Diario S2 G25. Mààà! Menti a mentere ‘u cafè

Diario S2 G25. Mààà! Menti a mentere ‘u cafè

Na’ tazzulella è cafè e mai niente cè fanno sapè
nui cè puzzammo e famme, o sanno tutte quante
e invece e c’aiutà c’abboffano è cafè
Na’ tazzulella è cafè ca sigaretta a coppa pe nun verè
che stanno chine e sbaglie, fanno sulo mbruoglie
s’allisciano se vattono se pigliano o’ cafè

 

 

(Pino Daniele – ‘Na tazzulella ‘e cafè)


cafè“Màààà! Menti a mentere ‘u cafè ca ste cchiannannu”
letteralmente “Madre! Metti la caffettiera sul fuoco che sto per salire”.

Così cominciano i pomeriggi di una famiglia tradizionale di Palermo, la figlia che va a trovare la madre, tutti i giorni, tutti i pomeriggi, con l’inseparabile carrettata di figli e già a partire dal citofono ordina alla madre un “sirbizu”: fare il caffè. La figlia, in genere “fuggita”, abita a pochi metri dalla famiglia natale, un cordone ombelicale che può allungarsi massimo di una scala all’interno dello stesso palazzo.

Troppo stretto il legame che le lega alle proprie famiglie, talmente forte da non riuscire appunto ad allontanarsi neppure di pochi metri dalla porta di casa, se non per riprodursi. Un po’ come fanno i gatti, si allontanano, trombano e poi tornano a casa per farsi coccolare dai propri cari.

L’abbigliamento è un classico primavera/estate/inverno/letto/pulizie/spesa: grembiule/vestitino fiorato dai 20 ai 30 anni, vestaglia e pigiama se ha più di 40 anni, vestita di nero, fusò e maglia, se arriva ai 50.

Immancabile una pettinatura assolutamente improvvisata, ricrescita nera sotto capelli visibilmente unti, biondi, ormai gialli oppure una classica arruffatura in stile gatto persiano con immancabile riccio grigio sulla fronte. Utile anche l’efficiente pinzone che afferra una speciale coda del 73esimo giorno (senza shampoo) che ormai si regge in piedi in modalità scultura.

Ai piedi hanno esclusivamente tappine, anzi, dalle tappine escono i piedi, di qualsiasi specie, forma e colore, molto spesso indefinito, con l’immancabile tallone solcato più del viso di Charles Bronson.

Sono donne, spesso si chiamano Nunzia, Pinella o Graziella e sono spose di altrettanto garbati mariti, di quelli che se malauguratamente ti capita di beccarli in ascensore rischi una cirrosi trasmessa per via orale.

Vivono in costante simbiosi con la madre, ne replicano gesta ed abitudini, fino a diventare esattamente come loro. Quando le vedi insieme non le distingui più. Talmente uguali da farti sentire più triste dello specchio di Marisa Laurito dopo una dieta.

Passano i pomeriggi con libido, sognando un’esterna che non preveda uno dei loro congiunti, in rassegna sistematica di tutti i bicipiti dei tronisti di Maria De Filippi, tra applausi e risate che si espandono nell’aria come un soffritto alle sette del mattino. Tutto questo fino ad arrivare alla sera, quando partecipano con disinteresse ai quiz di Carlo Conti, ovviamente solo per commentarne l’abbronzatura, argomento di accesa discussione da riproporre a cena quando saranno rientrati i lavoratori.

P.s.

Stamatina mi manciavu un’arancina. Picciuotti, finalmente addiggirivu! Ma chi iera arancina i cammello!!!

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