Diario di un disoccupato. Stagione 2. Giorno 15. La Toyota Corolla

Diario di un disoccupato. Stagione 2. Giorno 15. La Toyota Corolla

Ragazzo triste come me ah ah
che sogni sempre come me ah ah
non c’e’ nessuno che ti aspetta mai perché non sanno come sei
Ragazzo triste sono uguale a te,
a volte piango e non so perché
tanti son soli come me e te ma un giorno spero cambierà

 

(Patty Pravo – Ragazzo triste)

toyota corollaIn questi giorni su Facebook è tutto un fiorire di gruppi in cui si vendono o si regalano cose. Alla base di ogni gruppo c’è sempre la condizione che qualsiasi cosa ti voglia prendere, in regalo o vendita, il “prezzo” obbligatorio da pagare è il ritiro del prodotto ovunque si trovi.

I gruppi infatti si chiamano quasi tutti “basta ca tu veni a pigghiare” e poi vi è indicata la città o la provincia.

I facebooknauti palermitani sono in delirio, litigi su litigi su chi ha “prenotato” prima o chi ne ha più “bisogno”. Ci sono vere e proprie faide che spesso finiscono in rissa con il classico “nni viriemu fuora”. Ovviamente “fuora ri fesbuk”.

docciacorollaTutto questo mi fa tornare in mente la volta in cui decisi di vendere la mia Toyota Corolla (quella nella foto non è la mia, non avrei mai messo uno spoiler). Fu un evento davvero eccezionale, fino ad allora non avevo mai pensato di vendere qualcosa di mio. Ed io sono molto legato alle cose, non per il valore economico ma per quello sentimentale e la Corolla fu la prima auto davvero mia. Con lei avevo passato decine e decine di serate che ancora oggi sono legate a degli splendidi ricordi.

Ci feci 130.000 km in 4 anni. Poi, pur non avendo grossi problemi, decisi di metterla da parte per una Opel Meriva. Una scelta che ancora rimpiango. Con lei ci andai per un paio di volte a Roma e poi feci un “lungo” viaggio in giro per l’Italia che mi portò anche a Venezia, dove la dovetti posteggiare.

Quella volta però mi convinsi, spinto anche dalla mia fidanzata di allora a cui avevo formalmente regalato il mezzo, anche se non lo utilizzò mai. Il suo obiettivo, divenuto poi anche il mio, era vendere la mia auto per comprare, con la cifra ottenuta, un mezzo che le sarebbe piaciuto di più (sic.). Che poi sta cosa che la Corolla non le piacesse mi fa ancora incazzare.

Fu così che pubblicai un annuncio sul “giornale delle pulci”:

“Vendo Totoya Corolla, grigio metallizata, 130 mila km, gommata da poco, abs, 2 airbag, stereo mp3, revisione appena fatta, prezzo affare 3500 €”.

Per una intera settimana non ricevetti telefonate. Poi un tunisino si informò, ma scartò palesemente l’idea. Qualche giorno dopo, me lo ricordo ancora come se fosse ieri, esattamente una domenica mattina intorno alle 9, ero sotto la doccia quando ricevetti una chiamata anonima:

Io:”Pronto”

Anonimo:”Eh sì buongiorno, vorrei sapere qualcosa sulla Corolla che sta vendendo”

Io:”Grigio metallizata, 130 mila km, gommata da poco, abs,…”

Anonimo:”Ah. Capito. E picchì un s’anfila ‘nto cuuuuuuuuuuluuuuuuuuuuuu!!!!”

Io:”Sì, buona idea. E poi?”

Anonimo:”Come sì, ci rissi picchì un s’anfila ‘nto cuuuuuulu”

Io:”Sì, l’ho capito, ma che ci devo fare?”

Anonimo:”Ci rissi s’anfila ‘nto culu”

Io:”Vabbè, ok. ‘U capivu.

Anonimo: click. tu tu tu tu.

Io:”Putieva salutare però”.

Dopo quella telefonata capii che non l’avrei mai venduta e la lasciai in un posteggio in attesa che mio fratello prendesse la patente e se la portasse.

Non ebbi neanche questo piacere. Un giorno mio padre, dopo una multa, decise di farla rottamare e non fu guidata mai più.

Tristezza.

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