Diario S4 G43. La bugia è una questione d’onore

La bugia è una questione d'onore

La bugia, lungo il corso della storia, identifica e qualifica l’esistenza del “palermitano”. Uno sfogo dedicato a Peppino Impastato

Broadcast me a joyful noise unto the times, lord,
Count your blessings.
We’re sick of being jerked around
We all fall down. (R.E.M. – Bad Day)

La bugia è una questione d'onoreLa bugia per i Palermitani è stato sempre un affare assai complicato. E’ il più grande atto che si possa compiere, anzi, una questione d’onore.

Il Palermitano “purtroppo“, per sua natura, è onesto, sincero, buono e lavoratore.

Non mente alla moglie, non mente al proprio datore di lavoro e non mente manco davanti a Dio.

Ecco perché i “palermitani”, “cristiani bbuani”, non tradiscono, non vanno in malattia e frequentano la chiesa tutte le mattine.

Davanti ad un “tu fusti!”, per discolparsi, sarebbero in grado di vendere la propria madre. Anche quando c’hanno ragione!

Ammettere qualcosa infatti, fa orrore, e per non farlo, saremmo pronti a dare la vita. Specialmente quella degli altri.

Ed è per questo che l’omertà, in questa terra, è divenuta un “valore”. Il silenzio, un vanto. Come se tacere non fosse omissione della realtà.

“Zitto e muto”, al pari della coppola, della minna prorompente e dei baffi di “chiummo”, sono due parole scolpite nell’immaginario collettivo del secolo scorso. “Spero”.

La bugia era mezzo di sopravvivenza della coscienza. Parlare, un affronto all’ identità, al modo di vivere, ma anche un rischio per la propria incolumità.

Già, perché ai palermitani, in quel secolo ieri, parlare non era consentito. Dovevamo mentire, mentire e mentire. Abbiamo mentito così bene e per così tanti anni, da non riuscire a distinguere la verità dalla realtà.

Nacquero così quelle morti di mafia “colpa di una donna”, i “sa circò!”, i “vulieva fare l’eroe!”. Esatto, eroi. A parlare erano solo gli eroi, persone normali, con il dono dell’ammissione. Di ammettere soprattutto a se stessi la verità.

Poi arrivarono quelli “ca panza lienta” , talmente lenta, debole, da dover essere identificati, in alcuni casi, accanto alla parola “pentiti”.

Differenti, attenzione, dagli “scimuniti”, quelli che si facevano sparare per “eroismo”.

Ed è qui, ancora una volta, che tornava a galla l’essenza della bugia: la verità quale pentimento. Facendo così l’ennesimo errore: scambiare la rivelazione di una realtà, quale atto di pentimento.

“I cristiani bbuani” però scomparvero, e a quel punto tutti, pentiti, scimuniti ed eroi, continuammo a vivere nello stesso posto a testa alta. Di nuovo e fino alla prossima nuova, penultima, bugia.

Baciammo la mani. (Dedicato a Peppino Impastato nato il 5 Gennaio del 1948)

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