Diario S5 G27. Il Dott.- Ing. Ciccio Polletti

Diario S5 G27. Il Dott.- Ing. Ciccio Polletti

Gastone,
ho le donne a profusione
e ne faccio collezione,
Gastone,
Gastone.
Sono sempre ricercato
per le filme più bislacche,
perché sono ben calzato,
perché porto bene il fracche.
Con la riga al pantalone
Gastone,
Gastone.
Tante mi ripeton: sei elegante! (Ettore Petrolini – Gastone)

Il Dott.- Ing. Ciccio PolllettiIl Dott. Ing. Ciccio Polletti fa parte di quel blocco di ferro delle amicizie che ha superato i due decenni d’esistenza e che compose per un quinquennio il consiglio direttivo dell’esclusivo “club dei single per scelta altrui” di cui facevo parte.

Ciccio o come lo chiamavano tutti Dott.-Ing. Ciccio Polletti, è un uomo di mezza età, lo è da almeno vent’anni.

E’ figlio di un palermitano ed una slava, single per scelta altrui, laureato nonché dottore di ricerca in ingegneria chimica,  da oltre quindici anni risiede nello stato di Catania ove lavora, mangia, gioca a calcetto e si occupa di politica, teatro, aiuole e nel tempo libero cantieri.

Ciccio Polletti, è sempre stato un tipo normale, di quei normali che ti fanno apparire bizzarro anche quando la cosa più estrosa che tu abbia mai fatto sia stata mischiare ketchup e maionese pensando d’aver creato la salsa rosa.

Oltremodo gli conferiva un certo perché l’abbigliamento, argomento per cui nutriva, per sua stessa ammissione, lo stesso interesse che si può trovare nel ricevere alle nove del mattino di una domenica di agosto un plotone di testimoni di Geova alla porta.

Ci raccontò così il suo rituale di vestizione che prevedeva il metodo della roulette russa e cioè sperando nel caso. La prima cosa che usciva dai cassetti veniva indossata, procedendo con ordine, maglia, calzoni, calzini, calzature e adducendo alla vista degli altri, danni irreparabili.

Quando uscivamo sembrava combaciare con le facciate di un cubo di Rubik ancora scomposto; abbinava improponibili lupetti gialli sopra pantaloni beige, che nascondevano immancabili calzettoni di spugna bianchi che finivano la corsa sotto a mocassini di pelle nera. E pensare che in quelle serate speravamo in un abbordo.

Diventammo amici nel lontano 1997, quando, appena arrivato all’Istituto, un suo collega di servizio civile, Galino Savicevic, con cui eravamo già amici, ci presentò formalmente: “piacere William“. “Uhm salve, Dott.- Ing. Ciccio Pollletti” e mi tese la mano.

Pochi minuti dopo quella veloce e fredda presentazione entrò nella stanza del responsabile del servizio, mio padre, fatto che mi indusse a pensare che quell’ingegnere attempato fosse un nuovo dipendente dell’ente, piuttosto che un giovane volontario del servizio civile.

Pensai di aver capito male ma non badai troppo alla cosa.

Qualche giorno dopo però, Ciccio, si unì alla comitiva, cioè quella formata da me e Galino, quella sera priva di White“, per una pizza.

Apro una parentesi. Sia Galino che il Dott.-Ing. erano accomunati dal mostrare un’età apparente superiore a quella che in realtà possedevano ed io, che c’avevo dieci anni di meno, sembravo il figlio di due attempati quarantenni disinibiti che componevano il quadro di una primordiale famiglia gender nella retrograda Palermo degli anni 2000. Chiudo la parentesi.

Quest’aspetto da uomo compiuto però me li rendeva assai simpatici e diversamente dagli altri amici che frequentavo, tipo “White” o “Acquadimare“, si mostravano anche decisamente maturi nel carattere.

Questa, pur sembrando una storia gay, giuro vuole essere soltanto la premessa del racconto di una lunga amicizia fra maschi “alfa e beta”.

I maschi alfa e beta si distinguono dai maschi solo alfa principalmente per un aspetto: “non c’hanno fascino, ma tanta ironia a compensare”.
E, da buoni “alfa e beta”, da non confondere con “analfa e beta”, eravamo esattamente brutti e simpatici. Specialmente in gruppo.

Ed era in gruppo che davamo il meglio di noi, come quando una sera, in cerca dell’autovettura parcheggiata tra i vicoli della libertà, che a quei tempi era un po’ diversa da oggi, una trans, vedendoci soli, in cinque, tutti uomini, tra le vie del peccato, si incuriosì provocandoci con fare ammiccante: ” mmmh (di gusto), ma dove sono i maschi a Palermo???”

Ciccio Polletti, che ci distanziava di qualche passo per osservare una vetrina, prontamente rispose: “uhm (intercalare ricorrente) e lo chiedi giusto a noi?”

Ecco, l’alfa e beta ch’era in noi e che in questo racconto si palesava nel Dott.- Ing. , grande leader della nostra comitiva dalla mascolinità non apparente; l’ uomo calmo e serafico che d’un colpo era in grado di spiazzare una trans che all’ ironia (le battutacce), era sicuramente abituata più di noi.

L’irriverenza del Dott.-Ing. negli anni a seguire divenne una costante; era divertente e del gruppo fu un elemento centrale. I suoi “uhm” alternati agli “e infatti” scandivano le nostre serate di chiacchiere al chiarore di luna e di sudore da sedili di eco pelle.

Erano anni di favolosa astinenza da donne e quel mix di amicizia bizzarra, colmava quei vuoti che tanto ci facevano penare. E anche qui, pur apparendo un racconto molto gay, nessuno di noi lo era.

Ma quella comitiva, per com’era messa, riusciva ad attirare solo moscerini, per via delle maglie gialle di Ciccio, venditori di rose, per il fatto che spesso uscissimo in coppie di uomini e quando andava bene, gli insulti dei trans.

Almeno loro ci notavano.

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