Diario S4 G11. La lapidazione di Maniaci

Diario S4 G11. La lapidazione di Maniaci

Pino Maniaci, giornalista simbolo dell’informazione senza macchia, vittima di un linciaggio mediatico per via di un’ accusa per estorsione


I wish I knew how
It would feel to be free
I wish I could break
All the chains holding me
I wish I could say
All the things that I should to say
Say ‘em loud say ‘em clear
For the whole round world to hear
(Nina Simone – I Wish I Knew How It Would Feel To Be Free)

pino-maniaciIn questi giorni ho assistito al “massacro” mediatico, umano e professionale di Pino Maniaci, giornalista anticonvenzionale, che nel 1999 ha rilevato una piccola emittente televisiva nel palermitano, a Partinico, e negli anni trasformata in una televisione di denuncia.

Per capirci meglio. Telejato e Pino Maniaci, insieme, sono diventati la storia di successo di un piccolo borgo di Sicilia, etichettato da sempre quale territorio di mafia senza speranza. Maniaci col suo modo di fare, gretto e sboccato, che tutti conoscono e che sono il vero marchio di fabbrica, ha condotto un telegiornale come se fosse una start up innovativa.

Maniaci non è un fine pensatore, un colto narratore o un giornalista col corso di recitazione e dizione. Senza il suo essere “volgare” non sarebbe mai riuscito a conquistare la popolarità e, paradossalmente, la credibilità professionale raggiunta.

La sua storia di successo si fonda principalmente sul suo essere “tamarro”, pecorella smarrita che ha ritrovato la via sulla strada dell’informazione.

E in Sicilia tutto questo evidentemente dà fastidio, specialmente alla categoria a cui Maniaci, solo da poco tempo è “riuscito”, voluto, appartenere. Perché tra le presunte macchie, TeleManiaci per anni, fu guidata da un “non iscritto” all’ordine dei giornalisti, cosa che gli procurò diverse grane, fino a quando, appunto, non cedette al tesserino.

E un “non giornalista”, “non colto” e che ha pure successo, diciamocela tutta, rompe i coglioni. Maniaci è entrato nel regno dei comunicatori certificati e questo, a molti, forse, non è mai realmente piaciuto. E il forse lo metto solo perché non ho le prove.

Già, perché non si spiegherebbe altrimenti l’accanimento mediatico di queste settimane, dove il caso di un giornalista indagato per presunte azioni di estorsione è stato trasformato nella versione “pecoreccia” del caso del secolo all’americana. Maniaci come O.J. Simpson, la stella, la celebrità, il campione, schiacciato dal peso della vergogna e della menzogna.

Vent’anni di storia, spazzati via da un’inchiesta che ha meno certezze dei titoli dei giornali che la “diffondono”. “Maniaci estorsore”, “Maniaci fedifrago”, “Maniaci cafone”, “Maniaci mentitore”, “Maniaci profanatore di eroi”, diventano dunque verità certe, assodate, senza uno straccio di prova.

Un processo mediatico a cui ho assistito ieri in diretta e che tanto mi ha ricordato i linciaggi in pubblica piazza alle streghe di Salem. Un esercito di giornalisti e non, ammassati in pochi metri quadrati, ha partecipato alla conferenza stampa promossa dalla difesa del Maniaci tra sghignazzamenti, indifferenza e domande che sembravano più accuse assetate di sangue che lecite richieste (guardate la conferenza integrale che allego sotto). Già perché in Sicilia le domande non hanno importanza ed i professionisti fanno gli indignati sui social network.

E’ vero siamo tutti indignati da questa storia, ad alcuni però spetta il compito di raccontarla, ad altri di commentarla, all’accusa di provarla, alla difesa di smentirla, a nessuno di falsarla.

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