Diario S3 G19. Ricordo di un artista: Little Tony

Diario S3 G19. Ricordo di un artista: Little Tony

un amico serve quando tu
hai perduto al gioco
e non giochi più
quando sei nei guai
un amico sai ti capisce al volo
sa che hai perso lei e ti senti solo
che i problemi sai son gli stessi e noi
tanto non si cresce mai (L. Tony & B. Solo – Non si cresce mai)

Little TonyQuando cominci ad invecchiare ti accorgi di avere un aneddoto per ogni cosa che accade. Praticamente è quella sindrome che comunemente può essere definita del “nonno”. Ecco perché quando guardi la tv ad ogni personaggio, politico, sportivo, etc etc, che appare, ti lasci trascinare da un ricordo.

E la Rai, che a noi anziani ci tiene, tende sempre più spesso a trasmettere vecchi spezzoni televisivi. Ci fa ricordare, ci fa commuovere. E dal prossimo anno, oltre a commuoverci per quello che la Rai trasmette, ci commuoveremo ogni volta che accenderemo una lampadina; l’emozione di quando gli italiani non pagavano il canone. Grazie Renzi.

Tornando ai ricordi, ecco che quando scomparve Little Tony, il 27 maggio 2013, oltre all’immensa tristezza, mi venne in mente il giorno che l’incontrai a Palermo…

Tic tac il tempo va, e tu ti sveglierai…

Il 2006 era tempo di elezioni comunali. In città Gianfranco Fini sosteneva apertamente il candidato forzista Diego Cammarata. Praticamente preistoria.

Eravamo in una Piazza Politeama parzialmente gremita. Ed era lì soltanto per Lui. Dopo un’estenuante attesa fatta di parole ed applausi, sul palco arrivò Little; giacca scintillosa rock and roll anzi “wrack e wroll” e che ciuffo ragazzi. Insieme al cantante, il fratello Enrico e la band.

Tra una canzone di Elvis ed una di Tony tutti a ballare e cantare. Incredibile pensare che l’evento fosse la conclusione della campagna elettorale di Alleanza Nazionale.

Fu una serata veramente favolosa. Uno dei pochi concerti dove mi sono incredibilmente divertito.

Finito lo spettacolo, col parentado al seguito, decidemmo di incontralo. Fu facilissimo individuarlo all’interno dell’Hotel Politeama. Tra una groupie in pelliccia e l’altra, ci infilammo nella discussione per salutarlo. Non era facile farsi spazio tra impellicciate signore accaldate dalla peluria addosso e quella del ciuffo.

Ma fu squisito, forse anche per la nostra giovane età. Ci tenne a chiacchierare per quasi un’ora raccontandoci aneddoti e scherzando. Anche lui evidentemente era stato colto dalla sindrome.

Ad un tratto, mentre continuavamo assorti ad ascoltare, notai la maglietta che indossava sotto alla giacca. Recitava il titolo del suo famoso pezzo dance: “Figli di pitagora“.

A quel punto quindi decisi di fare il domandone: “Tony come mai stasera non hai cantato figli di Pitagora?”

Lui sorpreso rispose: “Beh. Non è una canzone facile. Visto il contesto non l’avrebbero capita”. Restai un po’ sorpreso. Forse se n’accorse per questo mi disse: “Sai, forse è la mia canzone preferita. Ne vado fiero”.

“Non l’avrebbero capita…” ci pensai per molto tempo e ancora oggi non saprei dire il perché di quella riflessione.

Era comunque incredibile; avevo passato del tempo con un mito assoluto della canzone popolare italiana. Per me è ancora un ricordo vivo. Squisito e garbato, una gentilezza d’altri tempi. Artista vecchia scuola, semplice e disponibile. Ci regalò pure delle foto autografate che tenni appese per tanti anni nel mio ufficio.

Ciao Little.

Toc toc e busserai, a questo cuore mio…

Condividi: