Diario di un disoccupato. Giorno 44, il Festino e la Devozione alimentare

Diario di un disoccupato. Giorno 44, il Festino e la Devozione alimentare

Ai segni,si i segni
si io ci credo molto,molto
ecco perchè ascolto
tutti i giorni
l’oroscopo ogni giorno
alle sette e mezza c’è un mago,un mago
sa leggere il futuro e le stelle
e io lo invidio molto,moltissimo
ecco,ora comincia
così
acquario,vergine,leone sarà un giorno bellissimo (issimo)
ariete,toro,bilancia sarà un giorno splendido (splendido)
cancro,scorpione,sagittario sarà un giorno di passione
scorpione,gemelli,pesci sarà un giorno d’amore (Francesco Tricarico – Oroscopo)

Quella ‘ru fistinu‘ fino al duemilaotto, per me, era sempre stata una leggenda popolare. Nella mia famiglia infatti, non vi sono mai state particolari attenzioni per le feste religiose, al massimo partecipavamo al patrono di Grassottello, che corrispondeva soprattutto con la fine delle mie vacanze e che però, veniva allietato dai miei nonni che mi riempivano di carte di “ventimalalè” da spendere presso le bancarelle del paese.

I babbaluci si chiamavano lumache, ‘u mulune era anguria e le spine erano solamente spine. In poche parole, tutto quello che per i palermitani è da sempre tradizione, in me rimase mistero fino ad allora. Sapevo più cose su Sant’Agata che su Santa Rosalia. I miei trascorsi catanesi erano stati molto più istruttivi, forse anche per via delle minne di Sant’Agata

Tolto dunque l’elemento religioso, partecipai a quel festino per curiosità. Mi colpì come una festa religiosa si potesse trasformasse in un momento di antagonismo politico molto acceso. Ricordo ancora i manifestanti davanti alla Cattedrale ed il Sindaco di allora, Diego Fantasma Cammarata, che dovette scappare dalla porta sul retro per non farsi beccare. Quell’anno, slittò per la seconda volta, la “tradizione”, riportata in vita da Luca Orlando negli anni ’90, di  gridare dal carro della Santa: “W Palermo e Santa Rosalia”.

I Palermitani ne furono indignati per almeno tre giorni! Sì, tre giorni, il massimo della memoria che un palermitano può utilizzare per l’indignazione. Anzi, lancio un avviso ai lettori, se tra noi ci fosse un programmatore, potrebbe essere utile scrivere un’ app sull’iphone che ci segnali quando è il momento di indignarci per qualcosa.

Detto questo, il fatto che il carro della Santa si muova in una notte di luglio, trasforma orde di gente adorante in gente maleodorante.  Ora non voglio insinuare che i palermitani siano ‘ngrasciati, ma io quella sera fui evidentemente sfigato. Non potendomi muovere verso alcuna direzione, restai incastrato tra una decina di ascelle-licantropo per almeno due ore. Restai particolarmente turbato dalla cosa da non voler neppure assaggiare un coccodrillo gommoso.

Già, le cose da mangiare, i palermitani non possono fare festa senza lo “sbutrio” alimentare. Durante il festino si può comprare di tutto: caramelle gommose, babbaluci, mulune, mennolate, pistacchi, semenza, stigghiola, spaghetti coi ricci ma soprattutto birra come se piovesse. Ogni angolo della città diventa buono per vendere qualcosa di commestibile, ovviamente senza alcuna regola igienico sanitaria. Altro che catena del freddo e dello sporco, la regola è una sola, se “va vinninu”, “manciativilla”.

Durante quell’esperienza ho scoperto anche che chiudono il traffico del foro italico, forse per evitare il pattinamento delle auto. Non so infatti se siano state inventate le gomme da “scaccio”. In poche parole, se il mare arrivasse ancora alle porte della città, durante il periodo del festino, avremmo una spiaggia artificiale di “scorcie” di semenze varie. In quei tre giorni si potrebbe mandare avanti una centrale di biomasse semplicemente spazzando via Francesco Crispi. Una cosa impressionante. Forse i palermitani discendono dagli elefanti, altro che scimmie.

In tutto questo, nessun segno mi faceva capire che si trattasse di una festa religiosa, fino alle 20 ero stato in giro, sfilando tra i carri dei semenzari e schivando i venditori di bibite ambulanti. Arrivai sudato ma indenne in corso Vittorio Emanuele e mi posizionai tra le ascelle di quei tizi fino a quando non passò il carro della Santa. Devo dire che non v’era particolare attività emotiva, forse quell’anno fu particolarmente difficile per i devoti. Certo, c’era pure da dire che il carro era particolarmente brutto, non ispirava di certo devozione. Passò tutto molto in fretta, si vedeva che c’era una certa fretta durante la sfilata. Capii poi il perché della fretta, nel prato del foro italico la serata si sarebbe conclusa con mega concerto di Nino D’Angelo. I fedeli dunque dovettero scegliere tra la passione e la devozione, accaparrandosi i posti migliori per seguire il concerto.

Insomma che potevo volere di più da un festino? Beh, non saprei neanche dirlo, però mi vidi parte del concerto in attesa dei famosi fuochi d’artificio.

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