Diario di un disoccupato. Giorno 33. Il CPI

Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni;
va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il “crucifige” e così sia,
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato… (Francesco Guccini – L’avvelenata)

cpiQuesta città potrebbe benissimo essere paragonata ai nove cerchi dell’inferno di Dante. Il primo, quello del limbo, può essere rappresentato benissimo dal CPI, acronimo di centro per l’impiego; il vecchio collocamento.

Il viaggio nell’oltretomba cittadino comincia quasi sempre da li. Per tutti, finito il periodo scolastico, qualsiasi avventura tu voglia intraprendere, devi rivolgerti per forza al centro per l’impiego. E’ il battesimo della vita lavorativa di ogni palermitano.

Il primo impatto con il SiPiAi, lo chiameremo così per farlo sembrare una agenzia di serie tv americana, è sempre traumatizzante. Sei davanti al portone intorno alle 8.30, orario d’apertura ufficiale, cerchi di arrivare al numerino per la fila. Quando ci riesci sei già il numero 99 nel turno della lettera H. Ovviamente non ti scoraggi. Davanti a te vedi solamente 300 persone. E poi anche se il turno appena cominciato è C 1, ci sono comunque 5 persone che lavorano allo sportello.

Sono già le 9, ci rifletti un po’ e capisci che oltre alle 300 persone che stazionano, ce ne sono altre 300 prima di te che non si sa dove minchia sono e quando minchia hanno preso il turno. Facendo un rapido calcolo infatti, è impossibile immaginare che dall’apertura alle 8.30, orario in cui sei arrivato, 600 persone abbiamo recuperato un numerino e poi siano andate a fare colazione. Non ci sono manco i bar a sufficienza nei paraggi per fare 300 colazioni!

Passano le prime tre ore di niente assoluto, ti scoraggi e te ne vai. Ci riproverai l’indomani. E pensi che ce la farai grazie anche ad una informazione ricevuta sottobanco.

CPI William GaltQuesta volta arrivi alle 5 del mattino. A far la fila un centinaio di persone. Arriva un tizio con foglio e penna e comincia a scrivere. Sei il numero 300, ancora una volta, ma almeno non stai nel rotolo della lettera H. Tre ore e mezza dopo aprono i cancelli. Scorre il turno del foglio e chi entra riceve il bigliettino: Numero 99 D. Magicamente 100 persone ti hanno scavalcato. Dovevate avere il numero 99 C ed invece 99 D. Protesti con te stesso. Ancora una volta alle 12 ti guardi in giro e dentro le persone sembrano partecipare alle selezioni di un reality. Tutte belle accaldate e appoggiate tra loro. Te ne vai di nuovo.

Terzo giorno. Sei arrivato alle 4, hai preso il numerino, sei il 99 B. “Forse oggi ce la farai!! Dai su!” pensi tra te e te. Ore 11: “Signori, c’è un guasto ai terminali, non ce la faremo a ripristinare il servizio”. Te ne vai ancora. “Minchia attasso”.

fotocopie-cpiQuarto giorno. Hai dormito in macchina, preso il numerino, 16 caffè, 3 camomille, 2 aspirine e sei il 99 A. “Se non ce la fai oggi, non sei nessuno”. Ormai dai del tu a tutti. E’ diventato un collettivo e parli dei tuoi sogni al posteggiatore. Lui ti confessa di avere 7 figli e 3 matrimoni alle spalle.

Il SiPiAi è la tua nuova casa. Però non ti eri accorto che servivano le fotocopie dei tuoi documenti. Per avere il tuo stramaledettissimo certificato di iscrizione alle liste di mobilità, devi portarle tu le copie!

Giusto adesso che mancano 4 persone. Allora corri e sudi come un maiale. La fotocopiatrice a gettoni presente nell’ufficio è guasta. Come al solito quell’oggetto “alieno” è stato inceppato dalla tizia che ti ha preceduto di un soffio. “Che faccio adesso?” Ah il bar. Ti ricordi che il bar fa le fotocopie.

“Buongiorno, un caffè e poi devo fotocopiare questi.”. Diciassettesimo caffè. La tizia mette i tuoi documenti sotto il bancone della rosticceria. Et voilà: ecco le tue copie belle e pronte.

Torni dentro, chiamano il 99 A. “Cazzo sono io!” Mani sudate e tanta ansia, è un momento che aspettavi da 4 giorni:

Tu: “Buongiorno”

Tizia: “…”

Tu: “Salve, dunque, sono stato licenziato, dovrei iscrivermi nelle liste di mobilità”

Tizia: “…”(allunga una mano e prende le copie dei documenti)

Tu: “…”

Tizia: Batte sulla tastiera con un dito solo tic, tic, tic, tic…”non ci risulta ancora il suo licenziamento, deve ritornare”

Tu:”asdhjahdsaiugfaiegfaifgaigfaji!!!!”

Tizia:”1b!”

Quinto giorno, è venerdì, ormai non dormi più, infatti ti sei svegliato alle 11, pensi che non ce la farai neppure oggi, però ci vai lo stesso. Sei il numero 99G, dentro alle 12 sono rimaste poco più di 50 persone, gli irriducibili. Ad un tratto succede qualcosa, vengono chiusi i portoni, arriva un tizio molto sudato e comincia a prendere, quasi di peso, le persone per smistarle nelle stanze di altri impiegati. Anche io vengo sbalzato in corridoio, sono quasi le 13, mi fanno accomodare, non riesco quasi a crederci.

Tizia: “Buongiorno”

Tu: “o.0 buongiorno!”

Tizia: “per piacere mi può passare le copie dei documenti”

Tu: “si certo, eccoli”

Tizia:”ok, un attimo che stampo il tutto e poi una firma e può andare via”

Tu: “ah. Mi scusi ma come mai fate i certificati anche qui?”

Tizia:”perché all’una e mezza chiudiamo e dobbiamo sbrigarci”

Tu:”ah. Ho capito”.

Tizia:”Ecco a lei. Arrivederci”

Tu:”Grazie. Ah, dimenticavo, spero a mai più.”

p.s.

C’è stato un aggiornamento importante. Il post qui.

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