Diario S4 G18. La Professoressa

Diario S4 G18. La Professoressa

Questo post vuole essere un tributo alla Professoressa Di Cara, mia insegnante di italiano delle scuole medie presso la Gianni Celeste

Ti nasconderai
Dentro i sogni miei
Ma io non dormirò
Mi dovrà passare
Quanti amori avrai
Che cosa gli dirai
E quanto anche di me
Io dovrò cambiare
(Noemi – Cambiare)

professoressaSe ho dei valori da raccontare lo debbo anche e in buona parte ad una persona di cui finora non ho parlato. Una maestra di vita, di quelle che se sei fortunato, la incontri una volta in tutta la tua carriera scolastica.

A differenza di mia sorella per esempio, che ha avuto una professoressa che voleva convincerla che rinoceronte si scrivesse con due enne(n). Fino ad arrivare a convocare i miei genitori per convincerli a rimproverarla del suo reiterato errore. Mah.

Per la nostra classe, l’insegnante d’italiano delle medie fu, nel suo piccolo grande ruolo, come il celebre “Robin Williams” in “L’attimo fuggente“. L’unica differenza tra noi e il film stava nel fatto che usavamo salire sui banchi solo per risolvere delle questioni personali. Vabbè, dettagli. 

Creammo un rapporto speciale. Ognuno di quei ragazzi dopo vent’anni, riesce a mantenerlo ancora vivo. Con le dovute differenze come è ovvio, ma senza l’astio tipico causato dalla barriera della cattedra. Lo abbiamo riscontrato in questi giorni grazie ai social network che ci hanno fatto rincontrare.

La “Gianni Celeste“, come vi ho raccontato, era una scuola di frontiera, una tortura per qualsiasi docente vi capitasse. Per farvi capire: ogni volta che ti piegavi per raccogliere qualcosa da terra uno degli alunni ti si piazzava dietro simulando un movimento pelvico che tanto ricordava le gesta di Elvis Presley. Anche se, devo ammettere, la nostra, rispetto alle altre classi della scuola, era quasi elitaria.

Sopravvivere con lucidità a quelle continue provocazioni doveva essere un’impresa da far invidia al “giro del mondo in 80 giorni”. Persino io, nel mio essere simpatico, ero di una pesantezza snervante. Me rendevo conto già allora, figuriamoci adesso. Anzi, siccome mi leggerà, le chiedo perdono “Pressorè”.

Berlusconi-discesa-in-campoEro un provocatore “politicizzato”, fingevo spudoratamente d’essere un fanatico berlusconiano, di quelli che uscivano la lacrimina al solo sentirlo nominare. Altro che Antonio Cornacchione! Era il 1993/4, periodo della famosa “discesa in campo per noi”, e non perdevo occasione per aprire dibattiti sul tema. Sapevo il suo debole sinistroide e trovavo troppo divertente farle saltare i nervi. Disegnavo continuamente bandierine di Forza Italia, ricordo di averlo fatto persino in uno dei temi che ci diede come compito in classe. Insomma, un rompicoglioni di proporzioni bibliche. Però le volevo bene, anche quando non volli partecipare alla recita di natale per protesta.

E siamo qui, nonostante tutto.

E se nessuno di quegli adolescenti con l’ascendente criminale sia finito in galera, con buona probabilità, il merito è dovuto al lavoro e alla caparbietà della Professoressa Di Cara.

Ci ha lasciato dei valori. Anche a quei compagni apparentemente impermeabili alla disciplina. Penso che questo post sia il sentimento di ognuno di noi, di loro, ognuno di quelli che grazie a Lei è riuscito a costruire qualcosa con la stessa dignità ed il rispetto degli insegnamenti che ci ha trasmesso.

Grazie “Pressorè”.

p.s.

L’immagine di Berlusconi in questo post è tributo ai bei tempi della scuola

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