Diario S4 G41. Siccità malinconica

Diario S4 G41. Siccità malinconica

E’ stato di crisi idrica per la città di Palermo. Un avviso dell’Amap mette i cittadini in allerta siccità

A mano a mano si scioglie nel pianto
Quel dolce ricordo sbiadito dal tempo
Di quando vivevi con me in una stanza
Non c’erano soldi ma tanta speranza (Rino Gaetano – A mano a mano)

Prevista un’impennata di vendite di bagnine, bacili e biruna per i palermitani. Dopo tredici anni di stabilità idrica, l’Amap, azienda pubblica del servizio idrico, ha annunciato un temporaneo, si spera, ritorno alla siccità.

Attraverso un comunicato infatti, la società, ha avvisato la città che dal 3 gennaio 2017 e per periodo imprecisato di tempo, il servizio verrà fornito a giorni alterni. Secondo i tecnici, gli invasi che forniscono l’acqua, sarebbero pieni soltanto al 33% della capienza, causando così l’arrivo di disagi per tutti.

“Finalmente una crisi!” Verrebbe da urlare!

Eppure me li ricordo ancora bene quegli anni di disagio, di raccolta e razionamento dell’acqua, che ci condizionavano ogni santo giorno. Ricordo le docce col contagocce, le bagnine perennemente a mollo, i cuppitieddi di plastica spellata e riserve da 300 litri sparse casa casa.

“Sa futtino!” Era l’imprecazione più ricorrente. Maggiore dell’allora poco usata “ddu cuirnutu ru Sinnacu”. Poi arrivò il sorpasso. Ma quella è storia recente.

A casa il nervosismo “si tagliava col coltello”. Eravamo così abituati a salvaguardare ogni goccia, da collezionare qualsiasi oggetto ovale o quadrato che avesse più di due centimetri di bordo.

Nei condomini, fortunati noi, eravamo forniti di comodissime cisterne d’amianto, che nel tempo scoprimmo essere pericolose tanto quanto le ascelle non lavate. Entrambe, se respirate, colpivano i polmoni.

Quando poi era il giorno d’erogazione dovevi arrivare sempre prima degli altri; una corsa contro la coppia di anziani del piano di sopra che ti batteva sul tempo per via della sveglia naturale alle 4 del mattino. Nelle case arrivava giusto un filo d’acqua che non riusciva mai a riempire tutte le riserve stabili e occasionali che avevamo. Tra le cose, ricordo sempre la nostra vasca da bagno piena e con tutte le bacinelle ai bordi, pronte all’uso e al riuso.

Già perché l’acqua non andava sprecata mai. Quella della pentola andava scaricata nel water. L’acqua per lavare le mani, prima per i piedi e poi per nel water. Insomma, era un bene prezioso. Incredibile!

Che poi che ci facevano sti anziani con tutta quell’acqua? Boh.

Successivamente arrivarono i silos di quartiere. Riserve destinate alle periferie, dov’era rischioso pure mettere una cisterna sul tetto, dato che poteva causare il crollo dell’intero palazzo.

Erano luoghi di culto, lite e rassegnazione. Ci si metteva in fila per ore, si dormiva nelle auto fino a conservarne l’ultima goccia. Poi la pace fino alla notte successiva. Ancora oggi, se passate da piazza magione o dall’ingresso in favorita da viale del fante, scorgerete il monumento involontario alla siccità. Tutto acciaio e desolazione.

Sembrava passata un’epoca ed invece eccoci qui, a raccontarla di nuovo. Siccità e malinconia, una storia che sembrava archiviata e che, invece, come per le targhe, torneremo a vivere un giorno si e uno no. Ci toccherà tornare a prendere l’autobus, tutti insieme, appassionatamente e senza esserci lavati.

Ah! Scusate. Mi avvisano dalla regia che l’autobus è così ogni giorno, ancora, anche senza l’arrivo di nuova crisi.

“Ddu cuinnutu ri l’Amat, ri l’Amap e ddu Sinnacu!”.

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