ay ay ay ay, non sono più solo,
tornato è l’amore che un giorno parti,
c’è il sole, cielito lindo

(Fabrizio De Andrè – Cielito Lindo)


Bradimino Franzetti

Bradimino Franzetti alias mio cugino, è il penultimo di una figliolata di parenti nati dall’amore tra una mia zia ed il sosia palermitano di Renato Carosone.

Bradimino Franzetti Carosone dunque, è uno dei tanti cugini di primo sangue che dicono io abbia, e non ho motivo di credere che non sia così, del quale però, non ho traccia e memoria.

Con lui c’è stato un momento in cui ne abbiamo passate tante, o meglio, ne ho passate tante, perché lui quasi sicuramente non ne sapeva nulla. Franzetti infatti era il classico cugino del “ti mando a mio cugino” solo che a sua volta quasi sicuramente avrebbe mandato un suo cugino che poi era pure mio parente, ma io non c’avevo confidenza e dunque lo mandava lui.

Ai tempi di Bradimino vivevo un momento di gloria; c’avevo un amico vero, ch’era pure parente, come nei racconti dei miei compagni, e, badate bene, anche quello pieno di figa! Nei suoi racconti c’erano femmine ovunque.

Assatanate e vogliose le donne cadevano ai suoi piedi e un giorno, vista l’amicizia e pure la parentela un giorno sarebbe stata pure la mia fortuna. Per successione. Parola sua.

Perché Bradimino era un tipo generoso, soprattutto con le parole. Un chiacchierone di proporzioni galattiche e quando facevo notare questi suoi eccessi, teneva a smentirmi con solerzia.

Ed ecco quindi che un giorno una tizia me la presentò davvero. Era pure molto carina, credo si chiamasse Claudia, e c’aveva due sorelle che ovviamente erano ai suoi piedi. Fu un lungo momento di passione, culminato con lo scambio del numero di telefono di casa, a cui però non mi rispose mai.

La rividi ad una festa di compleanno, di quelle in casa, con i parenti adulti rinchiusi in cucina, mentre gli altri bevono sangrie allungate e si spaccano i timpani grazie al cugino di uno che fa il DJ.

Io che non ho mai amato questo genere di divertimento, passai la festa sospirando ed inseguendo Claudia tra i corridoi, immaginando un appartamento con lei mentre percorrevo l’appartamento di lui. Finì quando la vidi nell’appartamento con un altro.

Ai tempi non c’era internet, non c’era facebook, non c’era instagram e una donna che avevi visto una volta o due, restava l’ultima, senza alcuna possibilità di rivederla. Specialmente per quelli come me, che a 16 anni oltre ad essere timidi, erano anche “piedi-muniti”.

Claudia restò per un lungo tempo un sogno irrimediabile e forse per questo il rapporto tra me e Franzetti si interruppe pochi mesi dopo.

Dentro di me pensavo: dai però Bradimino non è più bello, simpatico e carismatico di me! Sono pure 20 centimetri più alto!

Bassino, naso aquilino, orecchie aquiline, capello aquilino, Franzetti si può definire senza dubbio, un palermitano che porta l’aquila, simbolo della città, più che nel sangue, sul volto. E’ proprio il manifesto del palazzo di città.

Mio cugino infatti non era poi questo gran bel ragazzo, anzi pareva un narcos sfuggito a qualche faida tra i cartelli e rifugiatosi in quel di Monreale. Eppure abbordava. Certo, erano tasce, però le abbordava.

A renderlo ancor di più un personaggio poi c’era la sua mise, quasi sempre a scacchi nella camicia, velluto al pantalone e mocassino lucido bianco e nero con calzino bianco sempre in evidenza, a renderlo un perfetto conquistador di città.

Insomma, se si fosse accompagnato ad una banda di mariachi, avrei avuto difficoltà a riconoscerlo.

Però piaceva. Piaceva tanto. Soprattutto alle diciottenni, quelle che a cui speravo d’arrivare io. E poi come un mantra: “Cucì, usciamo? Un ti preoccupare, ‘u pilu u mettu io!”

“Amunì.”

Mio cugino era così, la fava, più che portarla la coltivava e poi la spacciava. Come ogni buon messicano di Monreale che si rispetti. Ed io, in qualche modo, la volevo semenzare, senza però ottenere mai alcun successo.

Hasta la fava siempre!

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