazia elettiva interna che non esiste e, convincetevene definitivamente, non esiste né a sinistra né da nessuna altra parte.

I partiti sono gerarchici, personalistici e nella migliore delle occasioni contengono delle correnti. Si decide così, si decideva così e si continuerà a decidere così.

All’interno delle liste dunque, nessun nome di grido, nessun nome di richiamo, nessun cazzo di niente. Anzi sì, un’inculata per Giuseppe Civati, che dei quattro segretari appare il più debole e quello con la base più sconclusionata.

Lo si vedrà alla fine della fiera. Civati resterà persino fuori dal parlamento, mentre gli altri, seppur all’ultimo respiro, saranno tutti dentro.

Finirà così l’esperienza di Liberi e Uguali. Un mese dopo le elezioni infatti ne era già rimasto ben poco, con l’uscita immediata di Possibile e di praticamente tutta la società civile. Oggi, seppur possa sembrare incredibile, il “partito” è attivo ed ha un gruppo parlamentare (Marzo/19) e qualcuno continua anche a presentare il simbolo in coalizione col Partito Democratico (elezioni sarde Febbraio/19). Già anche questo è successo.

La grande coalizione che doveva “spezzare le reni” al partito democratico, alla fine ha cominciato a farci le liste congiunte e le alleanze, come ovviamente si era già ampiamente capito in fase costituente. 

In poche parole il “partito democratico bis”, come lo chiamavano alcuni di noi neanche troppo segretamente, è tornato nel “partito democratico one” e presto, probabilmente, avrà i suoi candidati col simbolo del Pd alle prossime elezioni Europee del maggio del duemiladiciannove.

E questo è.

In passato avevo raccontato di aver avuto un passato legato ai democratici, mio padre poi era socialista e mio nonno comunista. Io comunque decisi di essere grassiano, non per via dell’aspetto, sia chiaro, ma per affinità. Siamo entrambi di Palermo, ci piace un mondo senza mafia, siamo amici di Civati e tutti e due vorremmo fare il Presidente del Consiglio e per entrambi resterà un sogno.

Nota a margine: Ho lasciato decantare questa seconda parte su Liberi e Uguali per offrirvi un quadro definitivo e meno probabilistico di ciò che sarebbe successo a questo movimento nato da una anzi più’ costole del Pd. Il post era già scritto quasi un anno fa, l’ho tenuto in cassetto fino a questo momento per un mio piacere personale. Ho aggiunto solo le ultime righe con le date, per il resto era ed è ciò che avevo scritto nella stessa data del post n.20 e cioè il 12 maggio del 2018.

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