Diario S1 G30. La maledizione “su” di me

Diario S1 G30. La maledizione “su” di me

Perché tu, io lo so,
sei migliore di me.
Perché tu le darai
tutto quello che hai.
Perché, finché vivrai,
amerai solo lei,
non farò niente per
riportarla da me. (Little Tony – Riderà)

maledizioneOggi la madre della tizia del piano di sopra ha preso il controllo dello stereo; dopo Piero Focaccia Pupo è passata a luglio col bene che ti voglio

Lo stereo è sempre ad alto volume, ma almeno non c’è la solita musica napoletana di merda che alimenta i miei istinti omicidi.

Ma ecco che aver messo Pietre di Antoine a metà canzone arriva una brusca interruzione che lancia “Riderà” di Little Tony.

Alla consolle pare ci sia un Dj ubriaco degli anni ’60. Poco dopo infatti la musica tace. Ed è lì che io penso: “cazzo una volta che mettete musica decente staccate a metà canzone!!!”. “Ma Baffanculo!!!”

Tornando a noi.

Io devo avere una vera e propria maledizione. Quando ancora abitavo a casa dei miei e vivevo in un residence per signore col cano, tutto mi sarei aspettato, tranne che avrei odiato Eros Ramazzotti e Laura Pausini. Infatti non c’era pomeriggio, mattina o sera che l’adolescente figlia dei condomini del terzo piano, non attaccasse l’impianto hi-fi e si mettesse a cantare tutti gli album conosciuti e non.

La cosa che poi mi stressava di più erano le serate karaoke; la famiglia, che viveva non so per quale motivo senza il padre, almeno due volte a settimana si lanciava in giornate dedicate al canto e pareva si divertissero pure tanto. Si applaudivano e schernivano come in una trasmissione di Fiorello. Non c’era settimana che non salissi almeno una volta con gli occhi iniettati di sangue per chiedere che abbassassero il volume. Puntualmente però i miei appelli venivano disattesi. All’epoca non dovevo incutere molto timore.

Qualche anno dopo ebbi la fortuna di trasferirmi per lavoro a Catania. Andai a vivere in una palazzina patronale abitata soltanto da anziani. Ovviamente a me toccò il piano di sotto, che poi corrispondeva al pianterreno con terrazzo su cui si affacciavano tutti gli altri appartamenti. Ero sicuro che gli anziani non avessero un impianto da discoteca e mai mi sarei aspettato che la vecchiaccia avesse una sorella nella palazzina a fianco. Non c’era mattina, ed intendo le 6 del mattino, che le due non si mettessero a chiacchierare beatamente in catanese stretto, proprio sopra la mia apertura. Era una cosa insopportabile, riuscivano a dibattere del tempo tutte le mattine! Praticamente dovevo serrare le scalette anche d’estate.

Finito il periodo catanese tornai a vivere sfortunatamente dai miei. La famiglia karaoke si era trasferita; di tanto in tanto però qualcuno tornava a far rivivere l’appartamento e ne riprendeva i costumi. Come ad esempio camminare coi tacchi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non ho mai capito se avessero le tappine coi tacchi o se un tacchino abitasse la casa.

Sempre a Palermo e per un lungo periodo, passavo i pomeriggi e le domeniche a casa dei genitori della mia fidanzata. Lì scoprii che si poteva essere infastiditi contemporaneamente dai vicini del piano di sopra, di sotto e pure dai dirimpettai. L’inquilina del piano superiore ad esempio, aveva una mania ossessivo-complusiva; quando era in casa passava ininterrottamente lo straccio per tutto l’appartamento. Il problema stava nel fatto che utilizzava il vecchio sistema dello straccio con bastone di legno, per cui batteva di continuo il bastone sul pavimento e strisciava pesantemente sulle piastrelle.

Quella del piano inferiore invece, aveva una lavatrice col motore devastato. Quando la metteva in funzione, cioè tutte le volte che arrivavo, sembrava si avviassero dei Boeing 747. Evidentemente era costruita con i pezzi ricavati dall’aereo precipitato ad Ustica. Alla tizia piacevano molto le conversazioni al telefono e peccato che la privacy non fosse il suo forte. Aveva un timbro di voce da far impallidire una maestra delle elementari e tutti i contenuti delle conversazioni diventavano passatempo per la cena.

Il dirimpettaio era il più allucinante. Viveva in casa, anzi in balcone, stava sempre nudo. Di continuo chiamava moglie e figli urlando: “buttanaaaaa, veni cca” e “Figghi i buttana viniti ccà!” a seconda di chi volesse accanto.

Qualche anno dopo venni a vivere in questo condominio e non c’è mattina che non mi svegli con il frastuono assordante di voci tremanti che ragliano. Una canzone napoletana, anzi tre, perché la tizia, che su facebook dice di fare la “magnaccia di me stessa”, ascolta da mesi sempre e soltanto tre canzoni. Nel pomeriggio invece le balla; ora come cazzo si fa a ballare una canzone straziante come quella non lo riesco neppure a concepire, ma lei lo fa.

Ecco perché stamattina ero quasi compiaciuto che avessero cambiato genere musicale. Non potevo credere alle mie orecchie.

Qualcosa però mi dice che questa maledizione durerà ancora a lungo.

P.s.

Devo essere del tutto sincero; quando ancora non avevo raggiunto i 10 anni, fui anch’io il bambino del piano di sopra. Abitavo a bonagia e non avevo un impianto hi-fi. Qualcosa nella testa però mi faceva dire che era divertente appiccare il fuoco e quindi accendevo i tovaglioli e li tiravo dalla veranda della cucina. Poi un giorno la signora del piano di sotto salì con un lenzuolo “anfato” e lo volle ripagato dai miei.

Dopo una fracchiata di legnate capii che non era il caso di continuare questa attività incendiaria.

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