Anno 2017. Giorno 1. Abbiamo un problema!

Anno 2017. Giorno 1. Abbiamo un problema!

Buongiorno Italia con i tuoi artisti
con troppa America sui manifesti
con le canzoni con amore
con il cuore
con più donne sempre meno suore
Buongiorno Italia
buongiorno Maria
con gli occhi pieni di malinconia
buongiorno Dio
lo sai che ci sono anch’io (Toto Cutugno – L’italiano)

Questa notte, nel pieno di una visione futuristica in stile Casaleggio, qualcosa mi ha sconvolto. Un sogno? Realtà? Non saprei dirlo. Qualcosa però deve essere successo.

Mi spiego meglio.

Allarmato dalle evoluzioni discendenti della politica siciliana, il “futuro” in persona, ha deciso di mettersi in contatto con me, William Galt, ormai “uomo del passato”.

Anno 2017. vote de bellis - abbiamo un problemaUn Presidente, il prossimo Presidente, proprio mentre stavo ascoltando l’mp3 di “Johnny be Good”, è apparso nel corridoio di casa mia. Preoccupato come non avevo mai visto un Presidente preoccupato delle sorti del proprio mandato.

William: “ abbiamo un problema !”

Ma cosa stava accadendo nella Sicilia del 2017?

Nell’anno dell’ingolfamento elettorale, un clima torrido mandava in tilt l’intero sistema partitico regionale. Un po’ come avvenne cinque anni prima, dove un tempestivo Crocetta riuscì a spuntare una sorprendente candidatura trasversale ed ottenne la prima Presidenza di “sinistra” della storia siciliana. Un candidatura strappata con intelligenza strategica che riuscì ad annientare qualsiasi tentativo del Partito Democratico di avere una alternativa da proporre.

Addirittura persino Pippo Baudo, nome ufficiale proposto dal partito, dovette fare un passo indietro.

Tu ‘mmaggini!

Pippo Baudo! L’uomo immagine più del termine stesso e non poté far altro che arrendersi.

Meno male.

Quel nome, Crocetta, tirato in ballo furbescamente al momento giusto, attraverso un sapiente uso dei social network, riuscì a spuntare una scommessa che destabilizzò un partito assolutamente impotente ed incapace di arginare l’avanzata di un “carneade”. A sancire quella vittoria un accordo preventivo con l’Udc siciliana guidata da Gianpiero D’Alia, fornì il definitivo supporto all’avanzata “brancaleonesca” dell’imperatore gelese. Un patto granitico, che garantì, qualche mese dopo, la risicata vittoria del Pd alle elezioni nazionali.

Oggi invece una serie di rocambolesche dichiarazioni e un pressing assai asfissiante da Roma, frammentano la dirigenza siciliana più o meno come una lettiera di terriccio per gatti. E questa volta, neppure Pippo Baudo, ormai ottantenne, potrebbe fungere da collante.

Sull’altare della politica pronti a sacrificarsi in favore (!?!) dei siciliani tanti nomi e tante facce: Cracolici, Lumia, D’Alia, Faraone, Crocetta, Monterosso, Ferrandelli, Orlando, Fava, Cancelleri e tanti altri ancora.

Così come per le posizioni più arretrate due nomi più nomi degli altri, tentano, a suon di pubblicazioni, di ricompattare il gruppo; Ninniterminelli e Pipporusso. “Vogliamo una sinistra unitaria!!!!” urlano all’unisono alla propria mano.

“Ecco William: abbiamo un problema!”

Continua il 10 ottobre…

Condividi: