Diario S2 G17. ‘U Scippatieste

Diario S2 G17. ‘U Scippatieste

Se sei a terra non strisciare mai
se ti diranno sei finito
non ci credere
devi contare solo su di te
uno su mille ce la fa
ma quanto è dura la salita
in gioco c’è la vita
il passato non potrà
tornare uguale mai
forse meglio perché non tu che ne sai
non hai mai creduto in me
ma dovrai cambiare idea
la vita è come la marea
ti porta in secca o in alto mare
com’è la luna va. (Gianni Morandi – Uno su mille ce la fa)

Via scippatesteSiamo al post numero 17. Per via di quella tradizione tutta italiana sull’ “attasso”, lo “sprecherò” per raccontarvi un personaggio che molto probabilmente anche voi l’avrete incrociato a scuola o nel quartiere.

E’ una storia come tante altre che accomuna tutti i quartieri della Palermo di confine. Quindi, se da queste parti non ci siete mai passati, capisco bene la vostra “estraneità ai fatti”.

Quella dello “Scippatieste” non è una professione esattamente riconosciuta, non ha un codice ateco ed è malvista dalle forze dell’ordine. Specialmente se sviluppata in avanzata età. E’ più un hobby, che in età adulta appunto, può trasformarsi in business redditizio.

uscippatiesteL’antica arte dello “scippatieste” ha un aspetto persino leggendario, mistico, misterioso. Anche se poco conosciuta, è così rilevante, che nel centro storico e precisamente al Capo, esiste la via Scippateste. Si narra che in questa via, un marito geloso, scoperto l’adulterio della moglie, le tolse la vita privandola, com’anche al suo amante, della testa.

Ma dietro ad ogni leggenda c’è sempre un fondo di verità.

Furono tanti i ragazzi delle medie, le mie, che frequentarono i corsi pomeridiani di via Montalbo per riuscire nell’impresa di diventare uno scippatieste. E chissà se il mio compagno “Giovannuzzu”, che si accreditò come l’unico ed originale “Scippatieste” della “Gianni Celeste”, riuscì a farne una vera professione. Non ebbi occasione di rivederlo più e spero non abbia rinunciato al suo sogno. “Stay hungry, stay foolish” avrebbe detto Steve.

Ai tempi era famosissimo, talmente famoso che quando lasciò, perché finalmente promosso, un tale, che di nome faceva “Orazio”, ne raccolse l’eredità e marchio. Fu il nuovo scippatieste fino a quando mia sorella, di tre anni più piccola, non finì anch’essa le medie.

Il ruolo dello scippatieste non poteva restare scoperto in una scuola come la “Gianni Celeste”, era previsto dal contratto sindacale degli studenti di periferia. Uno l’avia a fare!

Era un mestieraccio difficile, fatto di rispetto e capacità. Regolare la disciplina di noi studenti di primo, ma anche secondo pelo, non era un’impresa facile.

Tutto il giorno a dire: “Ou. A tia ti scippu a tiesta!”; “Ou. Chi ci talii? Ti scippu a tiesta?!?”; “To matre è mia!. Comu no!?. Allura ti scippu a tiesta!!!”. Insomma ci volevano almeno due fiesta e 4 pocket coffee per farcela.

Giovannuzzu era talmente voluto bene da conquistarsi un secondo nomignolo, “Topo”. Da li poi persino un jingle promozionale che più o meno faceva così: “Tooooooooopo, ora ti scopo” (da cantarsi con accento inglesizzato ra Zisa). Jingle che però non gli servì mai a nulla se non per essere sfottuto.

Sì, il nostro scippatieste non faceva grandissima paura. Ma era un vero professionista.

N.B.

Alla fine Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica Italiana. Mi piaceva ribadirlo perché probabilmente sarà un buon Presidente. Ed è Palermitano.

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