Diario S3 G29. Lenticchie cotte portafortuna

Diario S3 G29. Lenticchie cotte portafortuna

Quando si parla di feste la prima cosa a cui penso è legata ad una storia e a dei personaggi che fanno parte della mia famiglia. Da qui nasce l’esigenza, visto il periodo, di raccontarvi il rito delle lenticchie cotte portafortuna…

Joe oh Banana Joe!
tu tienes, oh Banana nana Joe!
corazon gigante y alma sonante
oh Banana nana Joe!
Joe oh Banana Joe!
tu eres, oh Banana na na Joe!
un gran marinero con punos de acero. (Oliver Onions – Banana Joe)

Prima di cominciare questo post volevo scusarmi per la lunga assenza. Ad onor del vero non so ancora il perché della pausa, ho sempre tante cose che mi attraversano la mente solo che poi crollano con la stessa facilità dei piloni in Sicilia. Che poi mi viene da ridere pensando a noi palermitani che usiamo il termine “pila” per identificare il denaro e la relativa tragedia che elaboriamo ad ogni crollo.

Comunque…

Chiudendo parentesi alla Pistarino, vengo alla storia che ci introduce verso questo dicembre di feste e festività.

In un periodo molto lontano, per fortuna, mia madre aveva deciso che alle feste di famiglia avrebbero dovuto partecipare anche alcuni suoi parenti. La cosa chiaramente durò molto poco, ma quei giorni lasciarono in noi pagine di storia memorabili. Tra queste, voglio raccontarvi quella di una coppia di zii che chiameremo per comodità Mr.Torcillo e Mrs. Doubtfire. I nomignoli scelti vi saranno sicuramente familiari per via di un accostamento somatico-cinematografico sensato.

url imagesSe Mrs. Doubfire è ancora fresca nella nostra memoria e ci ricorda Robin Williams mascherato da goffa e simpatica tata, possiamo immaginare questa zia che per aspetto e movenze ci appariva già all’epoca quella goffa signora interpretata dall’attore americano.

Per il marito, Mr. Torcillo, dobbiamo esercitare un pelo di più la memoria, non troppo però, eccolo infatti somigliare incredibilmente a Gianfranco Barra nei panni del trafficante di banane nel celebre film con Bud SpencerBanana Joe“. Era così che mio zio si presentava agli eventi importanti di famiglia; vestito di bianco fino alle scarpe oppure con larghe camicie damascate alla “Boss delle Cerimonie” con immancabili e larghi pantaloni di velluto. Poi di tanto in tanto amava sfoggiare dei gessati da macchietta televisiva in stile “Al Capone”.

Insomma a vedersi erano una coppia simpaticissima e a dir la verità su alcune cose lo erano realmente. Il loro fare era quasi da avanspettacolo e lo si viveva di continuo. Come in una commedia di “Eduardo”. Lei era sempre sull’orlo di una crisi di nervi, Lui invece un simpatico mattacchione depresso che amava raccontare barzellette. Sempre le stesse. Erano accomunati da una sfiducia totale nel mondo. Insomma la faccia allegra della depressione. Come tutti i cattolici “ferventi”, “vuoldireniente”, portavano sulle spalle tutti i peccati del mondo, ma non avevano avuto il culo di una crocifissione al fianco di Gesù.

In poche parole se avessero partecipato a Sanremo avrebbero avuto il testo sfigato di “Kekko dei Modà”, un po’ come accaduto ad Anna Tatangelo nell’ultima edizione, eliminata e dimenticata, mentre gli altri si godevano il podio grazie ad un brano dello stesso autore.

lenticchie cotte portafortunaIn ogni caso, pur avendo una drammatica visione della vita, i due coniugi, non si perdevano mai, praticamente degli oltranzisti, convinti che prima o poi sarebbe arrivato il colpo di fortuna. Per tale ragione avevano escogitato una serie di rituali mistici, formule e pozioni con cui ingraziarsi la fortuna. E queste ovviamente si ripercuotevano anche nel corso delle festività.

Cioè a me casa.

Tra queste, quella che odiavo di più ed allo stesso tempo però mi faceva scassare dalle risate, era quella delle lenticchie di capodanno.

Tutti gli italiani che leggeranno questo post sapranno benissimo di cosa parlo: è tradizione infatti, l’ultimo dell’anno, allo scattare della mezzanotte, festeggiare il nuovo anno e propiziare la fortuna con un piatto di lenticchie. Leggenda vuole che “stimolino” l’arrivo di soldi e dunque “fortuna”.

Ma ciò che poteva essere soltanto un’abitudine per loro si trasformava in una vera ossessione. Il momento delle lenticchie era seguito da tutta una serie di formule che fatico persino a ricordare. Un momento di partecipazione mistica al limite della goffaggine e che si articolava nel seguente modo da Lei:

Fase 1: I piatti venivano riempiti abbondantemente. Al fianco riposavano supine le posate d’ordinanza.

Fase 2: La mano “abbuddava” con violenza nel piatto, ignorando l’uso degli utensili preposti allo scopo.

Fase 3: Il pugno saturo di lenticchie, ancora calde, veniva portato alla bocca e dopo un primo assaggio ci si scambiava il tradizionale bacio con la funcia e scrusciu d’ordinanza ( avveniva solo tra loro due chiaramente.)

Fase 4: La mano “riabbuddava” nel piatto per una seconda pesca propiziatoria. Questa volta però, le lenticchie, ricordo appena scese dalla pentola, venivano infilate nel reggiseno.

Fase 5: Terminato lo strofinio e cominciato l’anno nuovo, mentre gli altri godevano del clima festoso di una tombolata tra anziani, Lei si adagiava comodamente e senza permesso sul mio letto.

Fase 6: Ore 5:45, i parenti lasciavano l’appartamento.

Fase 7: Toccava a me; arrivavo nel letto e lanciavo un bestemmione. Come ogni volta era trasformato in una piantagione di lenticchie ed ero costretto a cambiare dal lenzuolo al piumone alle 6 del mattino.

Questa storia durò per almeno quattro anni, ed ogni volta tutto questo si ripeteva. Compreso il bestemmione di capodanno.

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