Diario S4 G34. Twist and fusball show

Al 18° di Sullivan potei finalmente documentare la scarpa da fusball, meglio conosciuta come scarpa da calcetto ma indossata ad eventi glam

Do you remember when,
Things were really hummin’,
Yeaaaah, let’s twist again,
Twistin’ time is here! (Chubby Checker – Let’s twist again)

La scarpa da fusball ad un matrimonio
La scarpa da fusball ad un matrimonio

Diciamocelo: sappiamo entrambi benissimo quanto il “ciané” ami la tecnologia e l’abbigliamento sportivo, ne abbiamo parlato tantissime volte, per questo un pezzo come questo non poteva saltare.

Quella che sto per riportarvi è una storia legata ad un particolare evento che si verificò nel mese di febbraio del 2008: il 18° compleanno di mia sorella la piccola.

Devo ringraziare il tizio che venne indossando la scarpa da “fusball”, meglio conosciuta come scarpa da calcetto o da calcio, perché mi diede l’opportunità di poter documentare per la prima volta l’evento. Un po’ come gli scienziati quando vogliono provare le proprie teorie.

La scarpa da “Fusball” è calzatura sportiva per tutte le occasioni. Matrimoni compresi.
Venne introdotta come indumento da tascio verso gli anni novanta, quando nei mercatini arrivano i primi cloni delle più famose marche. Fu cult per i ragazzi di borgata.

Adulti o ragazzi non facevano differenza; davanti al bivio della scelta e con pochi soldi in tasca, dovevano rimediare la calzatura della stagione. Ma tra la scarpa da tennis o il mocassino da usare “tutti i giorni” come poteva scegliere un “uomo”? L’acquisto doveva rivelarsi una soluzione comoda per tutta l’annata. Sportiva per la scuola, per il lavoro, elegante per le situazioni importanti, coi tacchetti per giocare a calcio.

Nacque allora la necessità di trovare una via di mezzo, che andasse bene per ogni occasione. Fu così che si decise per la mitica scarpetta bicolore; “elegante” (ce l’aveva pure Zola), sobria quanto bastava, sportiva, sempre alla moda e col cuoio (foirse) che copriva gli odori.

Per scrivere questo post ho dovuto aspettare 28 anni, insomma ho dedicato una vita in favore della ricerca, quella vera. Mutare le proprie teorie, sentito dire, leggende in realtà è quello che ci spinge a fare questo “lavoro”. Orgoglioso dunque come uno scienziato che analizza gli accoppiamenti delle piattole, vi presento la scarpa da fusball.

twist-and-fusballPalermo, anno del Signore 2008, festa del 18° compleanno di Sullivan, penultima della specie Galt.

Location dell’evento più glamour dell’Arenella, quella che allora era conosciuta come la discoteca “Kandisky Florio”, anzi “discotaca” per sentirci meglio integrati nel gruppo.

Sullivan all’epoca era “toca-accollativa-troppodieci”, la “figa” della sua classe, il cavallo vincente dell’alberghiero che frequentava, dunque non poteva permettersi di non festeggiare il proprio diciottesimo in un locale alla moda.

Ospiti della serata i compagni di classe e qualche amico immaginario. L’alberghiero, scuola alternativa, allo studio, per appassionati di cucina e per appassionati del “non fare niente” ma pigliati un diploma, ha da sempre sfornato allievi per le mie rubriche e per le feste di mia sorella. Me li ricordo ancora come se fosse ieri, c’erano tutte le tipologie di giovani palermitani: dai cagnoli ai fighetti, dagli aspiranti tronisti di Maria De Filippi fino ai brufolosi figli di Papà. Insomma proprio tutti.

Ma torniamo alla festa.

Quando dicevo che c’erano “proprio tutti” intendevo letteralmente tutti. Come usanza vuole in questi casi infatti, ai compleanni vengono convocati tutti quelli che si conoscono. Mai fare disparità. Sullivan dunque si era data da fare radunando qualsiasi persona di età non superiore ai 50anni e/o compagno d’istituto che si trovasse a passare davanti la porta della classe. Occasionali compresi.

L’arrivo degli ospiti è previsto per le 21. Io sono già in sede accompagnato da tutta la famiglia. Effettuati i classici rituali da festa; consegna torta e spumante ai camerieri per metterli in frigo, ci piazziamo davanti la porta del locale in attesa d’accogliere gli invitati. Qualcosa di simile ad un matrimonio, quando tutti i parenti si piazzano all’entrata della chiesa per “curtigghiare” sui vestiti dei parenti fingendo emozione per la loro presenza.

Pochi minuti dopo cominciò la sfilata: passarono tutti sotto le grinfie affettuose di mia sorella. Tra un “ciaooooooo”, “ mi che sai elagante” (non sono errori di battitura), un abbraccio con bacio, scroscio e riposizionamento d’attesa. Insomma tutto andava come nel più classico dei compleanni noiosi da neo maggiorenni.

Mi continuavano a sfilare davanti decine di persone sconosciute, tutte vestite in modo alternativo alla sobrietà; ragazzine “acciurate”, ragazzine “cu culu i fuora”, ometti ed omoni “chini ri puntini”… e così via.

Dovete sapere che è usanza tra i grezzi di sesso maschile di età compresa tra i 15 e 30 anni, andare davanti alla scuole superiori ad abbordare fanciulle. Capita a molti Papà la jattura di ritrovarsi le figlie “zitate” con un personaggio dai capelli gellati e di imprecisata età. Coppie che scopri per caso, magari vedendole sfrecciare in sella ad uno scooter senza frecce o affiancate all’interno di una Fiat Punto con impianto stereo da concerto rock.

Vi lascio immaginare quindi quante coppie si presentarono con lo schema maschio 30enne donna 15enne, assai improbabile persino per le leggi italiane.

scarpadafusball
La prima testimonianza ufficiale

Stavo per addormentarmi quando all’improvviso restai folgorato da una nuova coppia. Lui esemplare puro di maschio grezzo: corporatura grissino panificio, braccia e gambe tubolari, capello scolpito, piatto e liscio col gel solidificato sulla fronte, riga al centro. Indosso una felpa bianca “Made in Cina” e un jeans blu “Morrison”, gli unici jeans larghi “mezza botte” alla vita e “passero” sulle gambe. Al piede la mitica scarpa da “fusball”, nera a strisce bianche, tacchetto basso e di marca sconosciuta. Lei era normale, una figlia di Papà caduta nella rete.

Ma Lui era lì, davanti a me, non ci potevo credere. Finalmente.

Lei si allontana per qualche minuto per salutare le compagne. Lui, con il passo felpato entra in sala, non viene considerato da nessuno dei presenti. Era tutto per me, lo guardavo innamorato.
Prendo la macchina fotografica, è un attimo, finalmente avevo la prova. La scarpa da “fusball” non era più una leggenda metropolitana.

P.s. Non è stato facile riprendere questo post scritto circa otto anni fa. Però era giusto che stesse all’interno di questo diario. Se mai dovesse capitare un esemplare anche ad una vostra “festa”, inviatemi una foto.

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