Diario S2 G37. La tua invidia è la mia forSa

Diario S2 G37. La tua invidia è la mia forSa

Cosa vorresti da mangiare
siamo andati al ristorante
sembra non ti piaccia niente
eppure di cose ne hanno tante
allora siamo andati al mare così almeno ti rilassi
e invece è troppo caldo così anche li mi stressi
andiamo via ti prego andiamo a casa ti farò impazzire
ma poi sei troppo stanca hai mal di testa e vai a dormire
Però mi piaci mi piaci che ci posso fare mi piaci

 

(Alex Britti – Mi Piaci )

invidiaPalermo ha un rapporto molto stretto con il sentimento dell’invidia, lo cita: lo teme e lo ammira allo stesso tempo. Non vi è palermitano che nella sua vita non citi la parola invidia almeno una volta al giorno, quasi una prescrizione medica.

L’invidia, intesa anche come gelosia avida, è quel sentimento che li allontana dalla responsabilità dei fallimenti, dall’incapacità di relazionarsi e, purtroppo per alcuni, dall’alfabetizzazione.

Ora diciamocela tutta, non è sempre negativo il ruolo dell’invidia, in teoria dovrebbe spingerci a dare di più per raggiungere la posizione, la donna o qualsiasi altra cosa si desideri dalla vita degli altri. Invece qui è un motivo per appiattirsi in una posizione di impotenza. Cioè si invidia quello che si vorrebbe ottenere ma per motivi inspiegabili non si può ottenere in nessun modo.

L’invidia alla siciliana infatti, pur non avendo classi sociali di riferimento, ha comunque delle peculiarità di assorbimento e divulgazione differenti.

Il “cianè” la vive così male da doverlo scrivere persino sui mezzi di lavoro. Non è raro incontrare per strada dei furgocini o “lapini” che sul retro mostrano in bella vista la scritta: “la tua invidia è la mia forza” anzi “forSa”, visto che inspiegabilmente non sanno come si scrive la zeta. Però se è vero che i motti hanno un fondo di verità allora avrà un senso la locuzione latina: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”. In poche parole, la mia convinzione è che chi respinge l’invidia in realtà la cova. E in questa città è, come dicevo prima, palpabile il fatto che si viva di “invidie”.

gelosiaMa quella che mi piace di più è “l’invidia desiderata”, cioè la convinzione che qualcuno sogni di arrivare alla “tua” posizione sociale. Inspiegabilmente anche questo. Infatti molte volte a sentirsi in una posizione di privilegio sono le persone alle quale meno vorresti somigliare. Come appunto quelli che se lo scrivono sulla fiancata del “lapino”.

Fu così che una volta mi dovetti sentire dire da Acquadimare quanto fossi invidioso della sua 126 spunnata dentro e fuori. Peccato che da lì a poco ottenni la mia prima auto, una Fiat Regata 2000 TDS, cosa che evidentemente non mi fece ben comprendere il perché di quella sua convinzione.

20102006078La “Palermo bene” invece conosce solo questa versione, cioè è convinta che tutto il mondo abbia da invidiare il loro essere qualcosa. Vedi queste signore con la puzza sotto il naso che entrano al panificio a comprare due rosette come se stessero entrando da Tiffany per due diamanti. Non si sporcano le mani manco per ritirare il pane dal bancone. Loro sono là con la funcia a guardarle in semisdegno tutte prese a coltivare la propria convinzione e le banconiste debbono sporgersi fino a raggiungerle nel loro piedistallo di profumo al muschio bianco e big babol. Ma baffanculo.

La gente in sostanza ha questa necessità di sognare, di vivere vite che non gli appartengono. Grazie al sentimento dell’invidia, anche desiderata, riesce a soddisfare una parte dei propri desideri. Sapere che qualcuno li possa invidiare li conforta, li fa sentire più completi, più riusciti.

Buona fortuna.

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