Felicità
è tenersi per mano, andare lontano, la felicità.
È il tuo sguardo innocente in mezzo alla gente, la felicità.
È restare vicini come bambini la felicità… (Albano e Romina – Felicità)

Le chiamano notizie “acchiappa click”, in genere sono notizie futili o a sfondo sessuale e servono ai giornali per sopravvivere all’era digitale. Qualsiasi giornale non è esente da questo genere di contenuti e ve ne sarete di sicuro accorti. Non starò qui a fare un pippone sulla qualità dei contenuti digitali, ma in estrema sintesi, i culi che infestano l’informazione non sono altro che l’evoluzione dei vecchi quotidiani da parrucchieria.

Per diversi anni ho curato un blog multiautore, di cui non svelerò il nome per ovvi motivi e sapevo ad esempio, che un periodo per raggranellare click era quello del festival di Sanremo. Febbraio è un mese eccezionale per superare tutte le statistiche mensili e per programmare una serie di articoli stupidi che attirano migliaia di utenti. Ecco perché, pur avendo una gran voglia di parlare di AlBano e Romina, ho aspettato giugno per pubblicare questo post.

Non ho particolari ricordi che mi legano al festival della canzone italiana, non sono neppure neanche stato a Sanremo e non ho particolari doti canore però, AlBano e Romina, ospiti della prima serata dell’edizione 2015, hanno risvegliato in me tanti sentimenti.

William GaltUno in particolare, legato a mia nonna, una donna che ha vissuto gli ultimi sette anni della vita ad aspettare di morire per rivedere, almeno nella sua fantasia, mio nonno.

La nonna, moglie meravigliosa di uomo meraviglioso. Non saprei quale altra definizione usare per parlare dei miei nonni.

Il suo rapporto con l’amore e con mio nonno, era talmente forte da non riuscire a tollerare un amore che finisce. Smise così di guardare i programmi di Fabrizio Frizzi e Rita Dalla Chiesa e smise di ascoltare le canzoni di Albano e Romina.

Ecco, quando per la prima volta dopo 24 anni, Albano e Romina sono saliti insieme sul palco di Sanremo, anche solo per cantare, ho pensato a mia nonna che tornava a stringere la mano di mio nonno al ritmo di felicità.

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