Diario S2 G34. Storie di una evoluzione mai compiuta

Diario S2 G34. Storie di una evoluzione mai compiuta

C’è chi c’ha la macchinona c’è chi c’ha
c’è chi c’ha la moglie bona c’è chi c’ha
c’è chi c’ha la fortunona c’è chi c’ha
c’è chi c’ha è vero c’ è chi c’ha
ma c’è pure chi non c’ha. (R. Arbore & N. Frassica – Canzone Esagerata)

minchia chiuove - donneLa bellezza delle donne ha incantato menestrelli, scrittori e poeti di qualsiasi età, era e religione.

Ma a Palermo, la storia e l’evoluzione del ruolo della donna, non tutte per carità e per fortuna, sembrano molto spesso arrestarsi su spaccati di quotidiano che appaiono tratti dal grottesco teatro di Totò.

Per alcune di loro infatti, un po’ come accade nelle serie tv di Greg Garcia, sono donne con un quotidiano fatto di routine, solitudine, matrimoni occasionali e mamme invadenti.

Il loro futuro, quando non è deciso a tavolino dalle famiglie, è un terno a lotto. E di questo chiaramente non possiamo fargliene una colpa.

Spesso non hanno neppure concluso le medie, terminando la gioventù con una gravidanza. Sono storie che appaiono più vicine al secolo scorso, eppure, ancora oggi, nella nostra città, esistono “anti-favole” che coinvolgono “donne”.

Sono “femmine” che sposano il primo principe grigio, incontrato in un pomeriggio assolato tra i sottoscala di un condominio, a causa di un “riuscito” rapporto sessuale che le ha rese madri.

Donne per le quali trovare compassione, almeno fino al momento in cui non aprono la bocca per richiamare a se un figlio di nome Saverio, anzi : “SAAAAAVEEEEERIOOOOOOOOOOOO! ECCA SANGUUU!!! VIEAAANIII CCAAAA’!”.

Quel nome poi, osato con fierezza, poiché unica eredità della famiglia del marito.

E queste sono storie di questa città, dove i Saverio si alternano ai Kevin, “Giosciua” e “Maicol”, mentre tutto scorre alla velocità di una trasmissione di Maria De Filippi.

Tutti figli “venduti” alla pubblica piazza di Facebook, quale espediente per scalare classifiche di compassione.

Una popolazione due “puntozero”, di quelle con il computer, che ha fermato la sua evoluzione per contendersi un orsetto di “pelusches”, messo in palio in uno di quei gruppi dove la gente ti regala cose basta che te le vai a prendere, a suon di “prenoto” e “posso”.

Un sistema nato, simpaticamente, per disfarsi di beni di cui non si ha più bisogno, donandoli ad altri che possono servirsene ancora.

Un “gioco” divenuto per queste donne una questione di assoluto principio, dove sacrificare, per ottenere qualcosa a discapito di altre, i propri figli e le proprie difficoltà familiari.

Un “luogo” virtuale tramutato, com’era prevedibile, in una piazza dove miseria, misericordia e miserabilità si scontrano tra like, un-like e “una poco di parulazze”.

Ma la riflessione è proprio qui? Può questo mezzo del futuro renderci meno evoluti?

P.s.
Sommerei a questo post la lettura di un precedente scritto che trattava l’argomento: Tra le foto delle donne

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