Diario S3 G32. Santa Lucia e Santo Stefano

Diario S3 G32. Santa Lucia e Santo Stefano

Santa Lucia e Santo Stefano, due Santi che a Palermo accompagnano lo sfogo mangereccio dei palermitani. Conosciamo gli aspetti più o meno noti di questi giorni di festa…

Ci stanno occupando, uh mammà!
“il fatto è temporaneo poi ci dovrebbero lasciare”
e hanno aggiunto alla bandiera uno stemma blu, uh mammà!
“e non sei più contento, mò teniamo un colore in più”
e scrivo una canzone, uh mammà!
“bravo, sfogati figlio mio che questo lo puoi fare
e srivi una canzone evasiva” uh mammà!
“ma non metterci opinioni, fai una musichella d’invasione!”
(Mimmo Cavallo – Uh, Mammà)

cenone di natale mamma - Santa LuciaE’ di grande attualità in questi giorni discutere di “tradizioni”. Il mese di dicembre poi, per eccellenza, è quello in cui se ne festeggiano almeno una decina. Nessuno o quasi però, si interessa mai a comprenderne il senso o, come nel mio caso, ad elaborare una teoria sul perché queste siano nate. Sappiamo con certezza che le tradizioni possono essere un momento per ricordare storie, eventi o fatti accaduti realmente come anche per puro caso, e che alcune di esse, siano state inventate e/o modificate a tavolino. Ed è sulle seconde che vorrei concentrarmi.

Oggi infatti, tra il sacro e il profano, racconterò il “vero” motivo della nascita a tavolino di alcune “tradizioni” palermitane.

Facendo conto che tutti sappiamo da dove vengono Natale, l’Immacolata, 25 Aprile, 2 Giugno, etc etc, mi vorrei soffermare su due feste “religiose”: Santa Lucia e Santo Stefano. Trasformatesi più delle altre, in tradizioni “a tavolino” e non solo nel senso “ca si manciano puru i tavulina”. I Palermitani, come tutti sappiamo, amano cogliere l’occasione di ogni festa e mutarla in un momento di grande abbuffata. Per tale ragione hanno dovuto nel tempo scervellarsi per associare ad ogni momento topico un piatto tipico.

Il 13 dicembre il cielo profuma di frittura, la gente profuma di frittura e le cose profumano di gente che profuma di frittura. E’ Santa Lucia, una festa di forte tradizione popolare, il cui valore è pari a quello dell’abbronzatura dell’arancina, cioè oro. Soprattutto per i bar e le pasticcerie. Essenzialmente a Palermo è la festa più sentita dell’anno, non escludo che lo sia persino più del Natale. Non ho mai sentito nessuno parlare con così largo anticipo di una “festa” quanto lo si fa per questa.

Si festeggia dal 13 dicembre 1646 quando, grazie all’approdo in porto di una nave carica di cereali, ultimò una pesante carestia che affliggeva la città di Palermo. Da quel momento in poi per noi, divenne un rituale immancabile di manciunaria. Si rende grazie alla Santa attraverso l’assunzione straordinaria di fritture, in particolare arancine, panelle e crocchè e di un dolce chiamato “cuccìa” fatto, nella variante più comune, con del grano bollito amalgamato con ricotta, cioccolata e canditi. La media arancine pro capite è di 15/20 nell’arco delle 24h e comunque si ultimano le palle residue anche nei giorni a seguire. La nube di fritto si dissolve nell’aria dopo una decina di giorni e cioè quando siamo già proiettati sul cenone di Natale.

Giusto per la cronaca: per la cristianità Santa Lucia è una Santa martire, uccisa durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa e si festeggia in moltissimi comuni d’Italia.

Santo Stefano, 26 dicembre, nacque con la scusa evidente di far riposare lo stomaco dopo i due giorni di sfondamento totale del cenone di Natale. Sostanzialmente svolge lo stesso ruolo dei giorni di disinfestazione a scuola o negli enti regionali; per fare ponte. In questo caso tra la vita e la morte. Unico modo per poter tornare il 27 ad avere una vita normale. Praticamente si è resa necessaria la sosta. Peccato però che in alcune famiglie, tipo la mia, il 26 venga considerato un ulteriore giorno di festa, utile per terminare gli avanzi delle giornate precedenti. Cioè la stessa quantità di cibo che sfama l’intera popolazione somala per un giorno. In definitiva ci vorrebbe un 27 festivo, che poi avrebbe necessità di un 28 festivo, poi un 29 e così via fino ad arrivare alla Befana.

Sempre per la cronaca: per i cristiani rappresenta in realtà la celebrazione dei “comites Christi“, cioè i santi più vicini al percorso terreno di Dio ed i primi a renderne testimonianza con il martirio. Così il 26 dicembre ecco Santo Stefano, primo martire della cristianità.

Per concludere, non mi resta che citare, come bonus più che altro, il 27 dicembre e cioè S. Giovanni Evangelista, legato come sopra alla celebrazione dei martiri e che a Palermo poi è divenuto un festivo ricorsivo. Il 27, più in generale infatti, per gli impiegati pubblici, cioè gli unici ad essere rimasti legati alla tradizione dello stipendio in data fissa, festeggiano “San Paganino”, appunto il giorno della paga.

Ecco perché nella memoria collettiva resta comunque una tradizione da ricordare anche se non si “mangia”.

P.s. 

Per gli scassapalle: questo post potrebbe contenere delle inesattezze volutamente scritte.

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