Diario S5 g31. Atti scemi in luogo pubblico

A chi
io parlerò se non a te.
A chi
racconterò tutti i sogni miei. (Fausto Leali – A chi)

Atti scemi in luogo pubblicoDall’avvento di internet il luogo pubblico per eccellenza è diventato il web. Tutto passa dalla rete; notizie, conti correnti, televisioni e persino la nostra reputazione ormai è fortemente influenzata da ciò che facciamo navigando.

Se prima consideravamo un luogo pubblico solo un posto frequentato da persone, da tempo  è considerato pubblico anche ciò che “rendiamo accessibile” sui nostri social network.

Un’azione per intendersi pubblica, ricordiamolo, deve comunque avere uno spettatore potenziale ed il “web”, grazie alla sua globalità, è sempre pronto ad osservarci.

Questo ha accresciuto i fenomeni di egocentrismo e ha facilitato il prosperare di azioni pubbliche sceme al fine di ottenere visibilità.

In principio il motore della “scemità” fu Youtube, che permise lo scambio di video amatoriali che trasformarono di botto, sconosciuti, in star che si promuovevano a”scorregge”, cadute, tentativi di suicidio spacciati per divertimento e tanto tanto altro che non pensavamo nemmeno si potesse avere il coraggio di fare e raccontare.

Poi arrivarono i social network e la gente cominciò a scrivere più diffusamente i propri pensieri. Il che fu anche peggio dei video virali.
Successivamente, grazie anche ai cellulari, allo scritto affiancarono le immagini. Passammo da improbabili lavori di grafica, all’auto promozione di sé.

Ho già parlato tante volte del selfie, delle sue modalità di scatto e di quanto amore per la propria persona ci voglia per diffondere se stessi, al mondo, in certe pose.

Il selfie è quella voglia irrefrenabile di fermarsi in qualunque luogo per immortalarsi con espressione da scemi ignorando ciò che sta intorno.

Basta guardarsi intorno per osservare “scemi” in ogni dove; durante le tragedie, al centro di un incrocio, prima del passaggio di un treno, dopo il passaggio di un treno, davanti ai resti di un uomo schiacciato dal treno, in sala parto, prima del concepimento, di notte, di giorno, al mare, in città, musei, opere d’arte, opere e omissioni, ma liberaci dal male, amen.

Il selfie dunque si può considerare certamente il “Re” degli “atti scemi in luogo pubblico” seppur ormai, con la solita velocità della tecnologia, possiamo considerarlo quasi superato.

Quando tutto poi sembrava essere giunto al punto massimo dell’idiozia infatti arrivarono i “boomerang”. Funzionano come i selfie, ma sono video.

I boomerang sono delle clip video di pochi secondi, realizzate con applicazioni cellulare create appositamente, che non fanno altro che velocizzare, comprimere e poi far tornare indietro la sequenza registrata per un numero minimo di tre volte, trasformandola in un filmato di pochi secondi, in cui l’azione viene ripetuta e riavvolta come facevamo un tempo con le vhs cercando di inscenare movimenti da un fermo immagine.

Una volta registrate, la maggior parte di queste clip viene diffusa attraverso “Instagram” o “Facebook” alla ricerca di qualche like e di presunto divertimento. Ed è incredibile pensare come una pestilenza attacchi l’umanità fino a colpirla nello stesso momento.

Tutte le clip pubblicate infatti, come appunto gli sfoghi sul corpo dovuti ad una pandemia da virus, si ripetono nello stesso identico modo e con le stesse modalità. E nel web tutto questo accade di continuo, come se improvvisamente tutti sentissero le stesse necessità ed in particolare quella di apparire idioti.

Principalmente i video sono quasi sempre dicevo delle auto riprese che inquadrano più o meno questo: due o tre persone che scuotono simultaneamente la testa ammiccando con le sopracciglia; gente che salta all’unisono; donne che mandano baci suadenti; uomini che rispondono meno suadenti ma sudaticci; donne che accennano movimenti sexy col corpo; uomini che sollevano pesi; donne che aspirano una sigaretta ed espellono il fumo; uomini che ammiccano sollevando gli occhiali e poi cani che leccano qualcosa; gatti che leccano cani; cani e gatti che leccano persone; persone che leccano cani e tante altre cose così.

Sono dunque delle riprese senza fine e senza finalità che però continuamente invadono e distruggono l’immagine di persone, anche molto serie il che poi è l’aspetto che più mi turba.

Se infatti non ho nulla in contrario al fatto che dei quindicenni giochino, seppur stupidamente, con questo genere di applicazioni, trovo altresì incredibile che a farlo siano i loro genitori.

Avvocati, liberi professionisti di qualsiasi ordine, insegnanti, sociologi, medici in servizio, tutti impegnati a distruggere l’idea che abbiamo di loro, per due stupide clip in cui scuotono la testa come quei “canuzzi” giocattolo degli anni ’80 che poggiavamo sui cruscotti delle Fiat Ritmo.

Boh.

Amici, siamo chiari, non ci andrei mai a curarmi e ancor di più a farmi difendere da qualcuno che passa le sue giornate a filmare cocktail che vibrano o che ammicca come ammiccherebbe una scarsa pubblicità che prova ad invogliarmi a comprare una crema in grado allungarmi il pene.

Ve lo dico sinceramente. Entemarecnis ocid ol ev.

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