Diario S3 G14. I dominatori della stronz’era. B: come Berlusconi e Bossi (parte prima)

Diario S3 G14. I dominatori della stronz’era. B: come Berlusconi e Bossi (parte prima)

Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo,
ma non disdegno la nave, ricordo soave della gioventù
Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo,
mi sono fatto i cartelli con tutti i capelli che ormai non ho più

 

(La famiglia Rossi – Mi sono fatto da solo)

Manifesto Silvio Berlusconi 94Oggi volevo analizzare quella che in un altro post, qui, ho chiamato “stronz’era” e cioè quell’era, che poi è la nostra, in cui si vive e si subisce la politica esclusivamente attraverso degli spot funzionali o meno alla conquista del consenso. Farò una piccola analisi del percorso che ha mutato, per sempre, la politica italiana da Berlusconi e i berlusconiani fino a Grillo ed i grillini.

La stronz’era esplode a partire dalla fine degli anni 80, con l’espansione della tv privata commerciale. Arriva fino ad oggi e non si intravedono segni che possano presagire un termine.

Pioniere indiscusso della “stronz’era” fu ed è, paradossalmente ancora, senza dubbio, Silvio Berlusconi detto “Sua Emittenza”; magnate dell’informazione e dello show business, uomo dalle mille risorse e dalle mille comparse, proprietario di quella tv che lo trasformò da imprenditore a leader politico dell’ultimo ventennio.

Ideatore di un linguaggio nuovo, elementare e diretto, in grado di “entrare” facilmente nelle case e tra le persone di tutte le età. Inventore di spot con jingle orecchiabili e sorrisi impeccabili, Berlusconi si faceva ricordare e riconoscere. Pochi temi e alla portata di tutti che diventarono argomento di discussione nei bar e nei giardinetti. Un linguaggio “semplificato all’osso” con cui apparire l’uomo della finestra accanto per tutte le signore di borgata. In pochi mesi trasformò i polverosi divani della sinistra in sedie a sdraio da spiaggia.

Stronz'eraQuei mantra elettorali, come dicevamo, erano pochi e facilmente assimilabili; il mondo usciva dalla guerra fredda e passava dal crollo del muro di Berlino, lo spauracchio dell’invasione comunista faceva ancora gelare il sangue ai nostalgici italiani affezionati della “roba“. Il comunismo all’italiana divenne quindi un comodo nemico da “combattere”.

L’elemento vincente fu la paura delle tasse: “I comunisti – diceva e dice ancora – “vi aumenteranno le tasse e ne metteranno di nuove”. Fu un tema martellante, ripetuto da tutti i sodali fino alla nausea. Diventò una “verità storica”; quelli di sinistra aumentano le tasse.

Infine i posti di lavoro, garantiti, si fa per dire, persino dalla nostra costituzione. In Italia si sa, il clientelismo è alla base della nostra democrazia. Una via facile e legalizzata alla quale difficilmente riusciremmo a rinunciare. Ecco perché quando si introdusse il tema di “un milione di nuovi posti di lavoro” gli italiani ci credettero esaltandosi.

Vuordire niaente.

Così dunque, i forzisti, per un ventennio, in alternanza ai comunisti scarsi, riuscirono a lanciare e dominare la stronz’era.

Stron'era di Bossi in canottieraIn parallelo al Cavaliere, un’altra forza, si faceva largo sulle macerie della politica del post tangentopoli la Lega Nord; il movimento popolare in canottiera, dalla fonetica a rutti e che ce l’aveva duro.

La scalata mediata dei bifolchi aldilà del Po, si basava sostanzialmente sulla parlantina semplice, spesso in dialetto e su un forte istinto indentitario e sepratista: “Padania libera”. Accanto all’idea di una regione unica del nord, arrivò anche il primo motto “antikasta”: “Roma ladrona”.  I leghisti si presentarono rumorosi e numerosi.

Riempivano le piazze e si ingozzavano sulle rive del Po. Si conglomeravano ed utilizzavano una serie di rituali inventati a caso; tipo bere l’acqua lercia del fiume.

Chiedevano onestà e pulizia dai tangentari, inneggiavano Di Pietro, allora ancora magistrato, “combattevano” la mafia del sud e, cosa più importante, facevano parte del popolo; contadini e allevatori su tutti.

Il loro leader, Umberto Bossi, era l’esatto opposto di Berlusconi; rozzo, in canottiera, urlatore e colorito nel linguaggio. Aveva una voce rauca e mostrava con nonchalance il dito medio. Praticamente perfetto per arrivare al cuore di tutti gli italiani incazzati.

Erano gli incazzati della prima era della stronz’era. Del Berlusconesimo furono stampella e sgambetto; vincevano insieme e poi si separavano. Si coalizzavano e poi si frantumavano. Così fino ai giorni nostri.

Ma di quel ventennio della stronz’era, si possono mai dimenticare i democristiani anonimi, rappresentati da Pierferdinando Casini ed i fascisti ingenui, rassicurati dal volto impassibile di Gianfranco Fini? Ovviamente no. Ma ne parleremo nella prossima puntata…

(continua…)

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