Diario S1 g1.75. I banbini di Palermo

Diario S1 g1.75. I banbini di Palermo

Il tuo cervello
Non pesa un chilo
Da troppo tempo non passa di qua (Zucchero – Un kilo)

i banbini di palermoMettiamo subito le cose in chiaro: a Palermo i bambini si chiamano “banbini”. Con la enne di Napoli, Napoleone ma anche “nentirimienu”.

Il palermitano infatti è vittima di una sorta di sinusite permanente che trasforma qualsiasi emme in enne, la “esse” in “ci” e tanto altro ancora.

Parole che mortificano l’italiano trasformandolo in un dialetto impronunciabile e comprensibile soltanto tra aborigeni.

Non mi dilungherò molto sull’argomento, magari lo farò in seguito, perché è mia intenzione raccontare invece chi sono i “baNbini di Palermo”, di cui ho anticipato qualcosa parlandovi della serata con l’app antizanzare.

Ma che gli fate a questi “banbini”?!? Li dopate?

Urlano, tirano alimenti, strepitano, succhiano l’ultima patatina sul piatto e poi corrono, si rincorrono, ti avvicinano e con occhi interrogativi ti domandano qualcosa.

“Ma chi vuliti ri mia!?!”

No! Per favore! Evitate di toccarmi subito dopo aver lavato le vostre mani sul parfait di mandorle!

“Camurria!” Ma i vostri genitori che ve lo prendono a fare il semifreddo che poi diventa  più liquido della diarrea di un neonato!

La giacca, lasciate stare la giacca!!! Sì, quella appesa alla spalliera.

Cazzo! Giusto questa sera che ho deciso di mettere la giacca! Maledetti!

Una “ciampata” di cioccolata indelebile sulla manica. Uno, due, tre, quattro, cinque dita. Minchia! Tutte si contano. Ma chi camurria chi su!

Ecco. Non ci sono altri modi per raccontare i “banbini di Palermo”. Indisciplinati, maleducati, in molti casi invadenti. Praticamente ad immagine e somiglianza dei genitori che li accompagnano.

Stavo pensando persino di mettere su una bottega per stampare e vendere adesivi con su scritto: “Uomo ca si siddia. Tenere lontano dalla gittata dei banbini”.

Specialmente lontano dalla mia giacca!

Per favore, anzi, mi rivolgo a voi che sei gli unici in grado di ascoltare le mie parole: “fatici nzignare a rucazione ai banbini”.

Aiutate i vostri amici e parenti che non ce la fanno, che disconoscono il piacere di un figlio educato, rispettoso dello spazio altrui.

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