Che stiamo in fondo alla campagna
E abbiamo il sole in piazza rare volte
E il resto è pioggia che ci bagna
Genova, dicevo, e un’idea come un’altra

(Paolo Conte – Genova per noi)

Quest’anno carnevale significa “minions”. Non ho chiaro il perché, ma ovunque io sia passato e persino dove abito, i “minions” alla amatriciana stanno là a guardarti come ti guarderebbe un ragazzetto stordito, scoperto ad ammirare la sua prima erezione.

E sono pure tanti! Come nel cartone animato che li ispira. Ci sono paesi con 42 giovani e 33 sono travestiti da “minions”. La stoffa gialla venduta come oro. Nessun parente offeso. Certo ti voglio nel momento premio migliore maschera. Sarà complicato decidere a chi assegnare il caciocavallo quest’anno! Ad ogni modo comunque, non vorrei stare in una giuria di questo tipo manco se mi pagassero i due soliti “capretti”.

Certo, non sapere che fare della propria vita deve essere proprio brutto se superati i quarantanni non c’hai altro che pensare che vestirti da “minions”.

Persino un mio collega, che quest’anno va in pensione, è stato felice di raccontarmi che la sua “ape cross” è stata usata per fare il carro porta “minions” alla sfilata del suo paese. Ne era felice, orgoglioso, anche perché a lui è spettato anche il ruolo di “cazzuttissimo sé”

Me lo vedo a bordo della sua “ape cross” tinta di giallo, sfoggiando quei tricipiti da sessantenne, fiero di guidare lo stesso mezzo che da noi guidano i panellari con altrettanta fierezza e qualche sputo sull’olio. 

Vallo a spiegare ai disoccupati del futuro che la famosa riforma “quota 100”, al centro di uno scontro tra quattro forze politiche, nata dalla scissione di tre partiti, una quasi messa in stato d’accusa di un Presidente della Repubblica e l’inciucio tra due partiti che in teoria non si dovrebbero rivolgere il saluto, sia servita a far vivere la pensione, in anticipo e serena, a lavoratori che si prestano al ruolo dei “cazzutissimi sé”.

Ma questo è il momento che viviamo!

E a proposito di dove vivo poi, dovevate vedere com’erano super fieri di aver riportato la sfilata dei carri dopo tanti anni di inattività. C’erano pure articoli sui quotidiani regionali!

Fieri in pratica di avermi potuto rompere i coglioni la domenica pomeriggio, dopo anni di silenzio, con della musica di merda come “la bomba”, “il meneito” e persino la versione remix di pinocchio!!!

Brani che mia nipote di un anno si rifiuterebbe di ballare, ma che trasformano dei sessantenni in una scolaresca alla prima gita “dell’Auser” alla fabbrica di cannoli di Piana degli Albanesi. Felici di aver ripreso una tradizione da un decennio interrotta, proprio adesso che in questo paese ci abito io, che l’avevo scelto proprio per questo!

Che culo.

E come si saranno sentiti quei “minions” sudati, che per quasi due ore, come dei veri “minions” soldati, sono rimasti trincerati dietro a quei tre carri trainati da trattori, uno di pinocchio, uno di “xfactor” ed uno, manco a dirlo, dei “minions”.

Bloccati sì, come un lunedì in tangenziale, perché qualche altro concittadino s’era dimenticato di rimuovere la propria auto dal corso, lasciandoli tutti fermi incastrati nel traffico, intenti a ballare il “giocagiué” sull’asfalto rovente, proprio a dieci metri da casa mia. Due ore passate tentando di isolare isolare la mia mente e la mia domenica, dai loro clacson e dalla loro musica da estate riminese del ’93!

Fino a quando poi, all’ennesimo strombazzare dei clacson, impaziente, sono persino uscito con le mie ciabatte da mare ed i calzini di spugna rinforzati su punta e tallone, prima pensando di insultarli e lanciargli una tappina e poi intento ad ammirare insensibile, vivere quella scena patetica che finalmente lasciava i pressi della mia abitazione per fermarsi un’altra ora poco più avanti. 

l’audio originale (ascoltalo)

Lontani e visibili ancora, i “rimasti”, erano meno dei votanti di un candidato Sindaco sulla piattaforma “Rousseau”, ma impegnati lo stesso con l’onore delle armi, a lanciarsi “cotillon” come un qualsiasi dodicenne ad un veglione della sala dei sogni degli anni ’90.

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