Diario S5 g24. L’ Investigatope di famiglia

Diario S5 g24. L’ Investigatope di famiglia

Ma come si annidano i serpenti,
occhio attento a dove vai,
ho mille ragioni per gridare,
non dimenticarlo mai (M. Masini e U. Tozzi – Come si fa?)

investigatopePremessa. Fa parte del quotidiano di tutti, sentire un amico o un’amica esporre con spregio i dettagli della fine di una storia d’amore.

Gli ex, non sempre per fortuna, diventano “capro espiatorio” della propria esistenza. Sono specchio del proprio fallimento, ma anche lato b della propria coscienza.

Assistere, anche in forma assai passiva, a storie di delusione, amarezza misto risentimento che ci circondano, è un’attività da cui è difficile esimersi.

Fa parte della vita.

Ognuno di noi, se non noi stessi, spero di no, siamo stati partecipi del disconoscimento di relazioni che non sempre sono state brevi.

Tante volte avrei voluto fermare i miei interlocutori, indurli a comprendere la necessità di ultimare quelle conversazioni in cui con molto leggerezza si devasta l’immagine che si trasmette di sé, del proprio passato e del futuro che verrà.

“A me, esattamente, che me ne fotte?” Avrei voluto gridargli nella testa, come anche “Se sei stato con lui/lei, un po’ demente, alla fine lo eri pure tu!”

La premessa un po’ lunga di questo racconto è perché sto per introdurvi in una storia di famiglia, di quelle che si raccontano tra amici, perché risultano talmente incredibili, da non poter restare confinate alla propria memoria.

Il primo punto che vorrei mettere nero su bianco è questo: mio padre ha pochi parenti, mia madre un’infinità. Di alcuni di essi non sono in grado di riconoscere prole e affini.
In mezzo, ci sono vicende di amanti, figli che non conoscono padri, padri che non conoscono figli, mogli che conoscono tanti padri e così via.

Tra queste, ce n’è una che m’è rimasta impressa.

Mia madre, sempre pronta a raccogliere e far da megafono alle storie di famiglia, in una sera d’estate, le stesse in cui divideva le vacanze con i parenti, ci raccontò di una nostra cugina, “Penelopa”, devastata dalla fuga del marito.

La lasciava “sola” e con due figli per seguire la propria omosessualità.

A me la cosa parve immediatamente strana. Conoscevo “Luisandro”, era un bel ragazzo, di media statura, che mai, almeno ai miei occhi, era parso effeminato, gaio o come si dice da noi “abbuccatu”.

Era un uomo tranquillo, frequentava assiduamente lo stadio, sfoggiava un pizzetto da maschio, di quelli scomposti, seppur abbinato sempre ad un abbigliamento da rappresentante, che sappiamo non lasci molti spazi all’espressione dell’io.

Insomma non aveva alcun tratto distintivo evidente che facesse pensare ad una vita sessuale che non fosse quella che conoscevamo.

Da quella estate però, per tutta la famiglia e per i conoscenti, Luisandro, dopo il racconto di Penelopa, era divenuto un “mostro”, un padre assente e dai gusti sessuali dubbi. Che poi, se proprio vogliamo dirla tutta, è più difficile sposare una come mia cugina che vivere da gay a Palermo.

Ma comunque. Seppur l’esotica cugina fosse giovane e avvenente, nonché madre dei suoi figli, uscì da quella casa per sempre.

Fu come non fu, per anni la storia di Luisandro e Penelopa, portò ad allusioni di qualsiasi specie, di ricerche infruttuose, di curiosità e indicibili commenti da taverna.

Passarono gli anni. Lei rinasceva tra discoteche e locali alla mode, faceva la cosiddetta “bella vita”. Lui invece un fantasma dalla vita banale e ripetitiva. Ogni tanto arrivavano notizie di amori non verificabili e di crociere del sesso.

Ma niente. Come sempre la cosa mi turbava o divertiva più di tanto.

Poi un giorno, preso dalla curiosità, dopo anni di indifferenza e qualche battuta tra fratelli, mi misi sulle di Luisandro tracce grazie a Facebook.

Fu allora che scoprii che nel profilo c’era un elemento che cozzava fortemente con l’immagine che la famiglia aveva trasmesso a noi tutti.

Stavo sulla sua bacheca, non eravamo amici, dunque in evidenza leggevo le informazioni personali. D’un tratto l’occhio cadde sulla voce professione: “Investigatope”.

Arrivò immediatamente la rivelazione: non era gay. Era semplicemente un uomo come tanti che s’era stancato della moglie, che prontamente l’aveva diffamato.

Luisandro adesso convive con una donna e sta per diventare ancora padre. E mi sta pure più simpatico.

Se lo amate, dite amen e condividete.

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