chi non la canta subito
in un momento, alè, diventa brutto!
e invece: quelli belli come noi
(che sono tanti!)
a cantarla tutto il giorno vanno avanti! (A. e E. Kessler – Quelli belli come noi)

Grasso Civati Fratoianni SperanzaNella storia di un individuo con degli interessi, prima o poi, capita di imbattersi in un “progetto politico”.

Il mio, “mannaggiaamme”, si chiama “Liberi e Uguali” ; un cartello elettorale, nato dall’unione degli scissionisti del Partito Democratico post Renziano e con una parte della Sinistra post scissioni della sinistra.

“Leaders” del raggruppamento sono i segretari dei partiti, Roberto Speranza per Articolo – 1, Nicola Fratoianni per Sinistra Italia e Giuseppe Civati per Possibile e con loro, gli ultimi due Presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso.

Un movimento in polemica su tutto, fin dalla prima apparizione pubblica congiunta: l’Assemblea di Roma del 3 dicembre 2017 che in una prima comunicazione sarebbe dovuta essere il 4. Tanto per non creare confusione tra le persone.

Liberi e Uguali

Alla kermesse c’erano i soliti: D’Alema, Bersani, Bassolino, Craxi e tanti altri ancora.

Uomini e donne, in maggioranza i primi, da sempre considerati i grandi nemici della sinistra italiana e della sua unità.

A guidare il consesso: Pietro Grasso, “lider maximo”, scelto segretamente dai Tre, tra le mura romane, “seduto”, divertito, allegro, come un nonno ad una festa di ragazzini in discoteca.

E poi c’erano i delegati, la maggior parte in fila fuori o peggio ancora strattonati dalle guardie ai cancelli. Anziani, giovani, disabili, arrivati a Roma per la rivoluzione, a proprie spese, ad una settimana dall’avvio delle feste di Natale. Con i costi per il viaggio lievitati per ovvie ragioni che non sto qui a sottolineare.

Entusiasti, venuti nella Capitale da tutta Italia per godere della nascita di una lista unitaria in vista del voto e chissà per quanto altro tempo ancora. Eravamo a Roma per votare nome, logo, festeggiare e siamo finiti per litigare con la sicurezza, come ad un qualsiasi concerto dei ’99 Posse.

Mentre la maggioranza stava fuori, a pochi gradi sopra lo zero, cominciavano a girare le prime indiscrezioni sul nome e logo. Da whatsapp ci arrivavano cerchi rosa con scritte improponibili rosse, alcuni, forse, quasi peggiori dell’immagine che poi venne depositata per le liste.

Intanto nessuno sapeva cosa stesse succedendo dentro, fino a quando riuscimmo a conquistare il monitor che stava subito dietro l’entrata principale dell’Atlantico live.

Stipati come un bus indiano nell’ora di punta, stavamo lì, tentando d’entrare, litigando con le guardie che ci respingevano paventando problemi di sicurezza per il Presidente del Senato, Pietro Grasso. L’uomo che volevamo ascoltare a nostre spese e con una delega al collo.

Finita la kermesse, andammo tutti via. Chi deluso, chi felice. Io incazzato per il trattamento ricevuto.

Le belle speranze hanno anche degli intoppi per carità. Lì per lì si pensava ad uno dei tanti, “i soliti di organizzazione della sinistra”. Per me un segnale chiaro di come sarebbe andata a finire dopo e ancor dopo marzo.

Liberi e UgualiAdesso toccava ai giornali; gli unici fino a quel momento, ad informarci su cosa stava accadendo al partito che avevamo deciso di sostenere e alcuni anche finanziare.

Dopo Roma, la prima contestazione della “gente” fu: siete un movimento di sinistra e femminista ma per rappresentarlo ci sono esclusivamente 4 uomini.

Alcuni lo avevano previsto con largo anticipo, tra questi Pippo Civati che, come al solito, verrà ignorato dagli amici.

Tra i denti si sarebbe subito voluto rispondere: “ma no! C’è Laura Boldrini!!!”

Non si poteva fare.

La Presidente della Camera infatti ( mi rifiuto di scriverlo al femminile), era ancora impegnata sul voto della finanziaria in Parlamento.

Non sarebbe stato opportuno che si dichiarasse pubblicamente legata ad un nuovo soggetto che da lì a poco avrebbe sfidato tutti gli altri.

Continua…

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