Diario S2 G39. L’ascensore a tradimento (parte prima)

Diario S2 G39. L’ascensore a tradimento (parte prima)

La spiacevolezza di viaggiare in ascensore, aneddoti, fatti e strafatti accaduti realmente

Now in the street, there is violence
And-and a lots of work to be done
No place to hang out our washing
And-and I can’t blame all on the sun

Oh no, we gonna rock down to Electric Avenue
And then we’ll take it higher (Eddy Grant – Electric Evenue)

ascensore

L’ascensore è uno dei luoghi più discussi e argomentati della storia della satira e nonostante tutto resta sempre un tema divertente. I condomini ci hanno condannato all’utilizzo, specialmente a quelli come me, che le scale le hanno cancellate pure dal dizionario.

All’ascensore sono legate decine di situazioni imbarazzanti, la “necessità” di utilizzarlo è sicuramente superiore alla voglia di entrarci dentro, specialmente in compagnia di estranei. Questi mini viaggi di massa sono mezzo di conoscenza dell’altro, anche quando l’altro è la persona meno piacevole della terra.

Vi lascio immaginare gli ospiti che mi è capitato di condividere nei miei tanti anni di condominio a Palermo.

Come ad esempio i primi anni che venni a vivere in questo palazzo ed ero costretto ad esplorare attentamente le pareti della cabina. Era consuetudine trovare “sgraccate”, le classiche “cincucentulè” di morbo. Poi un gesto evolutivo, l’affissione di un cartello, colpì l’orgoglio dei discendenti lama e la situazione si fece meno imbrattante. La cosa complicata era quando avevi un ospite, dovevi farlo attendere all’esterno mentre esploravi e trovare pure una scusa per non farti prendere per pazzo. Il controllo bomba mi sembrava sempre eccessivo…

Dai miei invece c’era la filo diffusione, peccato fosse sempre sintonizzata su stazioni che non si prendevano bene, quindi il viaggio era più fastidioso di un passaggio del Frejus. Ogni tanto, quando riuscivano a regolare la frequenza su Radio 3, si scordavano di spegnerla di notte. Entravi nel palazzo e sentivi queste voci profonde provenire dall’ascensore e ti preparavi per una scazzottata o per essere assassinato. Erano botte di terrore puro.

Poi appunto c’è la questione condivisione dello spazio. Io ad esempio non sopporto sti ascensori 80×80 che hanno meno spazio di una doccia da b&b e sei costretto a dare faccia o spalle agli astanti. Sei particolarmente sfortunato come me quando l’astante è un noto alcolizzato della zona e gli basta un buongiorno o un buonasera per mandarti in coma etilico. L’indomani ti alzi con un mal di testa da post sbornia e stai ore a chiederti il perché, a controllarti all’altezza dei reni per verificare che non ti abbiano drogato durante la notte ed operato.

ciabattetopolinoNel mio palazzo poi c’è la signora “Topolino”: una tizia con due denti, una vestaglia rosa e le ciabatte a forma di topo. Ha paura di prendere l’ascensore da sola, quindi nel momento in cui stai per entrare te la vedi incollata alle spalle giusto un secondo prima di aver chiuso la porta. Sei li che ti trovi costretto a parlare di meteo cercando di non fissargli quelle ridicole ciabatte di Topolino, tutte consumate, mentre lei continua a fissarti negli occhi come eroe della serata che gli ha scansato l’acchianata. Ed è ancora peggio quando sono col cane. Gli punta quelle ciabatte scambiandole per peluche e cerca di mordergliele, lo strattono sempre più forte, l’ascensore ondeggia alimentando la sua paura ed io sudo freddo per la risata che tenta di fuggire. Arriverà il giorno che gli morderà Topolino e non saprò più cosa fare.

Continua…

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