Diario S1 G36. La contesa dell’Arancina confusa

Diario S1 G36. La contesa dell’Arancina confusa

Like a virgin
Touched for the very first time
Like a virgin
When your heart beats
Next to mine
(Madonna – Like a virgin)

arancina è fimminaL’Arancino o l’Arancina è la specialità culinaria siciliana con più fan al mondo e su questo di sicuro non ci sono dubbi da sciogliere.

La palla di riso più esportata dai siciliani nel globo è da sempre al centro di una disputa tra gli abitanti di Palermo e di Catania in cui tentano di dire la propria inutilmente anche altri corregionali che comunque l’arancina non la sanno proprio fare.

Il motivo della contesa è uno ed uno solo, perché sul gusto nessuno può dire che la rotondità catanese possa essere avvicinabile a quella palermitana, e cioè se in effetti sia più corretto chiamarla Arancina o Arancino. A creare ancora più confusione ci si è messo pure Camilleri, che è agrigentino, che ha diffuso la versione catanese del termine su scala nazionale attraverso il suo personaggio televisivo “Montalbano”.

Prima di analizzare la contesa con un’idea da imputare esclusivamente all’autore di questo scritto, dobbiamo aggiungere che, oltre alla corretta espressione del termine su cui gravita la contesa perenne, c’è anche una diatriba sulla paternità della ricetta. Essa infatti è una pietanza probabilmente di natura araba, risalente dunque alla dominazione ottomana di Sicilia, seppur se ne intraveda una qualche traccia in Europa anche nel periodo romano, dimostrabile in effetti dalla produzione tradizionale di quella specie di cosa fritta e “‘nchiummusa”, che chiamano supplì, che si mangia tra Lazio e Campania.

Le arancine comunque si collocano con più probabilità di certezza in Sicilia per via dell’uso dello zafferano, ingrediente diffuso tra le popolazioni musulmane dell’alto medioevo che occupavano il territorio della Regione ma anche, qui ci sono testimonianze precise, per via della tipica “panatura”, una manipolazione in uso alla corte di Federico II° di Svevia che conferiva ai cibi la capacità di conservarsi per un periodo più lungo.

Questo aspetto inoltre, consentiva ai viaggiatori di spostare cibi cotti durante gli spostamenti, rendendo dunque le arancine uno dei primi piatti da asporto della storia. Altro che rider in bicicletta!

Come dicevamo, mentre l’Accademia della Crusca ha sancito che le arancine al singolare si possono chiamare sia Arancina che Arancino, tra i siciliani la guerra è sempre aperta; da un lato i cittadini d’occidente e dall’altro quelli d’oriente infatti, continuano a scambiarsi occhiatacce e insulti ogni qualvolta uno qualsiasi di loro si esprima con le proprie ragioni di merito in un caso o nell’altro. Dato che chi scrive è palermitano, non v’è necessità di spiegare da che parte esso stia, è però sua intenzione esprimere una teoria personale sul caso in oggetto.

Nonostante questo, quante volte vi sarà capitato di assistere a teatrini di siciliani davanti alla questione sessuale dell’arancina?

“No ‘mbare, è masculu! Si dice arancinO” insistono i catanesi. “No cucì, è fimmina! ‘U ‘nnu viri ca è tunna!” argomentano i palermitani. 

Questa polemica esistenziale difatti si potrebbe risolvere in modo assai più semplice di quanto si possa pensare, di fondo in effetti c’è un elemento chiarificatore evidente, dato dalla forma tipica della prima “arancina” comparsa sulle tavole dei siciliani; a prescindere infatti dalla tipologia “a burro o a carne”, giusto per citare le sue varianti storicamente più famose, è inutile precisare che le arancine, fin dal principio, assumevano una unica forma a palla, sferica. Questo non può che far ritenere, come sostiene lo storico Gaetano Basile, che l’attribuzione “femminista” del nome faccia chiaramente riferimento alla forma sferica nonché al colore di un altro frutto mediorientale abbondantemente presente sul territorio e cioè l’arancia, che senza che i catanesi ne facciano un’altra questione personale, è “fimmina”.

Ma questa guerra aperta apparentemente vinta dai palermitani, ha schieramenti che ormai superano persino i confini provinciali, con noi infatti si schierano da anni trapanesi e gelesi, mentre contro di noi si alleano ai catanesi tutti gli altri siciliani che non sanno cucinarla, tipo i messinesi.

A questo punto però, a qualunque teorico del sesso degli angeli apparirebbe palese che la forma e il colore non possono essere altro che l’assimilazione netta con l’arancia. Eppure agli orientali questo continua a non rivelarsi tale, trasformando questa polemica in una ragione di resistenza identitaria che proverò a spiegare in modo elementare in modo che possano capirlo persino gli amanti della variante “‘mbare” a forma di pigna.

Ma non è che la vostra “inferiorità storica culinaria” vi porta ad attribuire all’arancina una qualche motivazione extra identitaria che vi spinge verso la natura sessuale “fallicamente positiva”, per assumere una qualche attribuzione di presunta superiorità tecnico-funzionale?

No perché a questo punto saremmo davanti al primo dilemma gender di natura alimentare della storia in cui voi, amici catanesi, assumete il ruolo degli ultra cattolici maschilisti che devono vedere il “fallo” pure dove non c’è e si spiegherebbe pure il motivo per cui le arancine “a carne” le continuate a fare a punta anziché sferiche mettendoci “il bollito” dentro.

Mentre attendiamo ulteriori sviluppi sull’argomento, magari che la “chiesa” sveli questo segreto o che lo stato tolga il suo di segreto, le arancine per noi saranno sempre “fimmine”, come tutte le cose buone della natura e quindi continuatevi ad attaccare al “palo”.

“Su ca punta”.

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