Diario S4 G13. L’ultimo gol di Luca Toni

Diario S4 G13. L’ultimo gol di Luca Toni

Luca Toni lascia il calcio giocato alla soglia dei 40 anni. Campione del mondo nel 2006, ha vestito per due stagioni la maglia del Palermo

Che confusione
sarà perché ti amo
è un’emozione
che cresce piano piano
stringimi forte e stammi più vicino
se ci sto bene
sarà perché ti amo.
(Ricchi e Poveri – Sarà perché ti amo)

toni orecchioLuca Toni lascia il calcio giocato dopo 324 gol ed una lunga carriera di titoli e gloria. Nel palmares dell’attaccante: due titoli di capocannoniere in serie A, uno di serie B, uno in Bundesliga, una scarpa d’oro, uno scudetto col Bayern Monaco, una coppa di Germania sempre col Bayern ed infine il titolo di campione del mondo con la Nazionale Italiana.

Arrivò a Palermo dopo un bruttissimo infortunio che gli pregiudicò un inizio di carriera già in forte ascesa. All’epoca era di casa a Brescia dove giocava al fianco di Roberto Baggio. Nelle prime di campionato aveva già realizzato 2 reti, 13 la stagione precedente, poi appunto un infortunio lo lasciò fuori dai campi per quasi una stagione.

La stagione successiva lo spilungone di Pavullo nel Frignano, provincia di Modena, si accasò alla corte di Zamparini con l’ombra del giocatore finito a soli 26 anni. Le prime partite in rosa furono difficili e il gol stentava ad arrivare. A quei tempi di tanto in tanto frequentavo la gradinata nord e ricordo ancora i fischi e gli insulti ogni qualvolta toccasse palla.

luca-toni-allo-stadioMa Toni, con quel cognome che fa tanto periferia, era un predestinato per una città come Palermo. Poche settimane dopo infatti, si riprese fisicamente, divenendo capocannoniere di B con 30 reti in 45 partite. Portò i siciliani in A dopo 32 anni e l’anno dopo segnò ancora 20 reti. Venne ceduto a fine stagione alla Fiorentina per circa 10 milioni, in un’estate di misteri, complice lo stesso Patron Friulano, che lo rese antipatico ai tifosi di casa.

Toni dunque, amato ed odiato, da eroe a traditore, la sua cessione fu inaccettabile per il tifo radicale, meno per quello soft che gli continuò, a bassa voce, a tributare stima. E tra questi ci sono anch’io. Amo Luca Toni e conservo le sue maglie gelosamente.

In due stagioni si guadagnò comunque il ruolo di centravanti più forte che abbia mai indossato la maglia rosanero. Non me ne vogliano Calloni, Scarafoni e Saurini (scherzo).

Dopo la Fiorentina un lungo girovagare; Juve, Bayern, Roma, Al Nasr, fino all’ultimo approdo a Verona. Coi veneti Luca ha vissuto una seconda stagione professionale, conquistando il secondo dei due titoli di capocannoniere quando aveva già 37 anni e dimostrando d’essere campione eterno.

Chiude la carriera con la maglia dell’Hellas, segnando nella sua ultima partita un cucchiaio di rigore alla Juventus.

Personalmente ebbi modo di incontrarlo durante una partita della Nazionale a Palermo. Fu umile, gentile e cordialissimo. Mi firmò tre o quattro autografi e non si negò neppure per delle foto. Aveva due spalle che da sole coprivano la Salerno-Regio Calabria e capii allora perché fosse un centravanti impossibile da marcare. Forte fisicamente, abile di testa, macchinoso sulle gambe e tecnico. Centravanti completo e mito assoluto sotto porta.

Con il ritiro di Toni si chiude definitivamente l’era degli spilungoni all’italiana, poco belli da vedere, prolifici come nessuno.

Condividi: