Diario S3 G26. I piriti bolliti

Diario S3 G26. I piriti bolliti

Can you hear the drums Fernando?
I remember long ago
another starry night like this
in the firelight Fernando
you were humming to yourself
and softly strumming your guitar
I could hear the distant drums
and sounds of bugle calls
were coming from afar (Abba – Fernando)

Piriti bollitiQuella che una volta veniva definita la “ricca borghesia”, costituita in Sicilia per lo più da commercianti e burocrati della pubblica amministrazione, è stata via via sostituita da una classe di cittadini sempre meno ricca ed allo stesso tempo sempre più pretenziosa.

Nel mio piccolo questa involuzione classista l’ho sempre sottolineata con la nascita dei “piriti bolliti”. Sono, non sempre per carità, sostanzialmente la seconda, terza, quarta generazione di quella borghesia dominante che animava Palermo e che è praticamente defunta nei primi del duemila e sepolta con l’avvento della nuova ed attuale crisi.

Sono quei figli che si poterono permettere di girare per le vie del centro in Ferrari e Porsche e che si videro appioppare nomi altisonanti e bizzarri oltre che fuori contesto; la generazione dei “Manfredi”, “Tancredi”, “Matilda” e cosí via, che hanno contribuito, a mio modo di vedere chiaramente, all’eliminazione stessa della loro “specie”.

In poco meno di una o due generazioni hanno contribuito al fallimento delle attività commerciali ereditate, allo sperpero delle scorte di denaro, almeno di quello depositato in Italia e al disfacimento dell’intero assetto economico cittadino.

Con loro però non è morto quell’atteggiamento altezzoso, schizzinoso e francamente fastidioso, che adesso viene riproposto tra gli scaffali dei discount, nelle file al gate di un volo lowcost oppure dietro ad un macellaio a “cririenza”, dove praticamente quelle facce non s’erano mai viste.

Luoghi ove il loro fetido stile da “piriti bolliti” rompe i coglioni.

Saluti.

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