Diario di un disoccupato. Giorno 41. La gente che va a votare

Diario di un disoccupato. Giorno 41. La gente che va a votare

Tempo di elezioni. La gente va a votare, ma non dimentica di essere se stessa. Eccovi alcune gaffes a ritmo di urna elettorale

Per fare una partita alla “Repubblica” occorre essere iscritti a una compagine politica:
ce ne son decine tra cui scegliere a seconda del colore (anche se ultimamente il nero va per la maggiore).
Una volta che si è in squadra – o in squadraccia – è importante aver le natiche al posto della faccia per riuscire a reggere la fase atletica, con più tensioni: la campagna acquisti, detta anche “le elezioni”. (Frankie Hi-NRG MC – Rap Lamento)

Gente che va a votareFin dal diciottesimo anno di età ho avuto più volte l’occasione di lavorare all’interno di svariate commissioni di seggio formatesi al fine dello svolgimento e lo scrutinio del voto a Palermo.

Ho partecipato sia come scrutatore che come segretario, mi è anche capitato di essere all’interno delle scuole anche come semplice rappresentante di lista e non vi negherò di aver presenziato anche come semplice curioso.

In poche parole, adoro il clima che si forma all’interno dei seggi e quando ne ho la possibilità mi precipito con grande piacere e passione.

Ovviamente durante quei weekend nelle scuole non perdo occasione d’osservare e prendere nota di ciò che accade, per cui, in questo post, pubblicherò una serie di appunti, raccolti negli anni, su fatti e avvenimenti realmente accaduti.

600 sezioni cittadine ci aprono le porte della fantasia creativa dell’elettore medio palermitano, senza dimenticare però “l’allallamento” di alcuni componenti della commissione.

Eccovi dunque le “pinnole” dal seggio.

Il problema del cellulare in cabina: La direttiva ministeriale relativa all’obbligo di tenere i cellulari fuori dalle cabine elettorali ha originato confusione e bizzarrie incredibili.

Ad esempio:

Sezione elettorale sita in corso Calatafimi:

Presidente di seggio: “signorina prima di entrare in cabina deve darmi il cellulare”

La votante: “Certo. Ce lo do subito.328 25…”

All’Arenella:

Scrutatore: “Signora deve lasciarci il telefono prima di votare”

Votante: “Vuole quello di casa o il cellulare?”.

S. Lorenzo:

Scrutatore: “Signora ha il cellulare?”

Votante: “Si ma di quelli tasci!!!”

Pallavicino:

Scrutatore: “Signora mi scusi. Se ha il cellulare lo deve lasciare qui. Anche la borsa se vuole”

Votante:”Un ciaiu i picciuli pi manciari e c’aviri u cellulari?!?”

La tendina della cabina e la trasparenza al voto: Ai palermitani non devi mai chiedere di rispettare una legge. Si offendono. Ecco infatti una signora a San Lorenzo che, dopo aver ricevuto la richiesta di lasciare il cellulare, si è infuriata votando con la tenda della cabina aperta. Non ho niente da nascondere io. Ecco!” 

Documentazione irriverente e la gaffe del Presidente: Un signore, dall’apparente età di settanta anni, si presenta a votare all’Acquasanta. Lo scrutatore  alfa prende la patente per appuntarla sul registro. Guarda la foto, il soggetto era poco più che ventenne: Capello biondo, qualche brufolo, ma la foto pareva presa dalla patente di James Dean. Irriconoscibile.

Il presidente di seggio legge la data di nascita sulla patente e poi quella della tessera elettorale: 1957 (il signore ritratto avrebbe ad oggi 50 anni). Senza pensarci chiede: “ma non è che ha sbagliato ed ha preso i documenti di suo figlio?”

Il tizio, allibito, senza dire una parola, apre il portafoglio e mostra la tessera delle ferrovie. I dati corrispondono ancora una volta. Immediate scuse ed ammissione al voto. Il Presidente di seggio si allontana perplesso per circa mezzora.

Imbuco io! La saggezza: Una signora anziana, zona Sampolo, chiede di imbucare da sola le tre schede. Le inserisce nelle urna seguendo i colori corrispondenti: “Verde speranza, Rosa fimminiedda, Giallo gelosia.”

laminchianelpugnoL’espressione libera la mente: Nella sterminata casistica sul voto, i palermitani meritano un posto in prima fila. La sempre generosa zona di corso Calatafimi ci regalò infatti nel 2008 una preferenza alla Camera per la “minchia nel pugno”. L’ironico partito burla, parodia dell’allora manifesto radicale, spopolò tra i navigatori di quell’epoca. Un goliardico elettore riprodusse a matita il simbolo sulla scheda. Affiancò perfettamente il simbolo ai quadratini delle liste ufficiali e lo barrò. Ricordo ancora la precisione del disegno. Dieci e lode all’artista.

I leader: Le preferenze ai leader nazionali per le elezioni regionali del 2008 ci regalarono un voto ad un insospettabile candidato del nuovo millennio: Benito Mussolini.

Componenti del seggio: Nelle schede è normale che si trovino centinaia di insulti verso la classe politica candidata. L’insulto più bello però, lo trovammo in una scheda del quartiere Marinella e non fu rivolto ai politici:  “Voi del seggio siete proprio brutti.” 

Grazie eh!

Per finire, le domande che ogni componente di seggio si è sentito fare almeno una volta nella vita:

  • Dove devo firmare?
  • Tutto a posto? Posso andare?
  • Mi dovete rilasciare niente?
  • Ma questa matita è scancellabile?!?
  • Per chi devo votare?

La più insopportabile di queste però, senza dubbio, è quella che ti fanno a partire dalle otto del mattino. Un’ora dopo l’apertura dei seggi e che poi si ripeterà tutto il giorno fino alla nausea: “Com’è l’affluenza?”

Non capirò mai che minchia gli frega ai palermitani dell’affluenza! Specialmente poi di una sezione anonima dello Zen.

Non lo capirò proprio mai.

Ma l’affluenza com’è?

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