Diario S4 G2. L’incontro col fantasma

Diario S4 G2. L’incontro col fantasma

 Il mio personale ricordo di Vincent Schiavelli, il famoso fantasma cattivo del treno nel successo cinematrografico di “Ghost”

Se guardiamo il tramonto è per te Annina mia
Se contiamo le stelle è per te Annina mia
ma se vuoi fare qualcosa per me amore mio
stai zitta
stai zitta
Annina mia
stai zitta
(Max Gazzè – Annina)

Palermo ha una lunga tradizione legata al misticismo, all’occulto e al paranormale. Giusto per citare i più famosi, questa è la città che ha dato i natali a Giuseppe Balsamo alias “Conte di Cagliostro” e Raniero Alliata di Pietratagliata noto come il “Mago nero” o “Principe mago”.

vincent schiavelli - fantasma cattivo di ghostAnch’io, come tanti, ho le mie storie sul paranormale, ma questa, d’occulto, c’ha ben poco. In realtà volevo dare una chiave di lettura interessante ad un incontro che feci moltissimi anni fa in quel di Mondello.

“Minchia che lario, minchia che lario, minchia che lario!”

Cominciò così il mio incontro col fantasma del treno, quello di “Ghost“, uno dei miti del cinema mondiale in assoluto.

Era una sera di una quindicina di anni fa e mi trovavo a passeggio per la piazza della località marinara dei palermitani, ad un tratto una figura elegante, ma di un elegante curioso: cappello, bastone e lunga giacca nera, con un fisico magro ed allo stesso tempo imponente, faceva girare la testa ai presenti che lo seguivano con lo sguardo e con il “minchia che lario” scandito in coro.

Peccato che Vincent Schiavelli, essendo di origine siciliana, Polizzi Generosa più esattamente, fosse benissimo in grado di capire cosa stessero dicendo e lo faceva ignorandoli.

Era così glamour e quell’epiteto “lario”, lo rendeva straordinariamente intrigante ai miei occhi. Per questo decisi di fermarlo.

Fu gentilissimo, si fermò a parlare con me e con la mia ragazza in un siciliano da emigrante che faceva trasparire soltanto amore per la nostra Regione. Ci raccontò con piacere che da qualche anno si era trasferito nella terra dei suoi genitori e di quanto fosse orgoglioso di questa scelta.

Ci congedammo poco dopo con un autografo che, ahimè, non riesco più a trovare. Lui continuò il suo giro accompagnato dai cafonissimi “minchia che lario” mentre in me regnava il desiderio di conoscerlo meglio. Lo ritrovai in un cameo nel video di “Annina“, splendido brano di Max Gazzè, mio autore preferito dell’epoca. Fu quasi un congedo personale.

Pochi anni dopo infatti, nel dicembre del 2005, morì e a Polizzi venne seppellito, rendendolo il fantasma più vivo, glamour e felice che abbia mai incontrato.

Ciao Vincent

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