Diario S5 G15. Maichilieddu ‘u mmiricanu

Diario S5 G15. Maichilieddu ‘u mmiricanu

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti. (Fabrizio De Andrè – Canzone del Maggio)

La storia che sto per raccontare è un dramma che si consuma ancora oggi, per cui, per ovvi motivi, darò dettagli leggermente modificati per permettere al nostro protagonista il giusto rispetto della privacy, anzi della “praivaci”, visto che di un “americano” si parlerà.

MaichiliedduMaichilieddu “‘u mmiricanu” è lo zio che tutti abbiamo avuto. Emigrato con la famiglia alla fine degli anni cinquanta, ha vissuto negli Stati Uniti. Una volta “arricchito” e poi tornato nella terra natia per godersi la pensione.

La sua Sicilia.

Maichilieddu è un uomo interessato alla cultura, alle madonne e nel tempo libero si dedica alla diffusione di notizie tramite Facebook. E’ un anziano mite, talmente mite, da far annoiare persino i Santi che condivide.

Fa il siciliano “de-migrato”, di ritorno;  condivide foto di compaesani che coltivano pomodori negli Stati Uniti, foto di frutta al mercato del Canada ed immagini Sacre immancabilmente insanguinate. Poi ancora scampagnate, foto di gruppo, foto tutti appoggiati gli uni agli altri, anziani con la coppola, anziani che stanno seduti, anziani che dormono da seduti e anziani che mangiano brodini intervallando le gesta con un alzata di calice di plastica al grido: “alla salute!”

Insomma, una vita da settantenne sul web.

Ma “Uncle Maichi” è anche autore di libri da emigrato. Quelli “gli italiani della miniera” o “Italiani che munnano cotone”. Cose così.

Questo semplicemente per dire che lo zio, non è solo un “mmiricano” qualunque, ma è uno “studiato”, cioè uno di quelli che ha fatto le scuole e che gode di una reputazione privilegiata, di quelle “un uomo buono”.

Ma gli uomini buoni e col computer, hanno anche dei segreti. Ne parlai sul mio diario tanto tempo fa, durante la prima stagione col post “quando non c’è la moglie“.

Maichi non so se possa effettivamente essere un frequentatore di siti da sesso indifferenziato, non lo conosco personalmente, anzi tendo a credere che non lo sia per ragioni devote. Di sicuro però, ha un personal computer con Windows, probabilmente con versione ’95, con 12 antivirus installati che sprecano le proprie energie a combattersi, lasciando libero il campo a malware di qualsiasi specie.

Questo ai tempi di Facebook significa necessariamente due cose: sei vittima certa di pishing (ti rubano i dati) e poi ti inondano il pc di file che contengono codice malevolo.

Tra questi, i pc dei settantenni sono notoriamente colpiti da un particolare virus che assume l’identità del malcapitato e condivide sulla bacheca personale, ma anche via messaggio alla lista dei contatti, link che rimandano a filmati porno e che una volta aperti infestano il pc di altri settantenni.

In sostanza i settantenni sul web e non solo loro, vivono una pandemia informatica inarrestabile. La voglia di curiosare e leggere tutti i messaggi che ricevono, li rende i migliori divulgatori di malware del pianeta. Virus che ogni tanto si pensano estinti ma che ritornano attivi a distanza di decenni, grazie anche alla sopravvivenza di Pc e sistemi operativi obsoleti.

E’ infatti da almeno 15 anni che tali codici infestano i pc di tutto il mondo, ma nonostante tutte le informazioni, c’è sempre qualcuno che ci casca. Un po’ come le mail col Principe nigeriano che vuole donarvi l’eredità. In pratica sono come quei tizi che nei film apocalittici prendono il batterio killer ed immancabilmente te li ritrovi in ascensore prima di prendere un aereo.

Lo zio Maichi, che è anche uno di quelli che pigia la tastiera coi soli indici, come ai tempi della “lettera 22”, è uno di loro. Un anziano “acculturato” che risponde a qualsiasi messaggio ricevuto e che immancabilmente, apre qualsiasi allegato, pensando di non potersi perdere un solo contenuto del web che lo possa riguardare.

Cominciò così l’infestazione che ha contaminato il suo privato, ma pubblico, di navigatore fatto di pomodori, zolfo e coppole di anziani che sanno di naftalina.

“Ti denuncio!” “Molestatore!” “Ma come ti sei permesso!!!” “Se lo viene a sapere mio marito ti scassa la faccia!!” Sono solo una piccola parte dei contenuti privati che il povero “Uncle Maichi” ripubblica sulla propria bacheca, sperando di poter ripulire la sua immagine da bravo emigrato, ormai compromessa da quei link inviati ai più intimi amici.

Un inferno sceso sulla sua postazione, che ne ha rovinato l’ esistenza da anziano, marito, scrittore e persino americano, fino a fargli più volte scrivere che fosse arrivato il momento di suicidare il profilo. Un atto disperato, annunciato e mai compiuto. Tipico atteggiamento da siciliano; annunciare la morte fin dai trent’anni, pensando di procurarvi un rimorso di coscienza ed un anticipo di rimpianto per qualcosa che ancora non avete commesso ma che vi rende automaticamente colpevoli.

“Ho deciso, oggi lo cancello”, un messaggio in terza persona, come a dire: “io non c’entro è lui che fa tutto da solo”. Io anzi sono bravo e lo elimino per sempre.

“Muto!” “Sto traditore che infanga il buon nome mio con tutti voi!”

Una lotta tra il buono e cattivo Maichi; come se il virus si fosse impossessato dell’identità reale da bravo emigrato che torna in Sicilia per regalare dollari e bustine di zucchero ai parenti, per mutarlo in un crudele predatore sessuale di anziani.

Lo Zio Maichilieddu, quello che una volta morto tutti diremo era “un bravo cristianu”, si è ormai trasformato, come tanti che hanno un computer, in un minchione. Uno di quelli che ha sempre riconosciuto come tali e da cui prendere le distanze.

Lo zio però non ci sta.

E adesso, venuta a mancare la fiducia, Maichi l’offeso, è pronto ad accusare. Come un qualsiasi “pentito”. Ma del web.

Siete tutti colpevoli. Tutti.

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