Diario S4 G17. I soliloqui di Wilfred

Diario S4 G17. I soliloqui di Wilfred

Wilfred, amico saltuario della nostra comitiva di neo patentati. In questo episodio il racconto non racconto di quelle serate palermitane

Qui niente male, mi sembra un funerale
Chi muore solo, chi ammazza per il pane
C’è aria di festa, la morte è pure questa
Dice che è proibito, che è proibito anche pensare
Sogno proibito di qualcuno è castigare
Eh, li sento parlare di vite bruciate
Ma non permetto più
(Litfiba – Proibito)

Oggi vi parlerò di Wilfred, uno dei tanti amici da comitiva che allietava le nostre lunghe serate da neo patentati. Dovete sapere infatti, che moltissime di queste, si svolgevano esclusivamente all’interno di un’automobile. Praticamente anticipavamo di un decennio il più celebre “camera cafè”, episodi davanti ad un distributore di caffè, con la differenza che da noi si svolgevano all’interno di autovetture.

Citando Gianni Morandi, “non era bello ma accanto a sé aveva mille donne se” usciva insieme a te.

wilfredI racconti di Wilfred erano mitici, ho usato un suo intercalare di proposito, duravano 3 giorni e nei primi due diceva solamente “OU CUMPA PERCIO'”. Lo interrompevamo continuamente, non perché non avessimo rispetto della sua loquacità, ci preoccupava per la durata della conversazione che si prospettava: lenta e senza variazioni di tonalità. Praticamente da pastore evangelico depotenziato, con un ritmo da “ultimo tango a Zagarolo”.

Wilfred era, a suo modo, simpatico e generoso. Pagava i caffè, anche quando non voleva, e non si negava nulla. Da grande diventò un esperto ballerino di salsa, cosa inaspettata per un ragazzo che comunicava con la velocità di un fax.

La cosa straordinaria delle nostre uscite a tre, il terzo ovviamente era White, è che furono tantissime, però di nessuna riesco ad averne un ricordo spendibile.

Ho in mente soltanto e sempre la stessa scena: noi tre in auto, lui al posto di guida, White alla sua destra ed io posizionato al centro dietro. Wilfred cominciava a parlare, poco dopo arrivava il buio pesto. Cinque ore più in là eravamo ancora nella stessa posizione. White s’era spento 3/4 sigarette sul maglione, se ne vedevano i segni, Wilfred invece continuava col soliloquio. Io riaprivo gli occhi lentamente mentre asciugavo la bava da posizione forzata. Non partecipavamo neppure alla discussione con i classici “mah, certo”, lui proseguiva comunque senza parsimonia.

Oggi, dopo tanti anni, lo dico con estrema sincerità: le migliori dormite erano sui sedili dell’auto Wilfred. Ci rilassava talmente tanto, che organizzavamo le trasferte di notte solamente per dormire. La sua splendida station wagon era il nostro secondo letto. Non ricordo neppure cosa accadde una sera che fummo invitati a casa sua in provincia di Palermo. Eravamo andati lì per una grigliata notturna o qualcosa di simile. Ho solo il ricordo di me che prendo possesso del divano e poi nell’immagine successiva, annebbiata, era come se avessi partecipato ad un pigiama party. Mi dicono che Wilfred avesse acceso il camino per arrostire e che lo fece ininterrottamente per 12 ore. Non ci accorgemmo di nulla.

Le nostre serate lasciavano ricordi poco lucidi da rock star, senza fare nessuna delle cose tipiche da rocker.

Avete presente droga, sesso e rock and roll? Scordatevela. Di quelle sere ricordiamo soltanto l’immagine di Wilfred che attaccava un pippone, mentre lentamente l’anonima sequestri del sonno ci portava via.

Condividi: