Diario S2 G14. Ci fazzu ‘u bagnetto

Diario S2 G14. Ci fazzu ‘u bagnetto

con tanti galli che cantano
chichichirichichiiiiii
troppe galline rispondonoooo
cococoroccoccooooooo
e se i piccioni spariscono
cucucuruccuccuuuuu
tutte le papere piangono
quaquaquaraqquaqquaaaa (Pippo Franco – Chi chi chi co co co)

Quello del pollo allo spiedo è un problema diffusissimo in città; non si riesce mai a trovare una polleria capace di soddisfare i gusti di tutti.

Per mia madre, ad esempio, tutte le volte il pollo sa di “gallinaccio” (certo è un pollo), per mio padre è sempre “stupagghiusu”, per me è sempre “senza sapore”, per mia moglie è sempre “lavato”, per mia cognata “sembra di gomma” e insomma, avete capito, potrei continuare all’infinito.

In questa famiglia il pollo non trova mai la soddisfazione di alcuno; non gli concediamo manco il “piacere” di essere stato ammazzato e poi mangiato con gusto.

L’unica che apprezza, è la mia cana, Mumi, una labrador di tre anni, che ne va matta. Il giorno del pollo alla brace è la più contenta di tutti; alla fine lei si mangia petti, cosce e a me resta la pelle bruciacchiata.

I rischi più grossi di quando compri un pollo alla brace, sono dovuti al trasporto; già, perché se la polleria non è vicina a casa, il risultato sarà quello di avere comprato un pollo di gomma, da regalare direttamente al vostro cane.

Senza manco lo sforzo di provarci.

La mia polleria preferita si trova nella zona di Tommaso Natale, più o meno al passaggio a livello ed amo frequentarla assiduamente; la “polleria-pizzeria Bonura”, e la nota positiva è che almeno questa volta non ho motivo di celarne il nome, perché non credo vorranno uccidermi per questo pezzo, è la mia pizzeria-polleria del cuore.

Il locale è frequentatissimo e certe volte l’attesa può superare l’ora; all’interno dell’attività però, transitano tutti i personaggi tradizionali della zona: donne col cano, signori con la parlata di naso, signore attempate col pigiama, uomini in ciabatte con vista sull’unghia micotica e poi, gli immancabili, ubriaconi.

I proprietari sono molto gentili e anche quando si vedono le partite sul televisore 14 pollici, posto sopra una mensola di legno pericolante, non perdono il piacere di renderti partecipe; non ti ignorano e mentre aspetti, commentano con te le azioni salienti, anche quando di Poggibonsi-Palermo non te ne può fottere una beata minchia.

Tra tutti i dipendenti però, la mia preferita, è la “signora dei polli”; probabilmente la titolare, lo si capisce dall’atteggiamento e da come tratta con orgoglio i suoi polli allo spiedo.

Se avessi dei figli, vorrei trattarli come tratta lei quei culetti appena rosolati e che custodisce fino all’ultimo passaggio nel cartone; una maestria da far invidia a “Tata Lucia”.

Quando mi trovo alla pizzeria-polleria Bonura è direttamente a lei che rivolgo tutte le volte le mie voglie e in genere la conversazione si sviluppa più o meno così:

Io: “Buonasera. Per me mezzo pollo con patatine fritte.”

Lei: “Certamente. Salmoriglio?” che poi sarebbe un mix di origano, sale, olio e pepe.

Io: “Sì. Sì. Mi raccomando, abbondante di salmoriglio.”

Signora dei polli: “Sèèèèèèè, ci fazzu ‘u bagnetto, un si scantasse.”

Al che, rispondo con un soddisfatto e sorridente grazie e vado via commosso; perché seppur questa battuta me l’avrà fatta un milione di volte, mi farà sorridere sempre!

Condividi: