Diario S3 G25. Il weekend dei morti

Diario S3 G25. Il weekend dei morti

E’ nu juorno buono
stammatina m’a scetat’ o’ sol
l’addore ro’ cafè
o’ stereo ppe’ canzone
a quanto tiemp’ cca nun stev’ accussì
ogni cosa accumenc’ pecchè poi adda frnì
ma nun me manca nient’
stamattin nu me manca nient
abbraccia a’ Gabriellin
s’addorm n’copp o’ piett’
nun sap’ re problem
nun sap’ e chisti schem
nun sape che a vita ra o dolce e poi t’avvelen (Rocco Hunt – Nu juorno buono)

mortiL’uno novembre quest’ anno cade nel fine settimana, l’ideale per realizzare il più classico dei “weekend dei morti” alla palermitana.

Il “giorno dei morti” per noi, infatti, è perfetto quando arriva tra sabato e domenica e, come in questo caso, si possa estendere fino al lunedì, in modo che si realizzi in toto la ritualità della festa.

E’ un weekend diviso sostanzialmente in tre momenti: cimitero, manciunaria e baNbini.

Il primo, di tradizione cattolica, prevede “la visita” ai parenti defunti. Orde di zombie si muovono lentamente nei pressi dei cimiteri mentre i fiorai vengono svuotati dell’ultimo fiore spampinato. I prezzi maggiorati non fermano comunque gli avventori. Alcuni maligni sospettano pure che durante la tre giorni, dei malintenzionati, recuperino di notte e notte i mazzi depositati sui loculi per rivenderli l’indomani a poco prezzo lungo la strada. Ma queste sono soltanto leggende. Si spera.

I Palermitani sono molto legati a questa tradizione e lo si capisce anche dal traffico che si crea nei quartieri che ospitano i camposanti. Il Comune prova ad arginare creando un piano del traffico ad hoc con decine di vigili sorvegliano attentamente i percorsi dalle auto. Meno gli ambulanti abusivi di fiori e parcheggiatori.

“Chi ffà un n’hannu a campare?”

“Nca’ peccione!”

Dentro ai cimiteri intanto accadono le situazioni più assurde. Una volta, ad esempio, mi trovavo al Sant’Orsola (accompagnavo una persona per lavoro) ed ho assistito al rito di una famiglia che è arrivata con le classiche sedie “apri e chiudi ri lignu” per poi posizionarsi intorno alla lapide del defunto parente e consumare due teglie di pasta al forno. E non doveva essere un caso isolato! Durante l’attesa infatti, arrivavano altre di famiglie come quella.

“Viva a pasta ‘o furnu! Viva a libertà!”

“A favorire!” “Alla salute!” “Viviemu! (nel senso di bere)”

Al termine della visita si passa al bar; cassate, sfince, cannoli e tutto il resto dei dolci con la ricotta che non riuscireste neppure lontanamente ad immaginare.

Questo ci porta direttamente al punto due: Manciunaria.

cesto
Cesto dei morti ri me suoggira

Per i miei concittadini qualsiasi festa è scusa buona per mangiare a catafotto.

In tutte le case dalla fine di ottobre e fino alla termine di novembre non possono mancare i “viscuotta” della tradizione che compongono “il cesto dei morti”. Posizionati strategicamente per tutto il periodo nei luoghi di passaggio; “supra ‘o mobile appena trasi” o “supra a balata i marmo”, sono molto spesso prodotti fatti in casa, anche perché a comprarli ci vuole un’ipoteca con cessione del quinto.

testa-di-pupaccena
Testa di Pupaccena

Frutta Martorana, tetù, taralli, reginelle, cioccolatini (chiddi scarsi), torrone, i piecuri i marturana, i riccioli ri cannella caruti ri piecuri, l’ossa ri muorti (biscotti duri come pietre), a mennulata e infine al centro e in bella mostra sua Maestá “a’ Pupaccena”.
“A’ Pupaccena” è un pupazzo fatto completamente di zucchero. Spesso raffigura paladini, paladini a cavallo o donne truccate da prostituta ed in abiti della tradizione; cu fadale azzurro o russu o ca vistina acciurata.

A differenza del resto del cesto, viene lasciata intatta per l’intera durata delle feste. In alcune famiglie addirittura non viene aggredita neanche al termine e conservata per riciclarla l’anno successivo.

La domenica è obbligatorio il pranzo in famiglia. A tavola le classiche portate da domenica di festa; pasta ‘o furnu, insalata di riso, 8/9 kg di pane di rimacino, l’aringa, ‘u finuocchio, ‘u tagliere di salumi, ‘u tagliere di formaggi, cesta r’alive, un camio di ricotta fresca, calamari fritti, purpicieddi murati ed infine la macedonia. Al termine del pranzo tocca ai dolci presi all’uscita del cimitero e poi caffè, ammazzacaffè, amaro, limoncello e viscuotta abbagnati ‘nno passito di Marsala oppure ‘nno Moscato.

Una decina di minuti dopo si attaccano le scorte “ri scacciu” ( frutta secca), intervallati da assaggini dal cesto dei morti, fino a sera.

Le moffolette palermitane
Le moffolette palermitane

Passato il primo novembre, sempre in tema di manciunaria, si arriva al vero giorno “religioso” cioè il 2.  Questo è anche il giorno della “moffoletta”, anch’ essa con la sua ritualità; va ordinata almeno due giorni prima e si mangia all’alba, appena sfornata, condita con olio, sale, pepe e acciughe.

Ovviamente almeno 2 a testa.

Infine l’ultimo punto: i baNbini. Chi non ha baNbini lo è stato e potrà comunque capire.

La festa dei morti è tale soprattutto se in casa ci sono baNbini. Sono loro i veri protagonisti della tre giorni.

Si parte con la ricerca del regalo.

Per i tradizionalisti, in cittá, si allestiscono le caotiche “fiere dei morti”. Sono quelle che bloccano il traffico della Cala. Al suo interno si vendono i tarocchi dei giocattoli più famosi, mischiati furbescamente chi “pignati pa nannò”, capirete dopo perché.

La bambola Tania, Pippobello, il supersandros, le micropandins, i bluffi, Pancaneve, pistole, fucili, set da sceriffi, set da comò in plastica rosa ed infine il classico sciecco russu chi ruote e i manopole blu. Sono questi i regali della tradizione dei morti. Almeno se hai avuto un’ infanzia come la mia. Per tutti gli altri, cioè i ricchi; videogames, consolle, Lego e altre cose ca custanu assai e che si trovano nei negozi alla “Sara Bijoux” oppure adesso presso i centri commerciali.

La ricerca del regalo è affidata ai nonni (eeeeh lupu) e ai padri, che si affaticano nelle ultime ore utili, a trovare un oggetto da far arrivare a nipotini e/o figli. Le madri invece, si occupano di impegnarli durante le trepidanti attese della notte.

Ufficialmente, appunto, ai baNbini, viene raccontato che i regali vengono portati durante il sonno dai parenti defunti. Dunque a quelli che non vogliono dormire si raccontano storie traumatizzanti sui fantasmi. Ad esempio, che se dovessero trovarli svegli gli grattarebbero, inspiegabilmente, i piedi. E il solletico si sa, terrorizza. In questo modo comunque ci si è assicurati da sempre la collaborazione anche dei più “tuosti”.

Nasce comunque da questa storia il sarcarstico detto: “e cu mu misiru i muorti?!?”

Ovviamente nessun bambino superati i 2 anni ci crede. Ma i genitori sono contenti così.

“Evviva a cuntintizza.”

Condividi: