Diario S2 G24. Giochi con le mani…giochi da villani

Diario S2 G24. Giochi con le mani…giochi da villani

Luce rossa squalo in vista, nella mischia sono surfista.

 

Pista!!! Fuori dai coglioni, sulla tavola da leoni.
Tra campioni e campionatori buonanotte ai suonatori,iri-iri-ari-oh, dentro l’acqua seguo il flow. (Piotta – La grande onda)

paraparaQuando ero bambino ancora le serie tv si chiamavano telenovele e parlavano di amori e di amanti, di amanti che tradivano amori con amanti, di traditi che amavano le amanti degli amori. Era l’Italia di Rete 4, Sentieri, Beautiful, Uccelli di rovo, Dallas e Grecia Colmenares.

Per noi ragazzi rimanere attaccati al televisore era complicato, assupparsi ste storie credibili più o meno come il rosso dei capelli di Paolo Limiti, non era impresa facile. Per cui eravamo soliti scendere per le strade ed inventarci nuovi giochi che non prevedessero esclusivamente la masturbazione.

La cosa che mi stupisce è che ancora oggi, quei giochi, sono attuali e non mi riferisco alla masturbazione.

Ad esempio oggi pomeriggio ero in balcone, cosa che non faccio quasi mai per evitarmi chiacchierate con James o con altri vicini, però ascoltavo curioso uno sparuto gruppo di ragazzini litigare per qualcosa che poi si sono scommessi per risolverla con un gioco criminale della mia epoca: ” ‘U para para”.

‘U para para è un gioco molto semplice, di solito il pacchione del gruppo, improvvisa una porta da calcio, in genere una saracinesca o uno spazio indefinito senza traversa, motivo che innescherà polemiche infinite sul fatto che un gol fosse valido e non un tiro troppo alto, e si piazza a difesa della stessa. Tutti gli altri partecipanti invece si improvvisano fucilieri di precisione pronti a silurare da pochi centimetri il portiere.

Scopo del gioco è parare a mani nude cannonate senza esclusioni di colpi. Tra un “figghi u pulla” e un “to matre e mia”, i fanciulli cominciano la caccia all’uomo per determinare così il vincente della serata. Chi si fa parare il tiro dà il cambio al portiere e così via. In sostanza, vince chi non finisce all’ospedale coi polsi rotti.

Tra i futuri ricoverati il più forte è sicuramente Totuccio, un ragazzino di una sedicina di anni, che domina tutte le sfide di quartiere per via del fatto che gli sfidanti hanno sempre la metà dei suoi anni e 40 centimetri d’altezza di differenza.

Totuccio è per la strada sin da quando sono arrivato in questo quartiere, è il classico bulletto di borgata. Non parla, urla soltanto, e lo fa a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ha la voce da uomo da almeno 8 anni e ciclicamente viene preso a boffe dai genitori dei suoi compagni di gioco. E’ lo spauracchio del quartiere, quando si aggira sotto casa è impossibile riposare. Tutti i suoi passatempo prevedono insulti, boffe, assicutate ed urla, tantissime urla.

E’ lui il mentore di tutte le future generazioni di questa zona, tutti quelli che negli ultimi anni hanno compiuto gli 8 anni sono passati dai suoi insulti.

Ed anche oggi, tra un “va ricci a to patri curnutu” e un “suca ca puompa” è riuscito nel suo intento: mandare all’ospedale un discepolo.

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