Diario S3 G15. La cognizione della felicità

Diario S3 G15. La cognizione della felicità

La notte tu mi appari immensa
invano tento di afferrarti
ma ti diverti a tormentarmi
la notte tu mi fai impazzire
La notte
Mi fa impazzir mi fa impazzir (Adamo – La Notte)

cognizione della felicitàOgnuno di noi ha una cognizione di ciò che gli accade assolutamente differente. La mente, la mia in particolare, tende sostanzialmente ad “idealizzare” e personalizzare la realtà delle cose. Da quello che leggo su Wikipedia sono un potenziale soggetto psicotico e schizofrenico. Ne prendo atto. Senza rancore.

Da bambino ad esempio, ero convinto che il mondo fosse indissolubilmente legato alla mia persona. Non riuscivo a comprendere cosa accadesse alle cose e alle persone che non riuscivo a vedere. Quindi cercavo di immaginare cosa facessero i miei amici e parenti quando non erano nel raggio della mia percezione visiva o uditiva.

Nella mia testa le vedevo ferme, immobili, ad attendere che facessi una mossa. Poi intervenivo e per quella frazione di tempo avevano una vita. Però non riuscivo realmente a comprendere se tutto ciò che mi raccontavano era vero o falso.

Passavo interi pomeriggi ad immaginare cosa stessero facendo.

Mentalmente li disegnavo in una stanza buia, fermi, come bambole in una scatola di cartone. Anche i miei nonni, li vedevo seduti sulle sdraio vicini al telefono, aspettando una mia telefonata. E forse questo era più reale di quanto potessi immaginare.

Stavo comunque lì ad interpretare i racconti, più o meno come si fa per i sogni e immaginavo di parteciparvi per renderli reali.

Una sensazione strana, forse un po’ mi manca. Era una vita idealizzata e almeno lì vivevo benissimo.

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