Diario S3 G1. Il magico robot della maionese

Diario S3 G1. Il magico robot della maionese

Ma – yo – ne -sa, ella me bate como haciendo mayonesa
todo lo que había tomado se me subió pronto a la cabeza.
Ma-yo-ne-sa, ella me bate como haciendo mayonesa
no sé ni cómo me llamo, ni dónde vivo (ni donde vivo), ni me interesa… (Chocolate – Mayonesa)

Chi è nato negli anni’80 e vissuto i novanta si ricorderà del robot da cucina Bimby, elettrodomestico su cui girano fantasiose leggende da far impallidire le parabole bibliche. Oggi meno diffuso di un tempo, si fanno meno figli e meno prestiti, ma sempre comunque in auge.

Chiunque abbia un parente o una amica che lo possiede, avrà sentito magnificare su questo magico frullatore/bollitore/sbattitore da 1500 euri (tremelione del vecchio conio).

E a quanto dicono, nessuna di loro, può farne a meno. Ne vale il destino del proprio matrimonio! Questo però soltanto nei primi tre mesi successivi all’acquisto, poi cala il silenzio radio.

il bimby - maioneseDurante quei tre mesi e in ogni caso se non ce l’hai e non vuoi acquistarlo, qualsiasi osservazione farai, loro, le parenti/amiche, ti ruggiranno sempre contro: “Ma che fa scherzi!!! “Come mi sbatte le uova lui per la maionese, non lo fa nessuno”.

Fù così che un imprecisato giorno dei primi anni ’90, a casa mia, si presentarono due donne sulla cinquantina; metà Amish e metà Testimoni di Geova. Arrivarono con una enorme valigia nera ed un sorriso da tata Lucia, che faceva tremare i polsi pure al più coraggioso dodicenne dell’epoca.

Erano allo stesso tempo accattivanti e spaventose, un po’ come se Mrs. Doubtfire avesse ingerito ‘miricinali scaruti’. Delle due, una, era  l’anziana venditrice, l’altra la praticante.
Mi guardavano con dei sorrisi invadenti, di quelli: “tu parra e io ti infilo ‘nno bimby”. Volevano immediatamente stabilire un contatto con me per convincere indirettamente mia madre, ecco perché mi sedarono con una dose di crema pasticciera uscita da chissà dove. E a dir la verità, mi convinsero all’istante dell’effettiva magia di questo robot portandomi  subito a tifare per loro.

Quel giorno ci fecero vedere quale ottima maionese si potesse fare; bella cremosa e dal sapore genuino… “La può mangiare tutta la famiglia ed è genuina”.
Mia madre si convinse più velocemente di me. D’altronde tutte le amiche dell’epoca l’avevano. Firmò l’acquisto in comode rate, modalità molto comune in quegli anni e per la mia famiglia, che finimmo di pagare un paio di anni fa. Praticamente la Vorwerk si dice tenga aperta la partita iva in attesa di rientrare di tutte le comode rate firmate in quegli anni. Comunque…

L’attesa non fu poca e mesi dopo, una volta arrivato a casa, mia madre per le prime tre settimane provò a rifare la ricetta della maionese.

Ora, dove sapere, ma lo saprete meglio di me, che la ricetta, esclusiva, era trascritta sul mega ricettario Bimby; un libro grande come un atlante, tutto illustrato e che serviva per cucinare con quell’oggetto sennò inutile. Il libro pesava 35/40kg, grande e voluminoso, di quelli che non sapevi mai come e dove conservarlo. Ciò nonostante, a casa mia, probabilmente nel tentativo di riporlo in un luogo adatto, riuscimmo a smarrirlo prestissimo. Fu allora che Capii che la metà di quei 1500 euri venivano impiegati per la stampa del volume allegato al robot.

Tornando alla maionese, a mia madre non riuscì mai e debbo dire che in ogni caso da noi la maionese non si è mai consumata. Però a quei tempi pareva ‘ca l’avevamu a fare ogni pizzuddu’. E vabbè.

bimby90
Nella foto: il modello Bimby in possesso della mia famiglia dal 1992

Ad ogni modo il robot venne eclissato dopo un paio di piatti di pasta con le lenticchie che nessuno gradì.

Ritrovato il ricettario, toccò a me riesumarlo intorno alla metà degli anni 90′. Lo usai spesso per fare le crepes in notturna. In quegli anni infatti, coi miei fratelli, eravamo in modalità zombie all’ingrasso e spesso, di notte, ci divertivamo a cucinare.

L’impasto veniva effettivamente molto buono, soffice, anche se in quei momenti avrei mangiato pure un bastione. “Come sbatteva la uova lui!”

Il procedimento andava seguito alla lettera, ecco perché, nel momento in sparì l’atlante, lo dovemmo sotterrare di nuovo.

Ad ogni modo, da quel momento, mi convinsi che il vero motivo della diffusione capillare di questo robot, fosse da ricercare nella delusione di queste massaie per aver speso ‘millecinquecentoeuri’ per un frullatore/sbattitore che poteva però anche bollire l’acqua della pasta.

La delusione provata infatti, andava condivisa con le altre donne. Il segreto doveva restare tale per non restare le sole. Le donne quindi, secondo me, cominciarono a far comprare ad altre donne, in comode rate, questo elettrodomestico soprammobile.

Negli anni ’90 una donna su due, per dire, era una rappresentante Vorwerk. L’obiettivo era chiaro; una volta che il prodotto fosse entrato in tutte le case, nessuna altra donna avrebbe potuto ridere di loro. Erano tutte colpevoli, ma in comode rate.

Quello che non riesco a spiegare è il perché mia sorella, a distanza di 20 anni dal primo, se lo sia ricomprato.

Che sia una sorta di affiliazione femminile??

Chi lo sa.

In ogni caso, adesso, nella nostra famiglia ci sono due bimby per tre donne,  confermando dunque il mio sospetto che quella del bimby non è altro che una sorta di massoneria femminile fondata sulla delusione e nella quale si entra per inganno. Quello di una buona maionese.

Ad uovam!

P.s.
Vi consiglio questo post sul tema scritto dalla mia amica Arianna.

Condividi: